Le nevi del Kilimangiaro

Le nevi del Kilimangiaro

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Figlio di uno spirito combattivo e mai troppo incline alla disperazione che riporta alla mente alcuni dei migliori istanti visivi della cinematografia di Ken Loach, Le nevi del Kilimangiaro è un film carico di speranza, impegnato in una battaglia che non è ancora, a detta del regista francese, persa.

Hic Sunt Leones

Nonostante sia stato appena licenziato, Michel è felice accanto alla sua Marie-Claire – alla quale è legato da trent’anni – e ai loro figli, nipoti ed amici più cari. Un giorno, due uomini armati e mascherati, fanno irruzione nella loro casa e dopo averli picchiati e legati, li derubano. In seguito, quando Michel e sua moglie scoprono che l’aggressione è stata organizzata da Christophe, un suo ex-compagno di lavoro, un operaio che era stato licenziato insieme a lui, ne sono sconvolti, poi capiscono che l’uomo è stato costretto a rapinare per necessità, perchè vive da solo con i due fratellini, e provvede in modo impeccabile alla loro istruzione e alla loro salute, visto che la loro madre li ha abbandonati per rifarsi una vita altrove e non hanno mai conosciuto il loro padre. A quel punto Michel e Marie-Claure decidono di occuparsi dei due fratelli di Christophe in attesa che l’uomo esca dal carcere… [sinossi]

Diciassettesimo lungometraggio diretto da Robert Guédiguian in trent’anni di carriera, Le nevi del Kilimangiaro (Les neiges du Kilimandjaro) – presentato nella sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes all’interno della ricca selezione di Un certain regard – regala agli addetti ai lavori e agli spettatori della Croisette un regista che sembrava essersi oramai definitivamente arenato. Era infatti dai tempi del pur incompiuto La Ville est tranquille (2001) che il cinquantottenne cineasta transalpino non portava a termine un’opera in grado di destare un vero e proprio interesse: i vari Marie-Jo e i suoi due amori (2002), l’ambizioso Le passeggiate al Campo di Marte (2005), Le Voyage en Arménie (2006), Lady Jane (2008) e L’Armée du crime (2009) si erano susseguiti gli uni dopo gli altri, ponendo le basi per le coordinate di un vero e proprio fallimento artistico. Non è certo un caso che, per imbastire la stratificata realtà sociale de Le nevi del Kilimangiaro, Guédiguian abbia deciso di ripartire dal luogo che conosce meglio: Marsiglia, sua città natale, è l’epicentro culturale e politico nel quale si agitano i protagonisti di questo dramma proletario, genere via via sempre più dimenticato dal cinema europeo.

Marsiglia dunque, città portuale e operaia: e proprio un operaio portuale è Michel, sindacalista che decide (al momento di scremare la forza lavoro del porto) di inserire il suo nome insieme a quello di altri diciannove sfortunati. Un gesto politico forte, degno di una persona consapevole del proprio ruolo e della società in cui vive: eppure non abbastanza degno di considerazione per un suo giovane compagno che, a sua volta licenziato, decide di derubare Michel e la moglie dei soldi ricevuti in regalo alla festa del loro anniversario di nozze e messi da parte per affrontare una vacanza in Tanzania, premio e svago dopo decenni di duro e incessante lavoro (Marie-Claire, sua moglie, lavora come donna delle pulizie e di compagnia per alcune anziane sole in casa). Questa aggressione risveglia il codice civile e morale della coppia: la stabilità, lavorativa e affettiva, li aveva anno dopo anno addormentati, imborghesendoli al punto di desiderare un safari senza riuscire ad accorgersi che le vere bestie selvagge, pronte ad azzannare per la fame, si aggirano oramai intorno a noi, fanno parte del nostro quotidiano. Acuta riflessione politica sulla realtà della crisi capitalistica della contemporaneità, il bel lungometraggio di Guédiguian è una sincera e appassionata incursione in un mondo verso il quale il cinema non ha mai spostato troppo lo sguardo. Senza evitare alcune lungaggini nel racconto, e disperdendo di quando in quando la forza della propria invettiva per l’amore nutrito nei confronti dei personaggi che mette in scena, Guédiguian riesce comunque a portare a termine un film essenziale e doloroso, divertente e carico di una speranza e di un ottimismo perfino ottusi se confrontati alla miserabile realtà che sembra accerchiarci.

I cantori di questo dramma corale socialista che prende spunto da Les pauvres gens di Victor Hugo sono proletari, magari arricchitisi nel corso del tempo ma ancora in grado, una volta scoperto il velo della loro cecità, di recuperare la coscienza politica: perché, come insegna un poster che campeggia nella sala comune del sindacato portuale, tout passe par la lutte.  Figlio di uno spirito combattivo e mai troppo incline alla disperazione che riporta alla mente alcuni dei migliori istanti visivi della cinematografia di Ken Loach (Riff-Raff, Piovono pietre), Le nevi del Kilimangiaro è un film carico di speranza, impegnato in una battaglia che non è ancora, a detta del regista francese, persa.
Ben assortito il cast, con una menzione speciale per la coppia protagonista (Jean-Pierre Darroussin e Ariane Ascaride) e per il rapinatore senza lavoro, un convincente Grégoire Leprince-Ringuet.

Info
Il trailer italiano de Le nevi del Kilimangiaro.
Il trailer originale de Le nevi del Kilimangiaro.
La scheda de Le nevi del Kilimangiaro sul sito del Festival di Cannes.
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