Mad Heidi

Dissacrante parodia della civiltà svizzera, Mad Heidi di Johannes Hartmann e Sandro Klopfstein, presentato alle Giornate di Soletta 2023, prende di mira un personaggio caro all’infanzia per tante generazioni. Le buone trovate però si diluiscono in una farsa stantia in un film che potremmo definire, proseguendo i suoi stessi giochi di parole caseario-zootecnici, una vaccata.

I monti non ti sorridono più

Heidi vive nelle splendide montagne di una Svizzera distopica, oppressa da un malvagio dittatore nonché magnate del formaggio. Il suo scopamico di colore Goat Peter viene brutalmente assassinato dai soldati del regime e lei viene incarcerata. La ragazza diventerà un’atletica supereroina combattente per liberare il paese dalla tirannia. [sinossi]

All’inizio un logo come quello della Paramount, una imponente montagna che viene circondata da un’aureola ma non di stelline, bensì di forme di formaggio. La grana, è il caso di dirlo, è quella di una pellicola consunta e rigata con poi anche l’effetto della celluloide che brucia. Non è la Paramount bensì la casa di produzione Swissploitation, declinazione in chiave elvetica di quel scintillante mondo dei B-movie delle grindhouse, ulteriore sottogenere dell’exploitation come in quei tanti filoni che ne hanno ripreso il termine, blaxploitation, sexploitation, shoxploitation. Non è la Paramount e il film non è Top Gun: Maverick, bensì Mad Heidi, diretto da Johannes Hartmann e Sandro Klopfstein, presentato nel Panorama long métrage del 58° Solothurner Filmtage dopo l’anteprima al BIFFF – Brussels International Fantastic Film Festival e vari passaggi a festival di cinema di genere, tra cui il Trieste Science+Fiction dove ha vinto il premio del pubblico. L’omaggio a quell’estetica anni Settanta prosegue con una scritta, che riproduce la grafica del rating tipica del cinema americano dell’epoca, che segnala che il film è stato reso possibile grazie al crowdfunding. Un sistema dell’era di internet in cui il film è perfettamente inserito. E quegli omaggi estetici al cinema analogico rimangono confinati ai titoli di testa per lasciar spazio a uno svolgimento, di sfondi, effetti speciali di truculenze varie, tutto costruito da effetti digitali, sicuramente ben fatti ma senza anima, senza le imperfezioni da B-movie. Anche con pochi mezzi oggi si può realizzare un prodotto cinematografico che dissimula di far parte di quel cinema artigianale che paradossalmente vuole omaggiare.

La prima scena del film è una composizione di immagini che si svelano con una panoramica dall’alto al basso, con funzione narrativa di introduzione. Dopo un cielo nuvoloso compare una montagna, dopo un castello dalla tipica architettura alpina, quindi uno stabilimento di formaggi di un brand industriale di cui risalta il nome, Meili, che campeggia nei manifesti che riproducono il faccione sorridente del proprietario. Dei militari presidiano l’impianto caseario davanti al quale è in atto una manifestazione di protesta. Si delinea a questo punto tutto: Meili è non solo un monopolista del formaggio ma anche il dittatore del paese. Inutile dire che la protesta sarà repressa nel sangue.

L’operazione di Johannes Hartmann e Sandro Klopfstein è molto semplice: una satira sulla società svizzera che prende di mira tutti i suoi luoghi comuni e che dissacra uno dei suoi simboli, quel personaggio di Heidi, ricordo infantile per tante generazioni, uscito dalla penna di Johanna Spyri e trasposto molte volte sia per il grande – già dal muto passando per Son tornata per te di Luigi Comencini – che per il piccolo schermo, a partire dalla celebre serie dello Studio Ghibli per il World Masterpiece Theater. Tutto ciò in un omaggio a quel sano cinema di genere di una volta, con un’operazione alla Tarantino & Rodriguez che in realtà vira più alla demenzialità della Troma. Peter, l’amico della bambina, diventa un ragazzo di colore che si vede subito in un dopo-amplesso interracial con Heidi, nell’immancabile fienile. Oltre a essere afrosvizzero, Peter produce formaggio artigianale dalle capre che vende clandestinamente come un pusher, ed è quindi un pericoloso sovversivo. Se Berlusconi in Italia ha rintronato la gente con le sue televisioni, il dittatore fascista Casper Van Dien lo fa con il suo formaggio rinforzato di lattosio, di cui peraltro detiene il monopolio in un tipico intreccio tra affari e politica. In questa Svizzera distopica vengono discriminati gli intolleranti al lattosio e i dissidenti del regime vengono torturati con dei sistemi di “fondue boarding”.

