Shooter

Shooter

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Con Shooter, tratto da un romanzo di Stephen Hunter, Antoine Fuqua gira un action patriottardo e fin troppo semplice – e prevedibile – nel suo sviluppo, senza che Mark Wahlberg sappia irrobustirlo con la propria presenza. Era legittimo attendersi di più.

Questi hanno ucciso il mio cane!

Bob Lee Swagger è un uomo amareggiato, che ha lasciato per sempre il suo lavoro nei Marines, dopo aver subito un terribile tradimento. Bob, che si è ritirato a vivere in una remota località di montagna, viene avvicinato dal Colonnello Isaac Johnson, ormai in pensione, il quale gli comunica che il paese ha un disperato bisogno di lui: qualcuno sta organizzando un attentato contro il Presidente degli Stati Uniti e che solo la sua abilità ed esperienza nel campo della balistica, potrebbero riuscire a sventarlo. [sinossi]
Se togli il cane
escluso il cane
tutti gli altri son cattivi…
Rino Gaetano, Escluso il cane

Al termine della visione di un’opera come Shooter si è colti improvvisamente da una strana e quasi impercettibile vertigine di sorpresa, dovuta principalmente a una constatazione: il film di Antoine Fuqua inquadra gli Stati Uniti con gli stessi occhi maligni con cui potrebbe farlo un cineasta spinto da studiato livore propagandistico. Raramente, in un film hollywoodiano, è stato possibile rintracciare le fila di un discorso che proponesse l’istituzione statunitense come un moghul, mastodontico e perverso impero del male.
Insomma, come avrete oramai facilmente intuito, Shooter è un action che vorrebbe permettersi, al di là dello sfoggio di muscoli lucidati, patriottardo senso dell’onore e abusate dinamiche narrative (“qualità” che erano proprie anche del più celebre film di Fuqua, quel Training Day che arrivò addirittura sulle sponde del Lido, ipotizzando deformi percorsi autoriali per il regista, alle prese in seguito anche con il Bruce Willis di Tears from the Sun), anche una riflessione sullo stato della democrazia a stelle e strisce, quella che il governo di Washington vorrebbe “esportare” in mezzo mondo e che non sta vivendo uno stato di salute ottimale, tra insidie interne (la corsa alla Casa Bianca si preannuncia come una delle più agguerrite e velenose di sempre) e disastri fuori casa (l’Iraq e l’Afghanistan, ovviamente, ma non solo). Non a caso la pellicola si apre proprio su uno scenario straniero: il tiratore scelto dei marines Bob Lee Swagger è impegnato, insieme al suo assistente – che gli rivela dati e distanze dei bersagli da colpire – a difendere, mimetizzato su un costone di roccia, il passaggio di un convoglio USA in territorio africano. Qualcosa nell’operazione non va per il verso giusto e i due si trovano senza aiuti in balia del fuoco nemico: Swagger la scampa – riuscendo anche a far precipitare un elicottero – il suo amico no.

Da quest’incipit il film, tratto da un romanzo di Stephen Hunter, premio Pulitzer e critico cinematografico per conto del Washington Post, parte in quarta nel tentativo di portare alla ribalta un thriller complottista, genere che ha toccato in passato vette di assoluto rilievo nel panorama cinematografico statunitense (due titoli su tutti? I tre giorni del condor di Sydney Pollack e Perché un assassino di Alan J. Pakula) ma che ultimamente sembra mostrare la corda senza neanche mettere in evidenza troppa personalità – sempre a proposito di Pollack, il confronto tra il film del 1975 e il recente The Interpreter dovrebbe permettere ben più di una riflessione sullo stato di salute del genere. In questo senso anche Shooter, d’altronde, si propone come paradigma non troppo rassicurante: la trama non propone nulla di nuovo o di particolarmente interessante, a meno di non voler gridare al miracolo per la messa alla berlina di un Sistema che è raccontato senza sfumature, ma spingendo altresì il pedale dell’acceleratore per quanto riguarda la rappresentazione del potere: il personaggio del senatore senza scrupoli interpretato da Ned Beatty, e allo stesso tempo quello del mefistofelico Danny Glover, sono niente di più e niente di meno che due macchiette, presunti intoccabili fin troppo consapevoli del proprio ruolo. Shooter acquista dunque i connotati di un tonitruante spettacolo di fuochi ed esplosioni: il j’accuse contro lo sfruttamento del terzo mondo – già visto nel recente e non certo entusiasmante Blood Diamond; che il senso di colpa si stia facendo davvero insostenibile? – è confusionario e troppo poco articolato per acquistare il senso di apologo morale contro la disgraziata prepotenza dell’occidente. Ma è altrove che l’opera arriva a mostrare definitivamente i suoi nervi scoperti: nella smania di apparire a tutti i costi “contro” regista e sceneggiatore (Jonathan Lemkin, dalla sua gli script di The Devil’s Advocate e Lethal Weapon 4; chi è senza peccato ecc.ecc.) perdono di vista qualsiasi direttiva sociale, trasformando l’eroe senza macchia e senza paura in un restauratore delle antiche virtù. Altro che sollevatore delle coscienze sporche d’America, qui siamo di fronte soltanto a un vendicatore; l’elogio della rivolta solitaria e personale è un elemento talmente reazionario da confondere ulteriormente le acque, trasportando la pellicola dalle parti di un qualunquismo da bar (“non mi piace il presidente… Ma dopotutto non mi piaceva neanche quello prima” afferma a mezza bocca il protagonista).

Considerato nell’ottica del puro prodotto di intrattenimento, Shooter annaspa ulteriormente, tra digressioni meno che essenziali, spalle non proprio azzeccate – il giovane idealista uscito di fresco dall’accademia non lascia molte tracce di sé –, una regia tutt’altro che ispirata. È come se ci trovassimo davanti alla brutta copia dei blockbuster dinamitardi di Michael Bay, il che è tutto dire: la rozzezza dell’impianto narrativo, la scorbutica piattezza elementare della recitazione, la regia che lavora di semplice e puro accumulo. Elementi propri di un modo di pensare il cinema che a Hollywood ha sempre trovato uno spazio fertile, ma che sembra anno dopo anno aver fatto sempre più il proprio tempo. Dispiace, in tutta franchezza, vedere Mark Wahlberg sprecarsi in film di second’ordine; ma alla sua altalena tra prodotti di qualità (Boogie Nights, The Yards, The Departed) e mediocri giocattoloni (The Italian Job, Fear) siamo oramai abituati.

Info
Il trailer originale di Shooter.

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