Soldiers. Story from Ferentari
di Ivana Mladenović
Storia d’amore omosessuale divertente e straziante, Soldiers. Story from Ferentari – presentato nel concorso lungometraggi al Trieste Film Festival – vale anche come saggio malinconico sulla ‘vampirizzazione’ delle classi sociali più povere.
Poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto
Ambientato nel ghetto disagiato di Bucarest, Ferentari, cattura l’inaspettato rapporto che sboccia tra Adi, un giovane antropologo che studia la musica pop tradizionale “manele” e il giovane rom Alberto, ex detenuto e senza fissa dimora. Un film che rompe tabù e frontiere attraverso un ritratto d’amore e tenerezza nel duro ambiente delle comunità Rom emarginate, rappresentate di rado al cinema. [sinossi]
Grazie a Soldiers. Story from Ferentari arriva un’altra grande lezione dal cinema rumeno. In effetti, anche se si tratta di una co-produzione tra Romania, Serbia e Belgio e anche se la regista Ivana Mladenović è serba di nascita e si è trasferita a Bucarest solo dal 2010, Soldiers. Story form Ferentari è un film tipicamente rumeno, a partire dall’ambientazione – il quartiere povero e malfamato di Ferentari, alla periferia della capitale -, passando dal romanzo autobiografico da cui è tratto il film, scritto da Adrian Schiop (che è anche autore della sceneggiatura nonché interprete protagonista nel ruolo sostanzialmente di se stesso) e arrivando fino al racconto di una realtà emarginata, quella dei rom, che nel paese – pur essendo molto numerosi – sono ghettizzati e disprezzati dal resto della popolazione.
La storia d’amore omosessuale tra il dottorando Adi – che deve fare una tesi sulla musica “manele”, espressione della sottocultura rom tipica di Ferentari, simile ad altri fenomeni musicali ‘dal basso’ come ad esempio i neomelodici o il gangsta-rap – e il rom sovrappeso ed ex carcerato Alberto, perfetta incarnazione di quella presunta sottocultura, è una storia che riesce ad aprire il cuore per la sincerità e il realismo con cui viene raccontata, per la naturalezza dei due attori nello scambiarsi gesti d’affetto e parole piene di sentimento, ma anche per la complessità dei due caratteri in scena che non viene nascosta, ma anzi sottolineata ogni volta a dovere.
Adi è sostanzialmente timido, introverso, vagamente egoista, incapace di slanci d’amore, ma è anche molto paziente e comprensivo; Alberto è irruento, ozioso, fumantino, ma sa amare con impagabile sincerità. Entrambi si mettono nei guai l’uno per l’altro: Adi finisce per trascurare gli studi e per spendersi tutti i soldi della borsa, Alberto si ritrova rinnegato dai suoi stessi parenti.
E tutto questo viene raccontato da Ivana Mladenović con una messa in scena piana, senza forzati slanci emotivo-simbolici, ma lavorando piuttosto sulla quotidianità di sentimenti e sulla precisione del dettaglio registico, come nella sequenza in cui i due giocano a dama e Alberto rinfaccia ad Adi di non dirgli mai che lo ama.
Ecco che allora Soldiers. Story from Ferentari si trasforma in una grande saggio sulla diversità, sulla scoperta e l’avvicinamento verso l’Altro. Pur essendo entrambi rumeni, i due protagonisti sono infatti lontanissimi: Adi è uno stimato studioso, Alberto un nullafacente che non ha neppure la carta d’identità e il certificato di nascita. E l’antropologia e il cinema si fanno strumento di immersione in un mondo altro – quello di Ferentari, per l’appunto -, dove da un lato si corre il rischio di immedesimarsi troppo con l’alterità (rischiando poi di non essere più riconosciuti dal côté di provenienza) e dall’altro si affronta – consapevolmente o meno – il pericolo di ‘succhiare’ il sangue vitale di un popolo pasolinianamente astorico. È quello che succede sostanzialmente ad Adi, che alla fine si sente costretto a scappare per poter continuare a sopravvivere e a scrivere i suoi libri, per non ritrovarsi nell’inerzia e nell’inedia che sono consustanziali alla vita di Alberto. Così, a distanza di tempo, sentiamo una conversazione telefonica tra i due, ma vediamo – attraverso delle immagini documentaristiche – solo il mesto sopravvivere di Alberto: alloggia in un dormitorio, fa il parcheggiatore abusivo, rimedia qualcosa da mangiare, e così via. Adi non lo vediamo, perché è sicuramente ritornato alla sua vita borghese, al suo osservare da lontano, a quella ‘giusta distanza’ che per un po’ di tempo si era dimenticato di rispettare. E la colpa non è, purtroppo, di nessuno. Soldiers. Story from Ferentari non giudica i suoi personaggi, li ama e poi li lascia al loro destino, sottolineando con malinconia come le ‘magnifiche sorti e progressive’ siano una pia illusione. Si nasce e si muore sempre nel proprio mondo, senza cambiare mai.
Info
La scheda di Soldiers. Story from Ferentari sul sito del Trieste Film Festival.
- Genere: commedia, drammatico, sentimentale
- Titolo originale: Soldatii. Poveste din Ferentari
- Paese/Anno: Belgio, Romania, Serbia | 2017
- Regia: Ivana Mladenović
- Sceneggiatura: Adrian Schiop, Ivana Mladenović
- Fotografia: Luchian Ciobanu
- Montaggio: Cătălin Cristuțiu
- Interpreti: Adrian Schiop, Cezar Grumarescu, Dan Bursuc, Kana Hashimoto, Nicolae Marin, Sorin Cocis, Stefan Iancu, Vasile Pavel
- Produzione: Film House Bas Celik, Frakas Productions, HI Film Productions
- Durata: 119'






Trieste Film Festival 2018
Trieste Film Festival 2018 – Presentazione
The Dead Nation
Intervista a Cristian Mungiu
Chiamami col tuo nome
Intervista a Cristi Puiu
Un padre, una figlia