The Council of Birds

The Council of Birds

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The Council of Birds, presentato in anteprima alla Settimana della Critica, è un viaggio atmosferico e onirico nel suono, nella potenza della natura, nella psiche umana e nelle sue infinite ramificazioni. Timm Kröger firma uno degli esordi più convincenti degli ultimi anni.

Il bosco nella mente

1929. Il maestro di musica Paul Leinert riceve una lettera inaspettata dal suo vecchio amico Otto Schiffmann, un giovane compositore di talento che ha lasciato Berlino in seguito ad un matrimonio fallito. La lettera è un invito a far visita ad Otto nella sua casa nel bosco e a scoprire il suo nuovo lavoro, una sinfonia a lungo attesa. Paul porterà con sé la moglie Anna e il collega Willi, ma una volta arrivati alla casa, Otto risulta scomparso. Mentre i tre ne vanno alla ricerca, Paul nota qualcosa di strano nel canto degli uccelli… [sinossi]

Si avverte un fremito sottilmente debitore di Lynch in Zerrumpelt Herz/The Council of Birds, rifrazione di luci tenebrose e abbaglianti allo stesso tempo, vaga eco di rintocchi, borborigmi, detonazioni metalliche eppur naturali. Come nella black lodge di Twin Peaks anche nel bosco di The Council of Birds “the birds sing a pretty song, and there’s always music in the air”, e ci si perde in maniera ineluttabile, impossibilitati a trovare una pur minima via d’uscita all’incubo (sogno?) dal quale si è stati risucchiati.
L’opera d’esordio del tedesco Timm Kröger, presentata in anteprima al Lido di Venezia all’interno dei lavori della Settimana della Critica, è una di quelle rare epifanie visive che di quando in quando le prime incursioni dietro la macchina da presa possono concedere allo spettatore: ogni immagine di cui si compone The Council of Birds è stratificata, carica di un senso debordante, rigorosa eppure perennemente in grado di mettersi in dubbio, di non abbandonare con facilità il mistero nel quale è stata creata.

Basterebbe analizzare i modi e i tempi con cui Kröger mette in scena la storia che sta portando sullo schermo per comprendere fino a che punto il significato intimo del film si stia muovendo in tutt’altra direzione rispetto alla prassi, sfociando ben presto in una vera e propria teoria dello sguardo, del suono, dell’immagine. Film atmosferico prima ancora che di narrazione, The Council of Birds non concentra realmente l’occhio sull’attesa dello scomparso Otto Schiffman da parte dell’amico Paul, della di lui consorte Anna e del collega Willi, ma piuttosto sulla scomparsa dell’essere umano nel fitto intrico della natura, sovrana incontrastata di fronte alla quale la mente non può che lasciarsi sedurre, spiazzare, ammaliare e corrompere fin nelle profondità più sconosciute.
Ambientato nel 1929, quando la Repubblica di Weimar è oramai entrata (anche se in maniera ancora inconsapevole) nel pieno della crisi di identità che di lì a una manciata di anni porterà all’avvento del nazismo e alla dissoluzione di qualsiasi parvenza di democrazia. A Berlino, città/nazione più volte evocata nel corso del film, il 3 ottobre del 1929 morirà infatti Gustav Stresemann, l’uomo dei grandi accordi, il firmatario del Patto di Locarno e il fautore dell’ingresso della Germania nella Società delle Nazioni ideata da Woodrow Wilson: la morte di Stresemann sarà il segnale ultimo di decadenza del sogno di una Germania democratica, dai valori socialdemocratici.

Nei silenzi di The Council of Birds, nella progressiva follia dell’intellettuale (solo il più terraceo Willi e la “non colta” Anna possono prendere le distanze dal bosco, perché non colgono i segnali che la natura lancia loro), nella dispersione dell’uomo nella natura, si nasconde un valore storico, politico e morale che sarebbe ignominioso non sottolineare. Per donare un senso compiuto alla sua sinfonia, Kröger edifica un apparato di immagini annichilente, portentoso, contemplativo ma mai pedissequo, mai prono di fronte alle potenzialità del visionario. La natura, immota protagonista ancor più degli sbandati esseri umani che vi ciondolano all’interno, vagheggiando sprazzi di filosofia e brandelli di cultura più o meno popolare, è padrona assoluta dello spazio scenico, tanto da irrompere nel fuori campo anche quando i personaggi sono rinchiusi nell’angusta casa nel bosco in cui si è rifugiato il geniale Schiffman, alla ricerca dell’ispirazione per la sua nuova partitura musicale.
L’atto umano non ha più però alcun senso, la creazione è nulla di fronte allo strapotere di ciò che già c’era e che permarrà anche dopo la fine dell’effimera vita di Otto, Paul, Anna o Willi. A dominare è il suono, immateriale e inafferrabile (e creato da campionando rumori ambientali presi dai film di Carl Theodor Dreyer), il canto degli uccelli, e l’isola, non-luogo sperduto e misterioso.

All’interno di una selezione accurata e interessante come quella proposta quest’anno dalla Settimana Internazionale della Critica, The Council of Birds è il film destinato a spaginare, a mescolare le carte, a prendere lo spettatore per trascinarlo via, in luoghi dove non c’è più nulla di umano. Come la spiaggia su cui gioca, canticchiando il motivetto da cui tutto (o nulla) è partito, il bambino di Anna, l’uomo del futuro. Forse.

INFO
Il sito ufficiale di The Council of Birds.
Il trailer di The Council of Birds.
The Council of Birds sul sito della Settimana della Critica.
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