Settimana della Critica 2014 – Presentazione
Sette film in concorso (più due fuori concorso) per spaziare dalla Cina alla Serbia, dal Vietnam alla Palestina, dalla Germania all’Iran. È il resoconto della presentazione della Settimana della Critica 2014, svoltasi come da tradizione a Roma.
Quale sarà l’immagine in grado di sintetizzare la ventinovesima edizione della Settimana della Critica, sezione parallela e indipendente ai lavori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia? Nello spulciare il programma, presentato a Roma come da tradizione prima di quello delle Giornate degli Autori e della selezione ufficiale (lo svelamento di questi ultimi si avrà rispettivamente domani e giovedì), la mente vaga per i territori più difformi e disparati, saltando da drammi cinesi tinti di giallo a ritratti di danzatrici ultranovantenni, da ossessioni (magnifiche?) e possessioni vietnamite a ragazzi selvaggi dispersi tra le montagne bosniache, passando per sogni infantili di Roland Garros, aristocrazie vetuste in nazioni martoriate e accenni di teutonici onirismi musicali. Difficile, e ovviamente ingiusto e ingiustificabile, trovare legacci in grado di avvincere un’opera all’altra, ma ancora digiuni di vere immagini – se non quelle, immobili, fornite dall’ufficio stampa e inserite anche in calce a questo articolo – viene naturale creare un montaggio ideale, un percorso fluido, un movimento immaginario.
Una necessità suggerita anche, forse, dalla rituale compattezza di un programma che ogni anno si articola seguendo le medesime modalità: sette titoli in concorso, altri due fuori competizione (nel caso specifico l’iraniano Melbourne di Nima Javidi e il nostrano Arance e martello, esordio alla regia di quel Diego Bianchi più noto con il nom de plume “Zoro”), tutti rigorosamente diretti da registi alla prima incursione dietro la macchina da presa.
Per quanto vi siano delle curiose novità rispetto al passato, a partire dalla presenza per la prima volta di un’opera documentaria nella selezione, Dancing with Maria di Ivan Gergolet (prodotto dalla Transmedia di Igor Prinčič, l’anno scorso alla SIC con Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oleotto), è possibile notare un consolidamento di alcune aree geografiche che sembrano attrarre, più di altre – per caso o per azzardo che sia – l’attenzione del comitato di selezione guidato da Francesco Di Pace e composto da Nicola Falcinella, Giuseppe Gariazzo, Anna Maria Pasetti e Luca Pellegrini. Un discorso sicuramente valido per la Cina, che con Binguan/The Coffin in the Mountain di Xin Yukun torna in concorso a un anno di distanza dall’eccellente irruzione al Lido di Trap Street di Vivian Qu, ma anche per l’area balcanica, presente in questa edizione con Ničije dete/No One’s Child del serbo Vuk Ršumović. Eterni ritorni che segnalano, al di là di ogni possibile speculazione, i fremiti di creatività di nazioni troppo spesso dimenticate nel sempre più sterile gioco della distribuzione cinematografica: in tal senso viene spontaneo esultare per la pur tardiva apparizione nelle sale italiane dell’ottimo Class Enemy di Rok Biček, tra i film più illuminanti della scorsa edizione della Mostra – non solo per quel che concerne la SIC – che troverà un posto al sole a settembre grazie al sempre lodevole lavoro della Tucker Film.
Tra le molte conferme della Settimana Internazionale della Critica, una novità riguarda da vicino proprio Quinlan, che esordirà a sua volta come media partner della sezione, cercando attraverso la lettura critica delle opere selezionate di tracciare un percorso sicuramente provvisorio e non privo di falle, ma che sia in grado di rintracciare l’urgenza di uno sguardo che sia “nuovo” e “contemporaneo” allo stesso tempo, e nel quale si fondano passato e futuro senza soluzione di continuità. Una sfida che accogliamo volentieri, e che assomiglia a ben vedere all’agone nel quale si sono (in)volontariamente lanciati anche i nove registi che quest’anno si daranno battaglia sugli schermi del Lido. A tal proposito lascia più di un dubbio la scelta, da parte della Mostra, di spostare le proiezioni della SIC dalla Sala Darsena, dove avevano trovato ospitalità negli ultimi anni, alla Sala Perla e alla Sala Perla 2: per una sezione che da sempre non opera alcuna distinzione d’ingresso in base al valore dell’accredito, e che ha abituato il pubblico a file non indifferenti per garantirsi l’accesso alle proiezioni, un cambio di questo tipo potrebbe comportare non pochi disagi.
In attesa di capire quanto una tale preoccupazione risponda a verità, la mente torna a immaginare storie, immagini e pulsioni cinematografiche sui canovacci e le sinossi rintracciabili nella cartella stampa della Settimana della Critica 2014. Un’operazione forse oziosa, ma dalla quale è dolcissimo farsi cullare.