Baby Love
di Vincent Garenq
A conti fatti Baby Love di Vincent Garenq è una commedia gentile, innocua, non particolarmente ispirata, gestita con sguardo vagamente superficiale e una scrittura a tratti farraginosa.
Pacs chiari, amicizia lunga
Erano la coppia perfetta… Diciamo quasi perfetta. Emmanuel voleva un figlio, ma non Philippe. Un giorno, però, Emmanuel decide di fare il grande passo, a rischio di perdere Philippe. Ma come si fa a fare un bambino se entrambi sono gay? Basta innamorarsi della bella Fina. E farla innamorare…(sinossi)
Si prospetta un palinsesto natalizio piuttosto anomalo quest’anno, per quel che concerne le sale cinematografiche italiane: al di là del solito cinepanettone, del film di Aldo, Giovanni e Giacomo e dell’animazione “per l’infanzia” (diomio) esibita nel deludente Madagascar 2, il resto della truppa non sembra avere le ambizioni per poter concorrere a chissà quale incasso miracoloso. Forse The Duchess (in uscita la settimana prossima), ma non sempre le disavventure imbellettate dell’Inghilterra settecentesca hanno scalfito il cuore – e il portafogli – dello spettatore medio italiano; per il resto film che, per un motivo o per l’altro, probabilmente non avranno modo di dimostrare il loro valore commerciale a lungo. Tra “coloro che son sospesi” inseriamo anche questo Baby Love, commedia francese diretta da Vincent Garenq, regista televisivo di grande esperienza. E proprio una certa piattezza, sia narrativa che estetica, derivata dalla frequentazione con il tubo catodico, è il mal sottile che afflige Baby Love: la storia di Emmanuel, omosessuale quarantenne che arriva a separarsi dal suo compagno storico pur di raggiungere l’obbiettivo di riuscire ad avere un figlio, con tanto di matrimonio etero e incomprensioni a iosa, viene trascinata dal cineasta transalpino in maniera esageratamente lineare (va bene tutto, ma il ritmo, già di per sé non particolarmente elevato, non subisce mai scossoni), senza che la prammatica cinematografica venga mai realmente attaccata. In una grammatica di regia sostanzialmente ovvia, si innestano una serie di vicende (troppe), che a volte colpiscono il bersaglio, ma molto spesso restano a mezz’aria per poi dissolversi come bolle di sapone. La spinta alla base dell’intero progetto, l’idea che sorregge l’impalcatura allestita da Garenq, viene affrontata con l’intenzione, di per sé ammirevole, di eliminare dalla pellicola tutti quei fastidiosi cliché che solitamente accompagnano la messa in scena dei gay nel cinema contemporaneo. Ma se è vero che Emmanuel e Philippe sono tutto tranne che effeminati, se è vero che in Baby Love non assistiamo al fastidioso carnevale di colori, turbe psicologiche e travestimenti ai quali siamo stati (male) abituati, è anche impossibile non notare come sia l’universo eterosessuale a cadere nel medesimo inghippo: un personaggio come quello di Cathy, l’amica storicamente single di Emmanuel, crolla miseramente proprio quando si inizia a far trapelare l’idea che il nostro protagonista, in realtà, non disdegni neanche il gentil sesso. E che dire della madre di Emmanuel? Un personaggio abbozzato, creato a uso e consumo di una scena – quella in cui il gay con aspirazioni paterne informa i familiari della scelta di sposarsi con la clandestina Fina – che non raggiunge neanche il suo reale scopo comico.
Forse la verità è che Garenq, preoccupato di doversi destreggiare con una materia in fin dei conti ancora oggi rischiosa – all’anima del progresso dei tempi –, ha voluto evitare di sporgere la testa troppo fuori dalla finestra: la scelta di non mostrare mai la coppia gay in particolari effusioni da un lato può essere presa come una dichiarazione di normalità (in pratica, “non c’è nulla da vedere, gente”), ma dall’altro rischia fortemente di vanificare il senso ultimo della pellicola. Perché se è vero che, per Garenq e per il suo film, gli omosessuali sono persone come tutte le altre (e non a caso il titolo originale è proprio Comme les autres), sarebbe stato più giusto mostrarci una coppia con le stesse modalità che si userebbero solitamente in una storia d’amore tra un uomo e una donna. E non si tratta di mera pudicizia, perché altrimenti come spiegare la scena di sesso tra Lambert Wilson – bravo ma eccessivamente monocorde – e la bella e brava Pilar López De Ayala? Insomma, a conti fatti Baby Love è una commedia gentile, innocua, non particolarmente ispirata, gestita con sguardo vagamente superficiale e una scrittura a tratti farraginosa. Nulla di inguardabile, per carità, ma se avete voglia di confrontarvi con la commedia francese contemporanea il nostro consiglio è quello di recuperare in sala – sempre che non siano già stati tolti – Stella e Racconto di Natale. Provare per credere.
Info
Il trailer di Baby Love.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: Comme les autres
- Paese/Anno: Francia | 2008
- Regia: Vincent Garenq
- Sceneggiatura: Vincent Garenq
- Fotografia: Jean Claude Larrieu
- Montaggio: Dorian Rigal-Ansous
- Interpreti: Andrée Damant, Anne Brochet, Florence Darel, Lambert Wilson, Marc Duret, Pascal Elbé, Pilar López de Ayala
- Colonna sonora: Laurent Levasque, Loïc Dury, Robert Burke
- Produzione: Canal, CinéCinéma, France 3 Cinéma, Mars Films, Nord-Ouest Productions
- Distribuzione: Archibald Enterprise Film
- Durata: 90'
- Data di uscita: 19/12/2008

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