The Host

The Host

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Andrew Niccol ricicla stancamente in The Host il design asettico delle sue opere precedenti, limitandosi a mettere in scena candidi costumi, automobili argentate e architetture dalle linee essenziali.

Il triangolo no, non l’avevo considerato

La Terra è stata colonizzata dalle Anime, una razza aliena che ha sfrattato gli umani dai loro corpi tramutandoli in dimore per viandanti interplanetari. Le Anime hanno trasformato il pianeta in un mondo pulito, sicuro e pacifico, ma a un costo incalcolabile: gran parte della razza umana è stata annientata. Alcuni, come Melanie, una giovane e forte donna, sono sopravvissuti in clandestinità, costantemente in lotta contro il pericolo di essere catturati e annientati. Fatta prigioniera da un Cercatore il cui lavoro è quello di procacciare corpi umani per le nuove Anime in arrivo, Melanie cerca di uccidersi. Sopravvive miracolosamente e un’Anima chiamata Wanderer viene chirurgicamente impiantata nel suo corpo. Quando la Cercatrice spinge Wanderer a estrarre dalla memoria di Melanie informazioni su altri umani ribelli, la sua coscienza si oppone strenuamente… [sinossi]

Sarebbe troppo facile e soprattutto meno doloroso scaricare tutte le colpe sulla scrittrice Stephenie Meyer, autrice della saga adolescenziale Twilight e del romanzo The Host, primo tomo di un’annunciata trilogia [1]. Pur lontani anni luce dall’immaginario sdolcinato e patinato della romanziera statunitense, dobbiamo comunque riconoscere le potenzialità di un racconto fantascientifico che intreccia storielle d’amore e alieni dalle buone intenzioni, in una sorta di declinazione romantica e in tono decisamente minore de I figli di Medusa di Theodore Sturgeon [2].

Sul virtuale banco degli imputati dobbiamo infatti far salire il talentuoso Andrew Niccol, peraltro autore della sceneggiatura. Un’aggravante non da poco. Il cineasta neozelandese, assurto a fama internazionale grazie alla raffinata sci-fi di Gattaca – La porta dell’universo e allo script di The Truman Show [3], ricicla stancamente in The Host il design asettico delle sue opere precedenti, limitandosi a mettere in scena candidi costumi, automobili e moto argentate e architetture dalle linee essenziali. Insomma, all’operazione commerciale cartacea, che ripropone le medesime geometrie amorose in un contesto non fantasy ma fantascientifico, si somma lo scialbo slancio creativo di Niccol, alle prese con un prodotto alimentare.
The Host finisce per essere preda di una voce narrante invasiva, di bisticci interiori alla lunga insopportabili e di una serie di baci dati e non dati che forse avrebbero tagliato anche nella serie televisiva transalpina Premiers Baisers. I tiramolla sentimentali prendono così il sopravvento sull’intreccio, peraltro a tratti improbabile, sulle possibili riflessioni sull’atipica invasione aliena, sulla natura stessa dell’uomo e di questi strani ospiti luminescenti. Di fantascientifico resta il pretesto.

Non giova a questa operazione meramente commerciale la scelta del cast. Archiviate le scialbe interpretazioni dei due baldi giovani Max Irons (Cappuccetto rosso sangue, Dorian Gray) e Jake Abel (Sono il numero quattro, Amabili resti) e data per scontata la presenza scenica di William Hurt con barba, cappello e fucile, spendiamo due parole per Saoirse Ronan: bella ed elegante, ma totalmente fuori posto. Paradossalmente, sarebbe stato meglio riciclare per l’ennesima volta la tanto vituperata Kristen Stewart, evidentemente più a suo agio con gli intrecci da fotoromanzo. Pienamente apprezzata in Amabili resti ed Espiazione, ma anche in pellicole minori come Ember – Il mistero della città di luce o in ruoli secondari come in The Way Back, la Ronan merita palcoscenici più impegnativi: How I Live Now (2013) di Kevin Macdonald e The Grand Budapest Hotel (2014) di Wes Anderson sembrano cascare a fagiolo.

Note
1.
Già noti i titoli del secondo e terzo volume, The Soul e The Seeker.
2. Nel romanzo di Sturgeon, datato 1958, una spora extraterrestre assimilava interi pianeti, connettendo tra loro gli ignari abitanti. Un’invasione pacifica che migliorava sensibilmente le capacità intellettive dei popoli colonizzati.
3. Vale la pena ricordare anche Lord of War e In Time.
Info
La pagina facebook di The Host.
Il sito ufficiale di The Host.
Il teaser trailer italiano di The Host.
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