Radio West

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Ci piace pensare che Radio West sia un tentativo coraggioso di realizzare qualcosa di diverso dal solito cinema ombelicale prodotto tra le quattro mura nostrane. Lo pensavamo nel 2004, quando l’esordiente Alessandro Valori ne firmava la regia, lo pensiamo ancora oggi che la pellicola ritrova la via della distribuzione nel mercato home video a otto anni di distanza dalla prima apparizione con 01 Distribution, grazie alla Hobby&Work, che le concede una seconda vita in Dvd nella collana Cinema Criminale, disponibile a partire dal 17 luglio 2012 in tutte le edicole.

Tre soldati italiani partono volontari nella KFOR per il Kosovo, appena finita la guerra. Arrivati in un Paese dove si è combattuta una guerra fratricida, cercheranno di affrontare piccoli e grandi problemi. Durante una missione, rischieranno la vita per aiutare una ragazza… [sinossi]

Dunque, l’occasione di vedere o riscoprire Radio West è duplice: da una parte, la possibilità di riallacciarsi al filone bellico, che in Italia ha prodotto nei decenni precedenti grandi capolavori per poi perdere gradualmente linfa vitale; dall’altra, quella di poter ricordare Pietro Taricone, scomparso in seguito a un grave incidente avvenuto il 29 giugno 2010, che qui muoveva i primi passi sul grande schermo nel terzetto protagonista al fianco di Pier Giorgio Bellocchio e dell’altro esordiente Massimo Bosi. L’opera prima di Valori ci porta, infatti, al seguito di tre soldati italiani che con motivazioni diverse hanno deciso di indossare la divisa e poi di partire volontari per il Kosovo, dove si trovano, nello svolgimento del loro dovere quotidiano, a confronto con la sofferenza e il dolore di una guerra fratricida di cui, da occidentali, non riescono ad afferrarne il senso. In una guerra non-guerra, in una missione di Peace-Keeping, devono affrontare esperienze limite e prendere decisioni che trasformano radicalmente il loro modo di essere e di agire. A causa di un imprevisto durante una missione di routine, nell’arco di un giorno e di una notte, i tre soldati si vedranno completamente coinvolti e costretti a lottare per la propria sopravvivenza, nel tentativo di aiutare una giovane donna in fuga di cui non sanno nulla.

Sinossi alla mano è facile intuire una commistione ben riuscita tra combat movie e survivor movie, anomalo nella produzione made in Italy dei primi vagiti del nuovo millennio, in particolare in quella delle opere prime. Va quindi riconosciuto al regista il merito di essersi misurato con un mix di generi così complessi e rischiosi dal punto di vista della messa in scena e della credibilità. La possibilità di rientrare in contatto con Radio West, tenendo comunque presenti alcune pecche riscontrate all’epoca della sua prima apparizione sul grande schermo sul versante della scrittura a fronte di una messa in quadro degna di nota, permette comunque una rilettura analitica aggiornata che mette in evidenza, sotto una nuova luce, alcuni particolari che nel 2004 erano sicuramente sfuggiti agli addetti ai lavori. In primis va segnalata la scelta in epoca non sospetta di realizzarlo interamente in digitale, con tecnologie che adesso sembrano preistoria ma che allora erano in via di sperimentazione. Se oggi girare un film in digitale è consuetudine, il fatto di essersi incollati la responsabilità di farlo otto anni fa, con tutti i rischi che ciò comportava in termini di qualità, non è un dato trascurabili. La videocamera di Valori diventa epilettica, sporca quanto basta per portare lo spettatore nel vivo dell’azione e delle azioni, al fianco dei personaggi a catturare ogni gesto, parola e sguardo, in modo da traslare sullo schermo la guerra che si stava consumando dentro e fuori ciascuno di loro. Si tratta di uno sguardo più intimo, partecipe e umano sulle cause e gli effetti di un conflitto, meno colossale e dinamitardo rispetto alla messa in scena che siamo soliti vedere nel filone bellico. Ciò va considerato un valore aggiunto e non una mancanza. Il tutto è possibile riviverlo anche attraverso un comparto extra davvero interessante, che trascina lo spettatore di turno al centro dell’esperienza filmica e della sua genesi creativa. La galleria di contenuti gioca sul fattore qualità piuttosto che sulla quantità. Si parte con il trailer per passare poi a una schermata dedicata alla colonna sonora, nella quale è possibile scorrere e ascoltare sette brani originali firmati da Giorgio Baldi. Ma è dal backstage e dalla clip intitolata Diario di un viaggio che giungono le informazioni più preziose. Nel primo video la voce di Valori ci conduce per mano sul set, alla scoperta del dietro le quinte della difficile lavorazione che lo ha visto coinvolto. Nell’arco di nove intensi minuti, il regista ci parla dello stile e del suo lavoro dietro la videocamera, del rapporto con alcuni suoi collaboratori, della scelta dei membri del cast, della costruzione e dello sviluppo dei personaggi, con un occhio di riguardo agli imprevisti e alle relative risoluzioni che hanno animato le riprese. Nel secondo contributo, invece, è il co-sceneggiatore Francesco Colangelo a raccontarci in prima persona il viaggio nel Kosovo compiuto nel giugno 2000 insieme a Bellocchio e Valori per raccogliere appunti e suggestioni che lo avrebbe aiutato in seguito nella stesura dello script di Radio West.

Info
Il trailer di Radio West.
La scheda di Radio West sul sito di Digital Desk.

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