Tracks – attraverso il deserto

Tracks – attraverso il deserto

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Il regista de Il velo dipinto John Curran porta in concorso a Venezia 70 Tracks, l’epopea avventurosa di una giovane esploratrice realmente esistita.

Nel suo straordinario viaggio in solitaria da Alice Springs a Uluru e fino all’Oceano indiano, Robyn ha percorso a piedi 2.700 chilometri di deserto australiano – un ambiente spettacolare ma spietato – accompagnata solo dal suo cane Diggity e da quattro cammelli. Rick Smolan, giovane e carismatico fotografo del New Yorker e del National Geographic, l’ha seguita in alcune delle tappe del viaggio per raccontare la leggendaria traversata di uno dei più impervi deserti del mondo… [sinossi]

Non è facile comprendere cosa spinga l’uomo a testare i propri limiti, mettendosi alla prova in situazioni rischiose e folli. Eppure non c’è niente di più affascinante che osservare, magari comodamente assisi su una poltrona cinematografica, personaggi borderline mettere a rischio la propria vita per inseguire un sogno la cui futilità può costituire in fondo un’ulteriore, seducente attrattiva. Siamo però molto distanti dal cinema di Werner Herzog, che su questi temi ha edificato la sua maestosa filmografia, in Tracks di John Curran, presentato in concorso al Festival di Venezia. Protagonista è qui Mia Wasikowska, nei panni di Robyn Davidson, insolita figura di esploratrice, realmente esistita, che all’inizio degli anni ’70 attraversò il deserto australiano per raggiungere l’Oceano Indiano in compagnia del suo cane e di quattro cammelli. Mossa dal puro piacere del viaggio e alla ricerca di silenzio in una società sempre più massificata, Robyn dopo un duro addestramento al fianco di allevatori di cammelli, riesce a trovare il supporto economico del National Geografic, che le impone però la presenza saltuaria in alcune tappe del viaggio del fotografo Rick Smolan (Adam Driver), inizialmente un elemento di disturbo per la nostra eroina, poi di supporto affettivo. Meno calligrafico del melò coloniale Il velo dipinto – uno dei flop che hanno contribuito all’eclissarsi della carriera di Edward Norton – il nuovo film di Curran non aggiunge però molto alla storia vera del suo personaggio principale, configurandosi come una sorta di Into the Wild al femminile ancorato però ad uno stile classico, elegante, a tratti epico, ma senza personalità. Fin troppo facile è infatti la scelta di intervallare il lento pellegrinaggio pedonale della protagonista con i flashback atti a scandagliare i traumi familiari del suo passato, tra i quali svettano il suicidio della madre e la morte del suo amato cane. Posticcia appare inoltre anche la liaison amorosa con il fotografo di cui sopra, scarsamente motivata e dunque di fatto strumentale, utile solo ad aggiungere un po’ di pepe e tensione emotiva alla storia. Di fatto poi gli incontri e le situazioni affrontate dalla ragazza non contribuiscono a una sua crescita personale, né paiono in alcun modo legate all’emergere insistente del suo doloroso passato.

Tutto è molto orizzontale, in questa struttura paratattica che lavora per accumulo, affiancando varie situazioni in virtù del mero movimento vettoriale previsto e tracciato sulla mappa. Va da sé dunque che la conclusione del percorso risulti come un punto d’arrivo e niente più. Eppure si prova un’indubbia fascinazione di fronte a questa epopea avventurosa così vistosamente fine a se stessa, che avvince forse semplicemente per via di quel piacere proibito che si prova a osservare qualcosa che nella vita non si farebbe mai e la cui gratuità finisce per generare un’immediata prossimità al personaggio che per conto nostro si fa carico dell’impresa. Emerge poi fin da subito in Tracks un chiaro rimprovero all’imbastardimento del concetto di viaggio, difficile da ritrovare nella sua purezza già negli anni ’70 del turismo di massa, figuriamoci oggi con la diffusione su vasta scala di smart phone, social network e GPS. A tratti il film di Curran ricorda in questo Il cavaliere elettrico di Sydney Pollack; anche lì un cowboy spersonalizzato da una realtà reificante fuggiva inspiegabilmente nella natura selvaggia con il proprio cavallo, perché forse solo lui, come i cammelli di Robyn Davydson, è l’unico ancora in grado di assaporare il vero gusto della libertà.

NOTE
Il sito della See-Saw Films, casa di produzione di Tracks.
Il trailer ufficiale di Tracks.
La scheda di Tracks sul sito della Bim.
La scheda di Tracks sul sito della Mostra di Venezia.
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