Maze Runner – Il labirinto

Maze Runner – Il labirinto

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Primo capitolo di un’ennesima saga per adolescenti, Maze Runner si accoda ai vari The Host, Divergent e Hunger Games, puntando su volti giovani, su una struttura narrativa semplice, su contenuti all’acqua di rose e su un linguaggio pericolosamente affine a quello televisivo.

La fuga di Thomas

Thomas si risveglia in un ascensore che sta salendo lentamente. Non appena la cabina si ferma e le porte si aprono, si ritrova tra un gruppo di ragazzi che lo accolgono nella Radura, un grande spazio aperto circondato da enormi mura di cemento. Thomas non ricorda nulla e non è assolutamente consapevole di dove possa trovarsi né sa da dove viene, non riesce nemmeno a ricordare i propri genitori, il suo passato e persino il suo nome. Thomas e i suoi compagni non sanno come e perché siano arrivati nella Radura, sanno soltanto che ogni mattina le gigantesche porte in cemento delle mura della Radura si aprono e che ogni sera al tramonto si richiudono; sanno anche che ogni trenta giorni arriva un nuovo ragazzo dall’ascensore… [sinossi]

La fantascienza declinata per un pubblico di adolescenti continua a fare discreti danni sul grande schermo, rielaborando e annacquando le suggestioni socio-politiche e distopiche degli anni Settanta. Primo capitolo di un’ennesima saga (trilogia? tetralogia?), Maze Runner di Wes Ball si accoda ai vari The Host, Divergent e, ça va sans dire, Hunger Games, puntando su volti giovani, su una struttura narrativa semplice, su contenuti all’acqua di rose e su un linguaggio pericolosamente affine a quello televisivo. Più che al primo capitolo di una saga, sembra infatti di trovarsi di fronte a un pilot per il piccolo schermo. Insomma, una puntata introduttiva un po’ troppo lunga, eccessivamente gonfiata e conclusa con un cliffhanger fiacco e a suo modo disturbante. A pilot e cliffhanger basta aggiungere la temibile categoria young adult e il gioco è fatto: un frullato insipido di Lost e Il signore delle mosche, con una dilatazione narrativa ingiustificabile, se non su un piano squisitamente commerciale.

Tratto dal romanzo Il labirinto (2009) di James Dashner [1], Maze Runner parte da uno spunto seducente (la Radura, il Labirinto), coprendo le falle della componente sociologica e distopica con iniezioni di sequenze action, tenendo fede al termine runner. Si corre parecchio, tutto sembra avanzare a rotta di collo, comprese le dinamiche interpersonali e i rapporti di forza all’interno del gruppo – verosimiglianza e psicologia dei personaggi sembrano aspetti decisamente secondari, quantomeno in subordine alle geometrie del labirinto, al design delle sentinelle, al look dei giovani attori e a qualsiasi cosa possa venire in mente. Una sorta di Fuga di Logan spogliata di qualsiasi contestualizzazione o riflessione socio-politica.

Torna ancora una volta il gioco dei ruoli e delle appartenenze (Harry Potter prima ancora di Hunger Games), l’oppressione degli adulti, si intravvede un intreccio amoroso. Maze Runner è una ricetta che abbiamo assaggiato troppe volte, è un piatto standardizzato, privo di passione o ispirazione. Un prodotto costruito a tavolino – e questo andrebbe anche bene – che si accontenta di qualche esile idea e si nasconde dietro al giochino delle rivelazioni passo dopo passo, dei flashback nebulosi, delle verità da allocchi. L’indisponente schematismo televisivo di Maze Runner finisce per sovrastare qualsiasi (piccolo) merito. Ci resta giusto la curiosità per le scelte future del giovane Will Poulter, volto non banale.

Note
1. Al primo romanzo si sono poi aggiunti La fuga (2010), La rivelazione (2011) e il prequel The Kill Order (2012).
Info
Il trailer di Maze Runner.
Maze Runner su facebook.
Il sito ufficiale di Maze Runner.
Maze Runner su instagram.
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