Guida tascabile per la felicità

Guida tascabile per la felicità

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Un’opera prima fresca, semplice e divertente che cavalca l’onda della teen-comedy senza scivolare negli stereotipi del filone: Guida tascabile per la felicità di Rob Meyer. In Alice nella città al Festival di Roma.

I quattro dell’oca estinta

David ha 15 anni, una passione per il birdwatching ereditata dalla mamma e un papà che, rimasto vedovo da poco, ha deciso di risposarsi e scegliere proprio lui come testimone! Quando avvista un esemplare di anatra considerata estinta, David coglie quest’occasione per partire con i suoi amici e ‘la nuova arrivata a scuola’ per documentare la scoperta. Quella che sembra una semplice missione che potrebbe farli diventare famosi, diventa un’avventura ben più grande. Un film poetico e leggero al tempo stesso sul passaggio all’età adulta e sulla possibilità di imparare a essere felici… [sinossi]

Distribuito in Italia da Videa CDE, Guida tascabile per la felicità trova il suo battesimo europeo al nono Festival Internazionale del Film di Roma nel concorso della sezione “Alice nella città”. Dopo la fortunata anteprima all’edizione 2013 del Tribeca Film Festival, seguita da altri importanti riconoscimenti ricevuti in quel di Cleveland e Saint Louis, l’opera prima di Rob Meyer approda sul Vecchio Continente per regalare alle platee di turno una teen-comedy fresca, semplice e divertente, che ha nella scorrevolezza del racconto e nella capacità di dribblare senza particolari difficoltà gli stereotipi del ricco filone al quale appartiene i propri punti di forza.

Meyer porta sullo schermo un piccolo romanzo di formazione, scritto a quattro mani con il sodale Luke Matheny, che si trasforma in un’occasione per parlare di sentimenti, primi amori, rapporti familiari, amicizia ed elaborazione del lutto. Temi universali, questi, che si riversano in uno script che non li banalizza e non li riduce a sterile materia drammaturgica, mettendoli al servizio di un racconto asciutto e ben calibrato, capace di giocare con i cambi di registro e di tono. Plot alla mano, la mente del cinefilo non può non tornare al 1986, anno in cui Rob Reiner firmava il suo Stand By Me, con il quale l’esordiente collega statunitense cerca con il suo film, ma con le debite distanze, punti di intersezione e analogie (con la lente d’ingrandimento si possono rintracciare anche punti in comune con I Goonies). Anche in questo caso, l’architettura narrativa prende forma e sostanza appoggiandosi al più classico dei viaggi fisici e interiori di un gruppo di adolescenti, che si tramuta in un’opportunità importante di crescita e riscoperta. Il tutto sotto lo sguardo di una natura benevola e affascinante. I risultati non sono gli stessi, soprattutto dal punto di vista del disegno dei personaggi e della presa empatica del racconto sul fruitore, ma quello che viene offerto dalla pellicola è comunque un buon prodotto per famiglie, in grado di regalare spunti di riflessione, una bella dose di sorrisi e anche qualche momento di sincera (non costruita) commozione.

Registicamente, Meyer accompagna la scrittura con uno stile asciutto e mai invasivo, privo di trovate visive rilevanti ma non per questo didascalico o accademico, attento più che altro a valorizzare la pregevole performance dell’intero cast che vede giovani leve come Kodi Smit-McPhee (il protagonista di Hugo Cabret) o Alex Wolff rubare la scena a un veterano del calibro di Ben Kingsley. Non catturerà l’occhio, ne sorprenderà per l’originalità della storia, ma Guida tascabile per la felicità resta comunque una piacevole esperienza filmica, ben recitata e ben diretta.

Info
La scheda di Guida tascabile per la felicità sul sito di Alice nella città.
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