Il palazzo

Il palazzo

di

Muovendosi tra presente e passato, tra riprese di oggi e materiali d’archivio, Il palazzo di Federica Di Giacomo racconta aspirazioni artistiche e disillusioni di un gruppo di amici che si ritrovano a causa della morte di uno di loro. Evento speciale delle Giornate degli Autori 2021.

Come eravamo

Nel cuore di Roma, con vista San Pietro, si erge un Palazzo. Il proprietario, come un mecenate rinascimentale, da anni offre asilo a una eclettica comunità di amici che ne trasforma ogni angolo in un set cinematografico permanente. Mauro, il più carismatico del gruppo, dirige i condomini in un film visionario, isolandosi progressivamente dal mondo esterno fino a non uscire più dal Palazzo. Nel momento della sua morte prematura, il gruppo di amici si ritrova, chiamato a ricevere in eredità le migliaia di ore filmate del capolavoro incompiuto a cui tutti hanno preso parte. Un lascito che scuote lo spirito assopito del gruppo e mette ciascuno a confronto con i propri sogni giovanili, in un tragicomico romanzo di formazione fuori tempo massimo. [sinossi]

È un film pieno di vita Il palazzo, nonostante ruoti narrativamente intorno al tema della morte, e lo è non solo per le storie che racconta, ma anche a un livello ontologico, per quel suo sfarfallare, oscillante e volubile, tra presente e passato, riprese di oggi e materiali d’archivio personali di un gruppo di amici, scavando così nei ricordi del loro passato e portando alla luce quel sentimento così universale che è l’umana insoddisfazione.

Presentato come evento speciale alle Giornate degli autori 2021, Il Palazzo è un documentario di osservazione e immersione nelle vite di un gruppo di amici che si riuniscono per celebrare la morte (e le opere, quindi la vita) di uno di loro, il carismatico e ipercreativo Mauro. Tutto ha inizio nel palazzo a cui si riferisce il titolo, dove un novello mecenate, Rocco, ha ospitato nel corso degli anni artisti di ogni sorta. Tra questi c’era Mauro Fagioli, che a sua volta raccoglieva intorno a sé una serie di talentuosi amici, per farli partecipare al suo film. Quel palazzo, anzi quell’appartamento con terrazza su San Pietro, è stato anche la tomba di Mauro, che lì si è recluso volontariamente fino alla morte, sopraggiunta all’età di soli 47 anni. Nominati eredi di numerose ore di girato, i superstiti si interrogano ora sull’effettivo valore di quel lascito nonché sulla concretezza delle loro antiche aspirazioni. Nel frattempo, fuori dal film, Federica Di Giacomo, che pure aveva fatto parte di questa accolita di artisti, dà forma e celebra l’incompiuto, imbastendo e ricucendo lacerti di percorsi di vita.

Ci sono le muse ispiratrici, la compagna degli ultimi anni e ora autorevole matriarca dei superstiti, c’è la giornalista insoddisfatta delle proprie creazioni, lo scrittore che si rifiuta di pubblicare, il filosofo le cui esternazioni punteggiano, sentenziando, l’intrecciarsi delle vicende.

Racconto di formazione corale, Il palazzo proprio come Il grande freddo di Lawrence Kasdan parte da una perdita, una perdita che riunisce e al tempo stesso separa un gruppo di persone il cui unico collante forse è andato irrimediabilmente perduto, perché era proprio il defunto. Oscillando continuamente tra particolare e universale, la regista, che torna a Venezia dopo aver vinto la sezione Orizzonti nel 2016 con Liberami, riesce a comporre, a partire dai dialoghi/monologhi dei vari personaggi, ma soprattutto grazie ai filmati di repertorio e ai lacerti del film di Mauro Fagioli, un affresco generazionale che riflette con toccante, antropologica precisione, sulla creazione artistica, sull’incompiuto, sull’amicizia e sul tempo che passa. E nel mentre, l’autrice porta alla luce una serie di dolenti ritratti di uomini e donne alle prese con un particolare momento della vita, quello in cui – come stigmatizza la poetessa del gruppo – “la giovinezza si è addormentata”.

