Mr. Jones

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Mr. Jones, presentato in concorso alla Berlinale 2019, è il biopic, firmato da Agnieszka Holland, sul giornalista gallese Gareth Jones che riuscì a infiltrarsi in Unione Sovietica e a testimoniare gli orrori staliniani e la carestia del 1932-33. Tutto annegato nel piatto calligrafismo tipico della regista.

The Devil and Mr. Jones

1933. Gareth Jones è un ambizioso giovane reporter gallese, noto per aver incontrato Hitler. Ora Jones decide di viaggiare a Mosca dove viene a sapere di una carestia. Riesce ad arrivare clandestinamente in Ucraina, dove testimonia le atrocità di milioni di persone lasciate morire di fame, mentre tutto il grano viene venduto all’estero per finanziare l’industrializzare dell’impero sovietico. Ritornato a Londra, Jones pubblica un articolo rivelando gli orrori a cui ha assistito. Ma viene smentito dai corrispondenti occidentali da Mosca, sotto la pressione del Cremlino, tra cui il Premio Pulitzer Walter Duranty. Jones deve lottare per la verità. Incontra un giovane autore di nome George Orwell, con cui condivide le sue scoperte. Questi ne trarrà ispirazione per il suo grande romanzo allegorico, La fattoria di animali… [sinossi]

Nel 1991 arrivarono in Italia due film di registi inediti per il nostro paese, due opere dal titolo simile per cui era facile confondersi. Si trattava di Europa ed Europa Europa. Due pellicole che già dal titolo celebravano un cinema lontano dal monopolio hollywoodiano e suonavano quasi come un inno al vecchio continente e alla sua unione. Il primo film raccontava una storia del dopoguerra in Germania e si segnalava per alcune originali scelte stilistiche di colore e bianco e nero. Avremmo sentito ancora parlare di quel regista danese, Lars von Trier, che sarebbe divenuto, nel bene e nel male, uno dei più importanti e controversi protagonisti del panorama cinematografico. Il secondo film, dal titolo raddoppiato del primo, era di impianto tradizionale, di buona fattura, che raccontava una storia toccante di ebrei clandestini sotto il Terzo Reich. La parabola della regista del film, la polacca Agnieszka Holland, sarebbe stata un po’ diversa. Sempre alla ricerca di soggetti esemplari, storici, artistici, ma senza mai uscire dalla semplice buona confezione, e non a caso approdata anche alla serialità televisiva americana.
Non fa eccezione questo ultimo film che racconta la storia del reporter gallese Gareth Jones che riuscì a infiltrarsi nell’Unione Sovietica staliniana denunciandone per primo le nefandezze, raccontando l’atrocità della carestia in Ucraina del 1932-33, l’evento passato alla storia come holodomor. E per questo venendo smentito e umiliato in un clima generale di esaltazione dei progressi sovietici e nel momento in cui anche gli Stati Uniti riconoscevano quel paese con cui si sarebbero contrapposti durante buona parte del secolo. Con la soddisfazione postuma de aver ispirato, incontrando un giovane e promettente scrittore di nome George Orwell, un caposaldo della letteratura distopica quale La fattoria degli animali.

Presentato in concorso alla Berlinale 2019, Mr. Jones conferma tutta la superficialità, l’inclinazione al patinato vuoto di Agnieszka Holland, il che finisce per depotenziare gli obiettivi stessi che si pone, per ingessare un’opera nella sua dimensione storicizzata, vanificando qualsiasi legame o messaggio potenziali. Si passa da una ricostruzione di un mondo Old England in stile James Ivory per arrivare alla desaturazione cromatica sempre più spinta dei paesaggi innevati sovietici. Bella la fotografia per carità. Come il sopracitato film Europa Europa, che la fece conoscere, o come In Darkness, quello che interessa a Holland è l’affresco di un continente nell’epoca delle sue massime tragedie. Inutile parlare di libertà di stampa come valore primario contro le menzogne di regime, o dei richiami alla situazione attuale dell’Ucraina, della guerra del Donbass (ma che c’entra?), come affermato dalla regista. E tutto ciò al netto dell’unidirezionalità manicheistica con cui Holland mette in scena il tutto. La figura di Walter Duranty, il collega giornalista britannico che invece tesseva le lodi dei piani quinquennali sovietici, insignito di un Premio Pulitzer mai revocato. Perché? Se lo chiede il film nei titoli di coda. Una commissione appositamente nominata ha concluso che non ci sono prove della sua malafede, apprendiamo da internet. Semplificare in maniera così eccessiva la storia non va certo a favore delle sue vittime, che si vuole commemorare.
Ma la contraddizione di fondo è proprio quella di concludere con George Orwell, nell’esaltazione che il lavoro dell’ostracizzato Gareth Jones abbia dato origine a un capolavoro letterario come La fattoria degli animali. Un romanzo allegorico, capace di andare oltre la situazione contingente, per diventare un’opera dal valore eterno, applicabile ogni volta che si ripresenteranno queste situazioni storiche. Tutto il contrario quindi del film di Agnieszka Holland.

Info
La scheda di Mr. Jones sul sito della Berlinale.
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