Tutti contro tutti

Tutti contro tutti

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Oltre a un ritmo scoppiettante e a una sequela pressoché ininterrotta di gag riuscite, Tutti contro tutti possiede l’enorme pregio di mettere in scena l’Italia attuale senza fare ricorso ad alcuna edulcorazione.

Pianerottolo, dolce pianerottolo

Quello era un giorno di festa, la prima comunione del figlio Lorenzo, con tutta l’agitazione che accompagna un giorno così, in un modesto appartamento di periferia. Il vestito buono, il rinfresco per festeggiare con i parenti un grande avvenimento. Chi avrebbe mai potuto pensare che tutti allegri dopo la cerimonia, Agostino, sua moglie Anna, il caustico Nonno Rocco, i due figli Erica e Lorenzo accompagnati da tutta la famiglia del cognato, Sergio, Romana e i loro figli Rossana e Luca, arrivati sul pianerottolo, avrebbero trovato la porta chiusa, la serratura cambiata e degli sconosciuti dentro la propria abitazione. Gli avevano rubato casa, pratica diffusa nei palazzoni popolari delle nostre città. Inizia cosi una guerra epocale e tragicomica tra poveri, o forse sarebbe meglio dire tra nuovi poveri, per la riconquista di un diritto inalienabile, il diritto a una casa… [sinossi]
Aho, mica te semo venuti a vende er Folletto!
Stefano Altieri/Nonno Rocco

Al di là delle critiche spesso troppo poco lusinghiere ricevute dalle sue prime due opere come regista (Nessuno mi può giudicare e Viva l’Italia), è indubbio che si incorrerebbe in un errore a dir poco madornale riducendo una figura come quella di Massimiliano Bruno a “semplice” nome nuovo della commedia italiana. Oltre alle sue incursioni dietro la macchina da presa Bruno dapprima si è mosso attorno al faro-Fausto Brizzi, per poi progressivamente staccarvisi alla ricerca di una propria dimensione espressiva: una poetica della miseria e dei derelitti che piuttosto che strizzare l’occhio a Neri Parenti – come in maniera sempre più evidente sta facendo il cinema di Brizzi – sposta lo sguardo verso il Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, senza dimenticare mai una cornice nazional-popolare che gli permetta di penetrare lo strato di diffidenza dello spettatore italiano nei confronti della produzione cinematografica della penisola. L’indole di Bruno si è stavolta messa al servizio dell’amico di lungo corso Rolando Ravello, altro attore intenzionato a immergersi nel ruolo di cineasta.

Tutti contro tutti è un progetto vecchio di circa sette anni, elaborato da Ravello e Bruno partendo dalla tragica storia, realmente accaduta, di Agostino, un amico di Ravello al quale era stata occupata la casa da sconosciuti. Da lì è partita una prima stesura, trasformatasi in monologo teatrale prima di poter diventare finalmente un film. E Ravello ha dimostrato innanzitutto una lungimiranza non comune nel trasformare un monologo teatrale in una commedia corale che sfonda in continuazione la finzione della parete traducendo in immagini una realtà vivida, sofferta e ridicola allo stesso tempo. La famiglia di Agostino, dalla moglie Anna al cognato Sergio passando per il nonno Rocco, prende corpo sullo schermo con una naturalezza invidiabile, nonostante la sceneggiatura si muova con una certa destrezza sul labile confine che divide il realismo dall’esasperazione parossistica dello stesso. Ne viene fuori una sorta di fiaba drogata, quasi psicotica nella sua dimensione quasi kafkiana, con tre generazioni di parenti costrette a dormire a terra, sul pianerottolo davanti alla porta d’ingresso di una casa che gli è stata sottratta, ma che a dire il vero non era mai legalmente appartenuta a loro.

Oltre a un ritmo scoppiettante e a una sequela pressoché ininterrotta di gag riuscite, Tutti contro tutti possiede l’enorme pregio di mettere in scena l’Italia attuale senza fare ricorso ad alcuna edulcorazione: metafora di un paese che sta attraversando una crisi assai più grave e profonda di quella strettamente economica, la paradossale vicenda di Agostino e della sua famiglia costringe lo spettatore italiano – probabilmente convinto di trovarsi di fronte all’ennesima storiella sulle disavventure familiari – a confrontarsi con il mondo che lo circonda, e dal quale cerca in continuazione di fuggire. Tra squallidi e laidi boss di quartiere, piccoli soprusi scolastici, razzismi preconcetti che prendono corpo in maniera indiscriminata tra tutti i nuclei etnici del condominio (italiani, rumeni, arabi, bengalesi, cinesi ecc.), raid contro i campi rom messi in atto perché “questi pensano di poter venire qua a fare i padroni”, Tutti contro tutti ha la capacità di raccontare l’Italia di oggi, le sue miserie politiche e culturali, senza dimenticare il suo scopo primario, vale a dire quello di intrattenere lo spettatore.

Anche quando Ravello si concede virate drammatiche in grado di puntare su temi decisamente coraggiosi per una commedia (l’invettiva contro il potere Vaticano, tanto per dirne una) non si ha mai l’impressione di trovarsi a maneggiare nulla in più dell’indispensabile. Merito di una sceneggiatura scritta in punta di penna, dominata da dialoghi che sanno mescolare dolcezza, crudeltà e trivialità in parti uguali, e di un cast in ottima forma, a partire proprio da Ravello per continuare con Kasia Smutniak, Marco Giallini, Stefano Altieri, Hedy Krissane, per non contare le fulminanti apparizioni straordinarie di Ivano De Matteo, Paolo Sassanelli e Massimiliano Bruno. Una nota a parte la meritano i giovani esordienti Raffaele Iorio e Agnese Ghinassi, che rifuggono da qualsiasi concessione al birignao e concedono un’interpretazione davvero sorprendente. In un periodo di stanca per la commedia tricolore, Tutti contro tutti dimostra come si possa ancora raccontare una storia senza dover temere il confronto con la realtà, ma piuttosto interpretandola e trasfigurandola. Una lezione che dovrebbero imparare molti colleghi di Ravello…

Info
Il trailer ufficiale di Tutti contro tutti.
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