Per essere cinefili i due autori lo sono, e disseminano il film di citazioni che vanno oltre l’explotation e i derivati e toccano anche il fantasy d’avventura alla Conan il barbaro. Una macchina estrae latte da donne che sono posizionate come le sagome femminili dei divani del Korova Milk Bar di Arancia meccanica. Tra le trovate più brillanti va annoverata quella dell’ingresso in scena di Klara, interpretata dall’attrice nippo-spagnola Almar G. Sato, con una scritta didascalica in giapponese come nella tradizione degli anime per introdurre un personaggio o un mostro nemico. I riferimenti spaziano a tutta una serie di simboli svizzeri, come il disegno della stella alpina con cui è decorato il costume di Heidi e la sua ascia, o la balestra che ci riporta a Guglielmo Tell. Interessante anche la scelta estetica di usare elementi vintage, in un contesto di fantascienza distopica, come i telefoni a rotelle, o i pc antiquati del laboratorio del mad doctor. Mad Heidi però non riesce mai a elevarsi a satira, rimanendo su un piano farsesco sciatto e fracassone. Ben altri peraltro sarebbero i simboli del marcio che c’è in Svizzera, gli scheletri nell’armadio del paese, a partire dall’opprimente potere bancario. Anche superficiale e buttato lì il discorso femminile, nella lotta contro un sistema patriarcale nel nome di una ancestrale madre terra. Parlato in inglese, anche esibendo giochi di parole intraducibili come lo scambio tra le parole “key” e “cheese” o l’espressione parodia “rest in cheese”, Mad Heidi è un filmetto furbo e compiaciuto. Lo potremmo definire, proseguendo i suoi stessi giochi di parole caseario-zootecnici, una vaccata pazzesca.

Info
Mad Heidi, il trailer.

  • mad-heidi-2022-johannes-hartmann-sandro-klopfstein-01.jpg
  • mad-heidi-2022-johannes-hartmann-sandro-klopfstein-02.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Solothurner Filmtage 2023 – Presentazione

    In partenza la 58° edizione delle Giornate di Soletta, il Solothurner Filmtage 2023, che garantirà dal 18 al 25 gennaio un’immersione nel cinema svizzero. Come sempre centrale sarà il Panorama Suisse, con il meglio della produzione nazionale di opere di qualsiasi formato e area linguistica.
  • Trieste 2020

    Heidi RecensioneHeidi

    di Già in concorso a Sarajevo, e proiettato in anteprima nazionale, fuori competizione, al Trieste Film Festival 2020, Heidi di Cătălin Mitulescu è un poliziesco che lascia la “detection” sullo sfondo, per concentrarsi sull’ambiguità (troppo) umana dei suoi protagonisti. Molto felici le scelte di casting.
  • Notizie

    Addio a Isao TakahataAddio a Isao Takahata

    Ci ha lasciato indietro, a guardare la Luna, Isao Takahata. Regista, intellettuale, cofondatore dello Studio Ghibli, autore di serie intramontabili e di meraviglie misconosciute. Ha regalato a tutti noi opere come La tomba delle lucciole e La storia della principessa splendente. Gli dedichiamo questo righe.
  • Archivio

    Heidi RecensioneHeidi

    di Nonostante le incertezze della sua prima parte, la nuova versione di Heidi si rivela un prodotto sorprendentemente fresco, capace di gettare sull’iconico personaggio uno sguardo rispettoso del canone quanto aperto alla sensibilità moderna.

Leave a comment