Long Weekend

Long Weekend

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Giunto al suo quarto film, il regista thailandese Taweewat Wantha con Long Weekend mette in scena una storia di possessione demoniaca che solo apparentemente sposa i topoi del genere, scegliendo piuttosto di virare ben presto il suo racconto verso un persistente stato onirico. Alla quindicesima edizione del Far East.

Rimetti a posto la candela

Un gruppo di compagni di università decide di passare un fine settimana su un’isola sperduta nel mezzo della giungla. I cinque amici (tre ragazze e due ragazzi) partono lasciando all’oscuro di tutto Thongsook, un loro compagno di studi che fin dai tempi delle elementari ha stabilito un legame particolare con Pam, una delle ragazze. Thongsook, venuto a conoscenza della vacanza in modo fortuito, decide comunque di raggiungere gli amici, che lo prendono in giro per la sua paura dei fantasmi e degli spiriti maligni. Ma la vacanza sta per trasformarsi in un incubo… [sinossi]

Dopo circa tre anni di crisi del settore, il 2012 e i primi mesi del 2013 hanno visto tornare di moda il cinema dell’orrore dalle parti di Bangkok, con ben otto produzioni di genere lanciate in pasto agli spettatori locali. Un segnale importante, che riporta l’attenzione degli addetti ai lavori su una delle realtà più interessanti degli ultimi quindici anni: da quando Nonzee Nimibutr, coadiuvato in fase di sceneggiatura dall’allora sconosciuto Wisit Sasanatieng, decise di sfidare il pubblico della Thailandia mettendo in scena in Nang nak una delle più note leggende popolari della regione, l’horror ha infatti contraddistinto una delle cinematografie più vive e sperimentali dell’intero sud-est asiatico. Titoli come The Screen at Kamchanod di Songsak Mongkolthong, 13 Beloved di Chookiat Sakweerakul, Sick Nurses di Piraphan Laoyont e Thodsapol Siriwiwat, il dittico a episodi 4BIA/Phobia 2, Art of the Devil 2 del Ronin Team, Shutter di Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom, la saga di Buppah Rahtree di Yuthlert Sippapak, Secret Sunday di Saranyu Jiralaksanakul, eleggono di fatto la Thailandia a patria del nuovo horror, tra le poche realtà in grado di tracciare traiettorie originali per quanto non dimentiche delle radici del genere.

Dimostrando una volta di più la propria innata capacità a cogliere al meglio le suggestioni del momento storico, la quindicesima edizione del Far East Film Festival non ha perso l’occasione di portare sullo schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine alcuni degli otto film horror citati dianzi. In attesa di posare gli occhi sull’esperimento a più mani 9-9-81, è impossibile non ritenersi soddisfatti per i primi due film proiettati, vale a dire Countdown di Nattawut Poonpiriya e Long Weekend di Taweewat Wantha. Se Countdown segna l’esordio alla regia per un talentuoso giovane cineasta che, a meno di clamorose smentite, marchierà il cinema thailandese nel corso dei prossimi anni, Long Weekend rappresenta il ritorno sulle scene di uno dei più sfortunati registi dell’ex-Siam.
Taweewat Wantha, nonostante abbia esordito quasi dieci anni fa ponendo la firma in calce al sorprendente SARS Wars, sorta di strano ibrido tra action e horror che denotava una personalità autoriale sorprendente e a tratti geniale, non è mai riuscito a sfondare sul mercato interno, neanche negli anni di maggior successo al botteghino per gli exploitation movie. Anche per via di questo scarso feeling tra lui e il pubblico thai, Wantha ha diretto fino a oggi pochi film, solo quattro a partire dal 2004 (una media piuttosto scarsa per una cinematografia avvezza all’iperproduttività). L’impressione è che Long Weekend possa in qualche modo invertire la tendenza e trascinare Wantha per la prima volta sotto i riflettori: ad agevolarlo in questa sfida è anche il sottogenere scelto, quello delle storie di possessione demoniaca e di spettri che da sempre attrae il pubblico di Bangkok.

Da principio Long Weekend sembra voler svolgere il proprio compito con fin troppa linearità e attenzione alla prassi, riciclando senza particolare inventiva tutti i topoi narrativi del genere: il gruppo di amici che decide di passare un fine settimana insieme in una località sperduta nel nulla, il passato denso di ombre di uno dei protagonisti, il ricordo evocato di una strage avvenuta sulla medesima isola anni prima durante l’invocazione di un demone divoratore, e via discorrendo. Perfino le dinamiche tra i ragazzi, con amori inespressi e rivalità maschili, rientrano alla perfezione nei codici dell’horror.
Ma Wantha non ha in realtà alcuna intenzione di seguire la norma, e inizia a disseminare fin dall’incipit una serie di false piste e deviazioni dalla linearità del percorso: presa come ghost story in sé e per sé forse Long Weekend potrà sembrare a tratti dozzinale, ma il cineasta thailandese ha l’intelligenza per capire che l’unico modo per annichilire lo spettatore è quello di giocare insistentemente con lui come farebbe un gatto con un topolino.

Il pubblico di Long Weekend viene in continuazione catturato e rilasciato dallo sguardo di Wantha, che inizia a bombardarlo da metà film in poi con una serie pressoché infinita di apparizioni ectoplasmatiche, possessioni demoniache, incubi, allucinazioni e sogni. In uno stato onirico persistente e straniante, Long Weekend confonde in maniera irreversibile e incontrollabile la realtà con l’allucinazione, abbandonando con sadica crudeltà i suoi personaggi nel buio della notte, senza alcuna certezza a cui appigliarsi. Senza farsi cogliere dal demone dell’ambizione fine a se stessa – quello sì di fronte al quale è impossibile trovare vie di scampo – Wantha si diverte a giocare ripetutamente la carta dell’ironia, citando senza vergogna alcuna atmosfere raimiane, facendo leva anche sulla proverbiale ottusità dei protagonisti delle pellicole horror: “Io sarò anche un fantasma, ma voi siete degli illusi”, sentenzia sorridente lo strambo Thongsook (o il demone che si è impossessato del suo corpo) ai suoi amici, poco prima che sull’isola si scateni l’inferno.
Anche gli spettatori rischiano di rimanere inebetiti, imbrigliati senza scampo nell’arzigogolato spazio-tempo del film, costruito con cura dallo sceneggiatore Eakasit Thairaat (dalla cui penna hanno preso corpo anche 13 Beloved e Body di Paween Purijitpanya). Dopotutto l’unica cosa certa da dover tenere in mente è l’ammonimento del monaco buddhista: non lasciate mai che si spenga la candela…

Info
Il trailer di Long Weekend su Youtube
La scheda di Long Weekend sul sito del Far East.
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