Nunca subí el Provincia

Nunca subí el Provincia

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Film vincitore del concorso internazionale del 30° Fid Marseille, Nunca subí el Provincia del cileno Ignacio Agüero, che esplora negli anni il suo quartiere, passando sempre per quell’incrocio dove si affacciano due negozi. E tra i ricordi anche quegli aerei militari che nel 1973 si avventavano minacciosi verso il Palazzo della Moneda.

The Shops Around the Corner

Ignacio Agüero filma per diversi anni il suo quartiere, a Santiago del Cile, sotto l’imponente figura della montagna Cerro Provincia, e i suoi abitanti, il suo palazzo e quello adiacente, e i suoi vicini, i negozi che si affacciano su un incrocio. [sinossi]

Storico documentarista cileno, Ignacio Agüero è una figura fondamentale della cinematografia del paese sudamericano. Già attivo durante la dittatura con film coraggiosi come No olvidar, del 1982, che parla del ritrovamento di fosse comuni di desaparecidos, ha poi contribuito alla campagna per il no per il Plebiscito cileno del 1988, raccontato da Pablo Larrain in No – I giorni dell’arcobaleno. Un filmmaker quindi che è rimasto nel paese a documentare l’orrore, come Pablo Salas, raccontato in La Cordillera de los Sueños di Patricio Guzmán. Agüero è anche attore per il cinema e le serie televisive ed ha recitato in due film di Raúl Ruiz, Días de campo e La recta provincia. Nelle ultime opere sembra interessato a tracciare una topografia dei luoghi della sua vita, sviluppando uno stile del documentario molto personale come il collega Patricio Guzmán.

Laddove quest’ultimo elabora il trauma storico della dittatura nella geografia e nella geologia del paese, Agüero si concentra sull’ambiente più circoscritto di quartieri, isolati, circondari della sua vita, laddove trapelano comunque tanto il dramma storico del paese quanto la maestosità della sua morfologia unica, una lunghissima striscia di terra, lunga 4 300 chilometri e dalla larghezza media di soli 180, sospesa tra la cordigliera e l’oceano. Con Aquí se construye (o Ya no existe el lugar donde nací) (2000), Agüero si era occupato della demolizione di quartieri storici di Santiago, sostituiti da anonimi palazzoni moderni. Con GAM (2011) raccontava la storia di un edificio chiave, quale è il Centro Cultural Gabriela Mistral, per la vita politica, sociale e culturale del paese. Con El otro día (2013) partiva filmando oggetti personali, che hanno rilievo nella sua storia familiare e in quella del paese, per poi farsi accompagnare da una serie di personaggi nelle proprie abitazioni fatiscenti.

Il percorso autoriale di Ignacio Agüero porta a Nunca subí el Provincia, il film vincitore del concorso internazionale del 30° Fid Marseille, dove il regista percorre, scruta, esplora e osserva il suo quartiere di residenza, che si sviluppa attorno a un grande incrocio dove campeggiano le insegne di un ristorante cubano e di un minimarket. Il regista percorre la storia di quel vicinato, interrogando i suoi abitanti più anziani e avvalendosi dei suoi stessi filmati d’archivio. Ricostruendo così le trasformazioni urbanistiche, i nuovi palazzi che sono spuntati, i negozi e le attività di una volta, ora sostituite da vetrine più di moda, le storie dei suoi abitanti, vecchi e nuovi. Il tutto ai piedi della maestosa mole del Cerro Provincia, la vetta che sovrasta quei palazzi, che schiaccia la città nella peculiare geografia del paese di cui sopra. Le vecchie panetterie e pasticcerie, il calzolaio, le lavanderie, i venditori di giornali, le sale giochi con i flipper, tanti cartelli di cessata attività. Non si tratta però di un pamphlet contro la gentrificazione, che non è così spinta come nelle nostre città. Quanto un diario, un atlante topografico sentimentale. Ci sono personaggi bizzarri nel quartiere, quelli di origine straniera, i cinesi che il regista vuole intervistare, come scrive nelle sue lettere, e Andrej, di origine cubana, così chiamato perché una volta c’era grande sintonia anche popolare nel suo paese con l’Unione Sovietica. Ai tempi c’erano dei tedeschi a gestire due lavanderie. Tra tutti gli abitanti del vicinato campeggia Peter O’Toole, un vecchio che emana tanta dignità ed eleganza, cosi soprannominato per la sua somiglianza con il protagonista di Lawrence d’Arabia.

Ignacio Agüero esplora quelle strade, con sempre gli stessi movimenti di macchina, che si ripetono anche nelle riprese del passato. Panoramiche laterali lente, di breve distanza, ricognitive, a volte con macchina a mano, che tornano sempre in quei punti cardinali, l’incrocio, il ristorante cubano, il minimarket. Una mdp che esplora, osserva ma non spia di nascosto, tant’è che molti passanti se ne accorgono e guardano in macchina. Le stesse panoramiche che il regista usa per passare dai bambini spettatori, che guardano il film, allo schermo. A volte invece la mdp sorvola sui tetti della città.

Alternando immagini del presente con quelle di epoche diverse del passato, Ignacio Agüero realizza un patchwork di consistenze e di formati di immagini diversi, tra digitale e pellicola. Alcune di queste sequenze, in bianco e nero, emanano inquietudine. I caccia militari che sorvolano la città, evidentemente quelli che bombardarono la Moneda nel colpo di stato del 1973. Altre mostrano delle persone portate via dall’esercito. Il passato oscuro della storia del paese non può non aver lasciato segni anche nel quartiere. Così tra le storie che vengono raccontate, c’è quella di José, il conduttore di una panetteria poi chiusa, di cui non si è saputo più nulla. Si vedono immagini di repertorio dell’azione del Vicariato di Solidarietà, l’organizzazione che si opponeva a Pinochet sotto la guida dell’arcivescovo Raúl Silva Henríquez.

Pochi momenti di fuga, in Nunca subí el Provincia, dalla dimensione ristretta di quel circondario. Ci sono immagini di navigazione, con l’immaginazione del regista della sua casa come una nave, in mari leggendari, e una scena (dal Moby Dick di John Huston) del capitano Achab, con il volto di Gregory Peck, al timone. E poi ci sono i bambini che guardano i film, come L’emigrante di Chaplin, ancora con scene navali; i bambini che con la cinepresina giocano a riprendere le sagome della cordigliera, i disegni dei bambini giapponesi. I bambini e il cinema, come nel suo film Cien niños esperando un tren del 1988, come un messaggio di speranza.

Info La scheda di Nunca subí el Provincia sul sito del FID Marseille.

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