The Green, Green Grass of Home

The Green, Green Grass of Home

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Terzo film di Hou Hsiao-hsien che chiude la sua trilogia con la popstar Kenny Bee, The Green, Green Grass of Home mostra una maturità del regista che si svincola dai dettami del genere musical che governavano i due film precedenti. Il popolare cantante interpreta il ruolo di un maestro di campagna in un film incentrato sull’infanzia, su una bucolica vita rurale e sulla difesa dell’ambiente naturale.

Com’era verde la mia valle

Da-Nian è un giovane insegnante di Taipei che viene trasferito nella scuola di un villaggio sperduto di campagna. Si innamora di Su-Yun, un’altra insegnante. Tra gli scolari ci sono bambini birichini, soprannominati i “tre moschettieri”, e un ragazzino triste e silenzioso, Xiang-Wang, i cui genitori sono divorziati. Suo padre pratica la pesca con l’elettricità, attività illegale che viene scoperta e denunciata da Da-Nian. Per questo motivo, Xian-Wang viene dileggiato dagli altri bambini della scuola e scappa di casa. [sinossi]

Possiamo accostare lo sguardo all’infanzia di Hou Hsiao-hsien a quello di François Truffaut, cui il regista taiwanese sicuramente guarda, come chiaro in quella scena de I ragazzi di Feng Kuei in cui i giovani protagonisti si introducono di straforo in un cinema dove si proietta Rocco e i suoi fratelli. Non si può non pensare ai bambini che corrono sulle scalinate e nelle vie di Thiers, all’inizio de Gli anni in tasca, vedendo The Green, Green Grass of Home, dove i bambini sono protagonisti e compaiono pressoché in ogni inquadratura, ripresi nella tipica composizione corale dell’immagine del cineasta taiwanese, con teleobiettivo in formato anamorfico e in long shot. Bambini che giocano, che scorrazzano nel villaggio rurale immerso nelle risaie e nelle verdi distese della campagna taiwanese, che fanno il bagno nei ruscelli. Bambini che imprimono un ritmo anche al maestro, che pure vedremo schizzare da casa a scuola all’inizio mentre si ambienta alla nuova vita del villaggio. Con i ragazzini che corrono nel villaggio inizia e finisce il film, dove la chiusura, gli scolari che inseguono il treno per salutare il maestro, è affidata a un freeze frame, ancora di stampo truffautiano. Molti momenti richiamano anche alle immagini di Ozu, a situazioni di suoi film sull’infanzia come Buon giorno, pur tradotte nella peculiare estetica del cineasta taiwanese.

The Green, Green Grass of Home (il titolo originale, 在那河畔青草青, è traslitterato come Zai na he pan qing cao qing) è il terzo film di Hou Hsiao-hsien, che comincia a svincolarsi rispetto ai dettami del genere musical su cui erano imperniati i due film precedenti, Cute Girl e Cheerful Wind. Del terzetto di star musicali protagonisti di quei musicarelli, Kenny Bee, Anthony Chan e Fong Fei-Fei, rimane solo il primo, popolarissimo cantante di Hong Kong, cui spetta un ruolo di spessore, quello di un maestro elementare mandato dalla grande città nella campagna più desolata e marginale. Possiamo vedere, in tal senso, The Green, Green Grass of Home, come un’opera di transizione nella filmografia del regista taiwanese, che prelude al successivo I ragazzi di Feng Kuei, il manifesto di quello che sarebbe stato il suo cinema. Anche i numeri musicali sono drasticamente ridotti e sono perlopiù diegetici: il maestro che insegna ai bambini il canto e che li mette in scena in uno spettacolo teatrale cantato. Da-Nian, arrivato nel villaggio, viene alloggiato negli spazi del piccolo teatro locale, ormai chiuso. Nel film ci sono tre rappresentazioni interne. La prima è il numero di danza improvvisato dal maestro nella sala teatrale vuota, salendo su un palcoscenico che ricorda uno schermo cinematografico e che possiamo associare agli schermi, reali o immaginari, de I ragazzi di Feng Kuei. La seconda è una dimostrazione di kung fu, su un palco all’aperto, per la scolaresca, interrotta dall’inopportuno arrivo della ex del maestro, che rappresenta sempre uno spettacolo per i bambini nel loro apprendimento della vita. C’è poi la rappresentazione teatrale finale, un musical allegorico con bambini e adulti, che mette in scena la svolta ambientalista nel villaggio, indotta dal maestro stesso. Una messa in scena musicale più simile a quel cinema, dei due primi film, che il regista sta abbandonando. È una visione teatrale, che anticipa Il maestro burattinaio e che richiama lo sguardo del regista nella visione d’insieme, funzionale al suo uso di attori non professionisti come del resto lo sono questi bambini, incorniciata in uno spazio scenico che combacia con l’aspect ratio anamorfica cara a Hou Hsiao-hsien.

The Green, Green Grass of Home è un film poetico sulla vita di campagna, spesso difficile e fatta di stenti. Stavolta la città è assente, evocata come un qualcosa di lontano, da cui possono arrivare elementi di disturbo. Come quella donna, possessiva, con cui Da-Nian aveva avuto una relazione quando viveva a Taipei, e la cui apparizione improvvisa nel villaggio rischia di troncare il tenero sentimento che sta nascendo tra lui e la sua collega Su-Yun. E qui si palesa ancora quella centralità della famiglia che può organizzare, come in Cute Girl, matrimoni combinati. Sarà infatti un intervento tra le due famiglie a chiarire le cose e a far rimettere insieme i due giovani.

Hou Hsiao-hsien affronta il tema del rapporto con la natura, cui sembrano essere sensibili più i piccoli che gli adulti, come parte di un sentimento non ancora corrotto dal cinismo della vita. C’è la storia davvero tenera dei bambini che curano un gufo che hanno trovato con un’ala fratturata, animale che poi il padre ucciderà con indifferenza, per il fastidio provocato dall’aver mangiato un pulcino del pollaio. Portatore di un senso forte ambientalista è anche l’uomo di città, cui la natura appare come estranea. Il maestro Da-Nian, anche nel suo ruolo pedagogico, darà vita a un movimento per sensibilizzare contro l’odiosa pratica della pesca con scariche elettriche che uccide indiscriminatamente tutti i pesci. Pratica che comunque è risultato della miseria e del degrado, come si vede nella storia triste del padre di Xiang-Wang, reduce da un matrimonio fallito con un’aborigena taiwanese. Si accenna così a un argomento tabù, in un momento in cui Taiwan è ancora sotto la legge marziale, quello dei difficili rapporti tra i cinesi continentali e le popolazioni autoctone dell’isola, dominate dai primi con l’instaurazione della Repubblica Cinese di Chiang Kai-shek. Tema che il regista affronterà, finita la legge marziale, nel suo capolavoro Città dolente.

Info
Una clip di The Green, Green Grass of Home.

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