È un lavoro complesso Il palazzo, che fa dei suoi difetti un’occasione di riflessione anche teorica, metacinematografica. Nelle sue smagliature, in quello che resta fuori campo (ad esempio le cause della morte di Mauro), nelle digressioni sulla vita odierna dei vari personaggi, il film non solo ci parla di un incompiuto e dell’incompiutezza come disagio esistenziale, ma mette anche al centro del discorso la sua stessa difficoltà di raccontare tramite la pura osservazione, senza ricorrere a trucchi o sotterfugi.

Se dunque da un lato, specie all’inizio del film, sentiamo il bisogno di essere introdotti e guidati nella visione, con lo scorrere dei minuti dobbiamo riconoscere che questo lavoro di Federica Di Giacomo ha invece proprio il grande pregio di rifiutare interviste frontali e didascalie, elementi di punteggiatura del documentario “classico”, nella pervicace convinzione che la sceneggiatura e il montaggio debbano essere gli unici strumenti di un racconto audiovisivo, di certo sono quelli più eticamente “corretti” quando in gioco ci sono delle persone “reali”.

E allora ecco che, alla fine della visione, emerge in ultima istanza anche una fiducia nella magia del cinema, come sogno mai perduto e sempre recuperabile, come strumento in grado di riunire esseri umani e raccoglierne frammenti di vita per restituirglieli sotto forma di memoria.

Info:
La scheda de Il palazzo sul sito delle Giornate degli Autori.

  • il-palazzo-2021-federica-di-giacomo-001.jpg
  • il-palazzo-2021-federica-di-giacomo-002.jpg
  • il-palazzo-2021-federica-di-giacomo-003.jpg
  • il-palazzo-2021-federica-di-giacomo-004.jpg
  • il-palazzo-2021-federica-di-giacomo-005.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021 – Minuto per minuto

    Venezia 2021 e Covid Atto II. Tra film, file, tamponi e prenotazioni su Boxol (il vero protagonista della Mostra) si torna a pieno regime al Lido. Più o meno. Anche il nostro “Minuto per minuto” tornerà a pieno regime? Ai posteri bla bla bla…
  • Festival

    Venezia 2021Venezia 2021

    Recensioni, interviste e aggiornamenti dalla Mostra del Cinema di Venezia 2021, dall'attesissimo Dune ai film della Settimana della Critica, da Orizzonti ai film in concorso, da Sorrentino a Erik Matti...
  • Festival

    Il programma delle Giornate degli Autori 2021

    Le Giornate degli Autori, sezione parallela e autonoma della Mostra del Cinema di Venezia, compiono diciotto anni entrando dunque nell'età "adulta". Per il secondo anno la direzione artistica è affidata a Gaia Furrer, che prosegue l'indagine di un'identità che è politica, cinematografica, sociale, e personale.
  • Festival

    Venezia 2021 – Presentazione

    Alberto Barbera e il presidente della Biennale Roberto Cicutto hanno presentato in streaming la selezione di Venezia 2021. Un'edizione che sembra volersi prendere dei rischi, garantisce il ritorno del mainstream d'oltreoceano e apre gli spazi al cinema italiano.
  • Venezia 2016

    Liberami RecensioneLiberami

    di Federica Di Giacomo con Liberami concentra l'attenzione sui casi di esorcismo in Sicilia. Un documentario inquietante e grottesco allo stesso tempo, tra le sorprese di Venezia 2016.
  • Venezia 2021

    the stranger recensioneThe Stranger

    di Presentato alle Giornate degli Autori 2021, The Stranger (Al garib) rappresenta l'esordio al lungometraggio per Ameer Fakher Eldin, che ci porta a immergerci nella realtà delle alture del Golan, territorio occupato militarmente da Israele da oltre cinquant'anni.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento