Segreti di famiglia

Segreti di famiglia

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Con Segreti di famiglia Francis Ford Coppola affronta una complessa saga familiare con lo stile visionario che lo contraddistingue.

Una nuova saga familiare targata Coppola

L’ingenuo diciassettenne Bennie si reca a Buenos Aires per cercare il fratello maggiore che è scomparso da più di dieci anni. Il giovane proviene da una famiglia di emigranti italoargentini e il padre del giovane, Carlo, è un acclamato direttore d’orchestra. A causa del lavoro di Carlo, i genitori di Bennie si sono trasferiti a New York da tempo. Quando Bennie rintraccia il fratello, il melanconico poeta Tetro, scopre che l’uomo è molto diverso da come si aspettava ma decide ugualmente di vivere con lui e con la sua fidanzata Miranda… [sinossi]

Youth Without Youth è sembrato fin da subito, a buon diritto, una sorta di summa del cinema di Coppola, un condensato definitivo di Dracula, Peggy Sue si è sposata, Jack e altri. Segreti di famiglia (Tetro, in originale), semplicemente, raccoglie tutto quello che rimane; Rumble Fish in testa, ma anche la trilogia de Il padrino. La visita di Benjamin al fratello Angelo, transfuga a Buenos Aires anni prima per dissidi con il troppo famoso padre musicista (e con la morte della madre sulla coscienza) innesca un sistema di complicazioni familiari incrociate tali da far impallidire i tre padrini messi insieme. Coppola, ormai, non ha nessuna paura del delirio e si inerpica in un labirinto narrativo assolutamente incurante di qualunque ipotesi di equilibrio. Un labirinto in cui è comunque impossibile perdersi, perché il filo d’Arianna è quello (come nei due film “fratelli” Rumble Fish e Outsiders) dell’impatto emozionale delle immagini, che non viene mai meno e che sembra costantemente bloccare tutto nello splendore sfacciato di ogni singola inquadratura. Senza nulla togliere al montaggio del (grande) Walter Murch, è soprattutto questione dell’incredibile bianco e nero che il film sfoggia. È questione, soprattutto, di luce. C’è una cosa, infatti, che tiene insieme il film più della dimensione sacra della famiglia (centrale in tutto Coppola): è la luce. Angelo che in un teatrino off fa le illuminazioni di una ridicola versione en travesti di Faust, e che insulta pubblicamente l’autore maneggiando i riflettori e urlando “Il linguaggio è morto” è uno dei tanti pori da cui fuoriesce la straordinaria, generosissima e irresistibile sincerità di Coppola. “In questo momento è la luce, la mia verità”: così dice Angelo e così fa Coppola, impegnato in un duello “edipico” tra la luce e la scrittura.

Segreti di famiglia è la battaglia infinita tra la luce e la scrittura, che stridono eloquentemente, e che si scoprono tanto più vicini quanto più fanno a botte. Proprio come, nel film, i personaggi si ritrovano, costantemente, tanto più aggrappati gli uni agli altri quanto incapaci di risolvere e nemmeno dirimere i nodi che li stringono, che sono la paternità e la fraternità. Le quali non smettono mai di sovrapporsi l’una sull’altra, come non smettono mai di sovrapporsi l’una sull’altra la scrittura e l’immagine. Non a caso Benjamin nel suo cammino a ritroso (ricorda qualcosa? Sì: l’ultimo Fincher già dialogante con Youth Without Youth aleggia qui con impressionante costanza) per ricostruire il “buco nero” degli anni di vita del fratello, si affida non solo al racconto della sua fidanzata/madre/infermiera, ma anche alla decifrazione dei suoi scritti, scritti all’inverso, grazie a uno specchio. E gli specchi abbondano dappertutto, a ribadire che l’immagine si ficca nel tessuto della scrittura, e combatte con lei, così come i fratelli (immagini speculari) e i padri (come sempre, freudianamente, la scrittura è questione di paternità), si avvinghiano e confondono con amore e odio. Con rivalità, soprattutto. Segreti di famiglia è una saga familiare compressa in una medesima, onnipresente ossessione per il successo e per il fallimento, l’uno e l’altro animanti di volta in volta tutti i personaggi, la loro brama di arte e la loro brama di amore. In questo confuso e sublime zampillare di idee visive, già di per sé incarnazione del grande tema coppoliano della genialità individuale che trova inevitabilmente solo nel fallimento il suo più grande trionfo, più importante ancora che venire a capo del dramma famigliare è imparare (come avviene nel finale con la massima chiarezza) a non aver paura della luce. Per questo Coppola ci invita a non capire la trama, e a lasciarci andare al tessuto emozional-luminoso, che scioglie assieme visionarietà frastornante e affettuosa monumentalità.

Info
Il sito degli Zoetrope Virtual Studios, casa di produzione di Segreti di famiglia: zoetrope.com
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