Gaza Surf Club

Gaza Surf Club

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Presentato al Film Festival Diritti Umani Lugano, Gaza Surf Club offre una visione inedita di un luogo simbolo di un’infinita tragedia come il conflitto israelo-palestinese. E fornisce un ritratto di una nuova generazione della Striscia di Gaza non bellicosa, che semplicemente chiede di poter realizzare i propri sogni.

Preferisco il rumore del mare

Gaza: un lembo di terra con una popolazione di 1,7 milioni di cittadini, racchiuso fra Israele e Egitto e isolato dal mondo esterno. 42 chilometri di costa con un porto che non accoglie più navi. Difficilmente qualcosa entra a Gaza, e ancora meno qualcosa ne esce. Le generazioni più giovani stanno crescendo con poche prospettive e senza lavoro. Ma contro questo sfondo cupo c’è un piccolo movimento. I nostri protagonisti fanno parte della comunità di surfisti “Gaza City”. Negli ultimi decenni circa 40 tavole da surf sono state importate nel paese, con grande sforzo e nonostante severe sanzioni. Sono queste le tavole che danno loro un’opportunità di sperimentare una piccola fetta di libertà. [sinossi]

Per arrivare al mare si deve passare attraverso la città ancora devastata, costellata di scheletri di case e palazzi. Le persone parlano dei morti della guerra facendosi il tè. Bastano pochi tratti ai registi di Gaza Surf Club, Philip Gnadt e Mickey Yamine, documentario presentato al Film Festival Diritti Umani Lugano, per dare un’idea della normale disperazione che regna nella Striscia di Gaza, quella che viene definita la più grande prigione a cielo aperto del mondo, per l’impossibilità di fatto di passaggio dei suoi confini di persone e merci. Ma i registi scelgono di raccontare una storia inedita, quella di ragazzi che hanno fondato un club di surfisti, pronti a cavalcare le onde di un mare impetuoso. Non si focalizzano quindi sui giovani che si indirizzano al martirio negli attacchi suicidi, ma raccontano di una nuova generazione di palestinesi, insofferenti tanto ad Hamas, e Al-Fatah, quanto agli occupanti israeliani. Il mare non può che rappresentare l’unica valvola di sfogo in quel territorio opprimente, cavalcando onde impetuose immaginando di esserne portati via. Il mare rappresenta la libertà.

I registi mettono in luce una cosa molto semplice, l’anelito alla normalità dei giovani palestinesi della Striscia, il loro desiderio di essere come i giovani di tutto il mondo. Quando il protagonista viene intervistato dalla tv americana, racconta con nonchalance, mettendo anche in imbarazzo l’intervistatrice, di come dei bambini siano stati uccisi sulla spiaggia dalle operazioni militari israeliane. Per lui si tratta di routine, ma anche di un semplice modo di agire. Si può andare in spiaggia solo evitando i momenti di pericolo. E il surf diventa anche un simbolo di libertà contro le rigide imposizioni dei precetti islamici. La ragazza che racconta di come sia difficile praticare questo sport indossando il velo islamico, o quella che ha smesso di farlo perché il marito glielo ha proibito. La tradizione non lo permette. Così il surf diventa anche una forma di ribellione contro la cultura dei padri, mentre all’interno del club di surfisti si instaura la perfetta parità di genere.

E il sogno del protagonista si avvera, riuscendo ad andare alle Hawaii. Ancora una volta nessun motivo ideologico verso quello che è uno degli stati degli USA. Si tratta semplicemente della patria del surf, del paradiso per chi pratica questo sport, una meta obbligata. Di cui i registi esibiscono il contrasto con l’equivalente palestinese: spiagge e mare affollati di bagnanti e sportivi. Ma alla fine torneremo sempre a quel cumulo di macerie. I registi si soffermano molto sulle scene spettacolari di surf, usando anche punti di vista singolari per mezzo della GoPro. Non siamo certo ai livelli del grande cinema di surf, da Point Break a Un mercoledì da leoni. Ma possiamo condividere l’ebrezza di quei momenti, nell’esaltazione della fisicità e dell’energia giovanile di ragazzi cui sono state tarpate le ali.

Info
La scheda di Gaza Surf Club sul sito del Festival Diritti Umani di Lugano.
Il trailer di Gaza Surf Club su Youtube.
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