Sapore di te

Sapore di te

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Con Sapore di te i fratelli Vanzina tornano alle atmosfere e ai timbri umorali di Sapore di mare. Una commedia corale agrodolce e nostalgica, che racconta amori, amicizie e passioni estive.

Anni ’80

I protagonisti di questa storia sono tanti. Ci sono Luca e Chicco, due compagni d’università che si innamorano della stessa ragazza. C’è Anna, che sta per laurearsi e incontra Armando, uno Steve McQueen di provincia che gli rapisce il cuore. C’è la famiglia Proietti e il ministro De Marco, un socialista napoletano travolto dalla passione per la sentimentale e ingenua Daniela, una giovane soubrette televisiva. I loro destini si incroceranno durante due estati a Forte dei Marmi… [sinossi]

“Il tempo è dei giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale. Ti tuffi nell’acqua e mi lasci a guardare, e rimango da solo nella sabbia e nel sol…”. In questo celeberrimo passaggio di Sapore di sale, hit tra le più fortunate della carriera cantautoriale di Gino Paoli, è racchiuso il senso di Sapore di mare, il film che trentuno anni fa consacrò i fratelli Vanzina come gli ultimi e principali cantori di una commedia sanamente popolare, volontariamente distante da qualsivoglia speculazione autoriale – nel senso classico del termine, ça va sans dire, perché lo stile del cinema dei due fratelli capitolini è perfettamente riconoscibile – e piuttosto disinteressata a riflettere sull’oggi in maniera troppo evidente e palese. Sapore di mare, che nel pieno dell’esplosione del fenomeno yuppie andava a ricercare le fragili timidezze e le goffaggini amorose della generazione pre-sessantottina, segnava un punto di non ritorno all’interno delle dinamiche produttive nostrane, scavando nell’immaginario degli anni Ottanta molto più in profondità di quanto si sia pensato – e scritto – all’epoca. Nell’arco di un lustro o poco più Carlo ed Enrico Vanzina marchiarono a fuoco il racconto popolare del “decennio di plastica”, sia con le regie in proprio che nei soggetti e nelle sceneggiature portate a termine per altri: titoli come Arrivano i gatti, I fichissimi, Sapore di mare, Vacanze di Natale, Un ragazzo e una ragazza e Vacanze in America (tutti prodotti tra il 1980 e il 1985), spesso citati solo di sfuggita quando non propriamente ignorati, rappresentano una delle realtà più significative per cercare di comprendere la direzione che prese il cinema italiano dopo la crisi avvertita sul finire degli anni Settanta. La commedia all’italiana trova due cantori che relegano il cinismo e il grottesco in secondo piano per favorire un sentimentalismo ai limiti del favolistico, quasi completamente staccato dalle miserie della vita quotidiana. Un universo a suo modo magico e distante, riconoscibile ma irrealizzabile, sogno di celluloide che non riesce però a evitare una vena malinconica.

Anche per questo il ritorno dei Vanzina al microcosmo di Sapore di mare, con Sapore di te, deve essere accolto con notevole interesse: in trent’anni costellati da una cinquantina di film, la vena dei Vanzina aveva finito inevitabilmente con l’inaridirsi, sfilacciandosi stancamente a forza di cinepanettoni, cinecolombe, cinecocomeri e chi più ne ha più ne metta. Di quando in quando ancora in grado di rinverdire la loro galleria umana composta di personaggi sempre sul punto di cedere ai propri vizi (spesso per lo più innocui) ma carichi di una sincerità spiazzante, i Vanzina sceglievano con troppa regolarità la via più facile. Sapore di te non è certo un film esente da difetti, con alcuni attori fuori ritmo e determinate situazioni fin troppo abusate, ma vi si avverte all’interno la voglia di tornare al racconto corale su un’innocenza perduta – in tal senso lungimirante la scelta delle estati 1984 e 1985, apogeo di un breve lasso di tempo in cui l’oramai affievolita spinta contestataria si trasformò in un collettivo sentimento di onnipotenza e spensierata certezza nella “vittoria”. La madeleine proustiana è ancora una volta rappresentata dalla spiaggia, mondo a se stante in cui i bollori e le passioni di un gruppo di ragazzi trovano esaltanti conferme e dolenti smentite: pur non ambendo ad alcun ritratto generazionale, Sapore di te è il racconto di un mondo perduto, istante effimero ma destinato a rimanere impresso nella memoria. Al di là delle critiche che è possibile muovere a uno script per certi versi prevedibile o al mancato approfondimento psicologico dei personaggi – nessuno dei quali, tuttavia, cade nell’errore di essere tagliato con l’accetta, eccezion fatta per l’Anna interpretata da Martina Stella – Sapore di te è un’operazione produttiva non priva di fascino, anche per la sua aria démodé, fuori dai ritmi, dai quadri e dalle prospettive delle giovani generazioni. Un film di sentimento, atto d’amore dei Vanzina verso il loro cinema e i gli attori feticcio che ne hanno segnato la storia (si veda il modo in cui sono scritti e messi in scena i personaggi interpretati da Maurizio Mattioli e Nancy Brilli). Un film forse fuori tempo massimo rispetto alla tonitruante velocità dell’oggi, ma che proprio per questo viene naturale difendere dalle critiche e dagli sberleffi preventivi.

Note
Il sito ufficiale di Sapore di te.
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