Il ragazzo della porta accanto

Il ragazzo della porta accanto

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In questo saldo di fine stagione, Jennifer Lopez interpreta una donna di mezza età sedotta dalla prestanza di un bel giovane: Il ragazzo della porta accanto è un thriller con tiepide ambizioni sexy che riesce a costruire un po’ di tensione solo nella prima parte.

Quella puritana vicino alla palude

Separata ma non ancora divorziata dal marito, Claire è una bella professoressa di mezza età che vive insieme all’impacciato figlio diciassettenne. Il fragile equilibrio familiare e la tentazione di riaccogliere in casa il marito fedifrago vengono sconvolti dall’arrivo, come vicino di casa, del diciannovenne Noah, aitante giovanotto, brillante sotto ogni punto di vista… [sinossi]

Di fronte al tentativo di rilanciare l’immagine di una diva di mezz’età ancora piacente, la Hollywood anni Trenta e Quaranta avrebbe puntato su un noir allusivo ed ellittico dai dialoghi pieni di doppi sensi, quella anni Settanta avrebbe spinto sul lato sexy e trasgressivo della faccenda, quella anni Ottanta – infine – avrebbe virato il tutto verso una dimensione romantica e un po’ decadente. Ebbene, la Hollywood odierna sceglie tutte queste opzioni finendo per non pendere da nessuna parte. È la sommaria conclusione che si può trarre al cospetto di Il ragazzo della porta accanto, che prova a rilanciare l’immagine di Jennifer Lopez, senza riuscire nell’operazione.

Va detto, in realtà, che questo thriller diretto da Rob Cohen – portato ora in sala dalla Universal come saldo di fine stagione – riesce a costruire una discreta tensione nella prima parte, lavorando – se non con spirito certosino quantomeno con una certa efficacia – sulle dinamiche tra i personaggi, soprattutto dal momento in cui entra in scena il giovane Noah, che turba immediatamente con la sua prestanza il personaggio interpretato da Jennifer Lopez, poi si conquista in un sol colpo la fiducia dell’impacciato figlio di lei e lascia sbiadire nello sfondo la pallida figura del pater familias (uomo in carriera, fedifrago pentito). Il nome stesso del giovane – Noé per l’appunto – lascia inizialmente pensare che Cohen – o chi per lui – voglia sottilmente indurci a credere nelle capacità del ragazzo di traghettare la famiglia verso nuovi lidi, di essere in grado di sconvolgere la morale borghese un po’ come – lontanissima eco – il Teorema pasoliniano.

Ben presto però si capisce che Cohen intende volare molto ma molto più basso, che non ha mai pensato neppure per un momento a trasgredire la morale e che, anzi, ci tiene a far rientrare tutto quanto – con precipitazione – nella Norma: l’uomo sposato che ha tradito può essere perdonato (in fin dei conti si trattava della solita segretaria), la donna no, soprattutto se si abbandona ai piaceri della carne con qualcuno più giovane di lei. Tracimano allora da questo reazionario “teorema” una serie di eventi che sfidano sempre più la credulità spettatoriale fino a trasformare il ragazzo in uno psicopatico, quindi in un assassino e, infine, nel più classico e innocuo dei serial killer. Addirittura, nel pirotecnico quanto maldestro finale, Cohen si lascia andare a qualche puntata splatter, che in una situazione siffatta appare una scelta davvero fuori luogo e, persino, trash.

Ebbene, c’erano tante strade a disposizione, ma Cohen ha preferito quella del guazzabuglio. Infatti, anche la via sexy, che pure viene timidamente percorsa in una scena di sesso tra la Lopez e il ragazzo, viene ben presto dimenticata. Perciò non resta niente tra le mani di Il ragazzo della porta accanto, se non un grande senso di confusione e la malinconia di una star cui non può essere concesso un dignitoso Viale del tramonto.

Info
Il trailer di Il ragazzo della porta accanto su Youtube.
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