Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill

Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill

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Ma maman est en Amérique cerca costantemente un linguaggio comprensibile e diretto per illustrare i rapporti interpersonali, concentrandosi con chiarezza e sincerità sulle dinamiche tra alunni e maestre, tra genitori e figli, tra bambini più grandi e più piccoli…

Le cartoline che non ti ho scritto

Molte cose son cambiate per Jean da quando la scuola è iniziata. Deve imparare a comportarsi da grande. Questo significa soprattutto venire a patti col fatto che sua madre non torna dal suo viaggio in Africa e America, iniziato quando è nato il fratellino Paul. L’unica cosa che ha di lei sono le cartoline che gli ha mandato e che la sua migliore amica Michèle gli legge di nascosto. Anche la scuola presenta delle sfide e Jean deve provare a se stesso di essere più forte dei ragazzini che gli rendono difficile farsi degli amici. Ma fortunatamente il bambino ha una fervida immaginazione che usa per esplorare con audacia i paesaggi delle cartoline… [sinossi]

Tra le pieghe del corposo programma del Festival di Roma 2013, nella sezione Alice nella città, schiacciato dal peso commerciale e dall’ingombrante mole mediatica dei deludenti Planes di Klay Hall e Metegol di Juan José Campanella, ha fatto capolino il minuto e minimalista Ma maman est en Amérique, elle a rencontré Buffalo Bill, lungometraggio franco-lussemburghese ad altezza di bambino. Tratto dal graphic novel di Jean Régnaud e Emile Bravo e diretto da Marc Boreal e Thibaut Chatel, il film cerca con estremo garbo di mettere in scena la difficile elaborazione di un lutto e le barriere comunicative tra genitori e figli.

L’animazione di Ma maman est en Amérique è basilare, essenziale, stilizzata, di poche e incerte linee. I fondali, tratteggiati da sparuti colori, non oltrepassano di molto il monocromatismo. Il character design, con le sue linee chiare e tondeggianti, gli occhi fatti di puntini neri, bene si adatta allo spirito del racconto e a un pubblico di giovanissimi spettatori. A mancare, semmai, è qualche slancio grafico, qualche intuizione estetica, come faceva ad esempio il più compiuto Anina di Alfredo Soderguit, coproduzione uruguagio-colombiana passata alla Berlinale 2013, o il gioiellino Une vie de chat di Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli, altro titolo dalla Berlinale, datato 2011. La stessa regia di Marc Boreal e Thibaut Chatel si adagia un po’ troppo sul target fanciullesco, anche quando i voli di fantasia del piccolo Jean offrirebbero possibili variazioni creative – è una scorciatoia troppo facile il passaggio al formato panoramico.

Ma maman est en Amérique cerca costantemente un linguaggio comprensibile e diretto per illustrare i rapporti interpersonali, concentrandosi con chiarezza e sincerità sulle dinamiche tra alunni e maestre, tra genitori e figli, tra bambini più grandi e più piccoli, scoprendo le debolezze di un padre troppo impegnato e troppo solo. La pellicola di Boreal e Chatel, nonostante alcuni evidenti limiti, non cade nella trappola dell’imperante animazione commerciale, guardando sagacemente alla tradizione produttiva francofona. Un film orgogliosamente per bambini, un esordio interessante.

Note
1. Nella filmografia di Borel spiccano, tra piccolo e grande schermo, le collaborazioni per Tin Tin, Babar e Asterix e la grande guerra, mentre da regista ha diretto alcuni episodi delle serie Kong, Mot e The NeverEnding Story. Chatel ha scritto e diretto le serie Chris Colorado e Kangoo ed è tra i fondatori della Label Anim, casa di produzione di Ma maman est en Amérique.
Info
Ma maman est en Amérique su facebook.
Ma maman est en Amérique al Future Film Festival 2014.
Il trailer di Ma maman est en Amérique.
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