Le streghe son tornate

Le streghe son tornate

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Con Le streghe son tornate Álex de la Iglesia torna a guardare dalla parte dell’horror con una commedia sfrenata, tra action e stregoneria. Fuori Concorso al Festival di Roma 2013 e finalmente anche in sala.

Tremate, tremate…

Tony e José sono gli unici a sfuggire alla cattura al termine di una rapina nel centro di Madrid, nella quale Tony ha coinvolto anche il figlioletto Sergio. Dopo aver sequestrato un taxi, con un cliente già a bordo, l’improvvisata compagnia si dirige verso il confine con la Francia, nel cuore dei Paesi Baschi. Qui hanno la sventura di passare per il piccolo borgo di Zugarramurdi, patria medioevale della stregoneria. Ma le fattucchiere non sono solo materia da libri di storia, a quanto pare… [sinossi]

Serve forse un’opera come Las brujas de Zugarramurdi (questo il titolo originale, tradotto in italiano con Le streghe son tornate), ospitata nel ricco fuori concorso dell’ottava edizione del Festival del Film di Roma e finalmente in sala con un anno e mezzo di ritardo, per comprendere appieno l’importanza rivestita nel corso degli ultimi venti anni dal cinema di Álex de la Iglesia. Proprio di fronte a una creatura che mette così orgogliosamente in risalto la propria natura di divertissement è possibile cogliere lo spirito sanamente anarcoide, distante dalla prammatica produttiva europea, che da sempre rappresenta uno dei tratti caratteristici del cineasta spagnolo. Le streghe son tornate non è un film horror, per quanto non si risparmi nulla per quel che concerne la messa in scena del soprannaturale (amputazioni, trasformazioni mostruose, travalicamento delle più basilari leggi della gravità, pozioni magiche nel cui intruglio si trovano sangue di rospo e di serpente, e via discorrendo), ma è piuttosto un’avventura picaresca dalle timbriche oscure.
Questa descrizione non può dunque che far tornare in mente gli sguaiati e splendenti esordi di Acción mutante ed El día de la bestia, quando la critica azzardava anche paragoni – del tutto inappropriati, ma non per ragioni squisitamente artistiche – con il cinema di Pedro Almodóvar: il “genere” nella mani di de la Iglesia diventa materia informe, plasmabile a piacimento, in perenne evoluzione. Dalla fantascienza post-apocalittica all’horror demoniaco, dalla commedia nera al thriller fino alle ambizioni storiche di Balada triste de trompeta, de la Iglesia ha attraversato le diverse potenzialità del genere come una meteora impazzita, accompagnando con regolarità alle sue creature un sogghigno beffardo, sardonico e crudele, arma con cui mandare all’aria le chete paludi dell’abitudine.

In tal senso l’incipt di Le streghe son tornate appare quanto mai eloquente: un gruppo di rapinatori, mascherati con le fogge più improbabili (un Cristo con tanto di croce, la miniatura di un soldatino, Spongebob, Minnie) mette in pratica una rapina a mano armata a un banco dei pegni nel cuore di Madrid. Da questo evento criminale e buffonesco allo stesso tempo prende il via una corsa sfrenata che proseguirà per l’ora e tre quarti successiva: la commedia, unico elemento costante della messa in scena, si tinteggia dapprima di noir/poliziesco, quindi di road-movie, quindi ancora di horror e, dulcis in fundo, rom-com. Ne viene fuori un’opera inclassificabile, capace di cogliere quasi sempre con precisione il bersaglio della risata: una comicità che si muove su tre livelli distinti, fisico, verbale e parodico. Prendendo spunto dalla cittadina di Zugarramurdi, avamposto basco a pochi chilometri dal confine pirenaico con la Francia che fu nel medioevo epicentro della stregoneria e della lotta del paganesimo e dello spiritismo contro l’Inquisizione clericale, de la Iglesia mette in piedi uno sbilenco apologo in cui la misoginia e misandria rappresentano due facce della stessa medaglia, entrambe sbeffeggiate come forma di potere effimero e puerile.

Ma sarebbe probabilmente sciocco cercare di rintracciare messaggi nascosti nelle pieghe di un racconto sanamente popolare, che porta alla mente altre produzioni spagnoli contemporanee (Lobos de Arga di Juan Martínez Moreno, per esempio) e mostra una volta di più la vitalità onnivora e cinefaga di un cineasta troppo spesso incompreso o sottostimato. In un racconto che vive di perpetui – e spesso esilaranti – colpi di scena, si incastonano le interpretazioni di un cast stellare, di cui fanno parte tra gli altri Hugo Silva, Mario Casas, Carmen Maura, Santiago Segura, Enrique Villén, Carlos Areces, Secun de la Rosa, Macarena Gómez e Carolina Bang.
Durante la proiezione è inevitabile, e forse oramai scontato, ripensare all’asfittica situazione produttiva italiana, cui servirebbe con ogni probabilità un atto di stregoneria per tornare ai fasti di alcuni decenni or sono. Ma questa è una storia vecchia, e ha già pronto un apposito tribunale dell’inquisizione.

Info
Le streghe son tornate, il trailer.
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