Peaches Goes Bananas
di Marie Losier
Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 81, Peaches Goes Bananas è il nuovo lavoro di Marie Losier, ancora il ritratto di artisti underground. Come sempre per la filmmaker francese è fondamentale mettere al centro il corpo, nelle sue mutazioni, sia nelle oscillazioni sessuali, sia nel processo di senescenza che in quello di malattia.
Vaginoplasty, Why do you ask me?
Negli ultimi diciassette anni, Marie Losier ha filmato la cantante Peaches, regina del punk-electro e vera icona queer femminista. Tra concerti affollatissimi, un rapporto stretto con la sorella Suri e la messa in scena della sua prima opera, Peaches, sente sempre il bisogno di reinventarsi e di esplorare i confini. Dentro e fuori le quinte, questo è un ritratto intimo di un’artista stimolante che infrange i tabù, con un’energia senza limiti, che abbraccia ogni fase della vita e trasforma il suo corpo in arte. [sinossi]
«Vaginoplasty / Why do you ask me? / Vaginoplasty / I keep it nasty»: con queste strofe della canzone Vaginoplasty di Peaches, recitate dalla stessa cantante guardando il pubblico, si apre Peaches Goes Bananas, ultimo ritratto di un personaggio del panorama queer/underground realizzato da Marie Losier, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 81. Dopo il lottatore Cassandro, di Cassandro the Exotico!, dopo il musicista Genesis Breyer P-Orridge, di The Ballad of Genesis and Lady Jaye, dopo vari protagonisti dei suoi corti (Mike Kuchar, George Kuchar, Richard Foreman, Tony Conrad, Chong Gon Byun, Alan Vega, Felix Kubin), la filmmaker francese si dedica ora alla regina dell’electroclash. Proprio girando il film su Genesis Breyer P-Orridge, la filmmaker ha incontrato Peaches e ha deciso di sviluppare contemporaneamente un progetto su di lei, seguendola e filmandola per 17 anni, tanto nei suoi concerti che nella vita privata.
Ancora una volta il cinema di Marie Losier diventa un ragionamento sul corpo, sulle sue mutazioni, sulle sue fluidità e malleabilità, sul corpo instabile come mezzo d’espressione artistica. Il corpo è messo in scena da Peaches, i suoi concerti e i suoi spettacoli sono un groviglio di corpi e travestimenti. Copricapi a forma di vagina, costumi con decorazioni di capezzoli, tutine aderenti color pelle a simulare la nudità: è un campionario di come si presentano in scena Peaches e i suoi musicisti/performer. I suoi concerti sono resi in tutta la loro tensione energetica, davanti a un pubblico in visibilio che spesso ostenta delle bambole gonfiabili, pubblico che a volte sale sul palco e interagisce con i performer. Verso la fine del film Marie Losier fa una carrellata degli oggetti di scena ed è un profluvio di seni e vulve. Anche la tazzina che Peaches usa per il tè è a forma di tetta. Apice delle esibizioni della cantante canadese è L’Orfeo, la sua versione vibrante, rutilante dell’opera di Monteverdi, rappresentata a Berlino nel 2012, dove i personaggi di Orfeo ed Euridice sono a sessi invertiti, apice spettacolare per l’artista.
Marie Losier si inserisce nella vita e negli spettacoli di Peaches in maniera organica, con la sua cinepresa a mano. Ruota attorno ai suoi concerti assimilandone il ritmo e la coreografia. Quelle riprese sono un inno alla gioia e alla bellezza. E stabilisce una totale empatia con la persona ritratta, al di fuori del palcoscenico. La prima inquadratura, di cui sopra, è anche l’esibizione dell’invecchiamento, di una Peaches ormai quasi sessantenne, un’altra mutazione del corpo, inevitabile. Ma Peaches la abbraccia e la contempla come se fosse una delle sue trasformazioni in scena: invecchiare è cool. Ancora la mdp della fimmaker è al servizio di questo processo. Usa lunghe inquadrature per riprendere il corpo invecchiato. Durante il film, che come si è detto è fatto di riprese nel corso di 17 anni, si alterna la Peaches giovane con quella matura. Il montaggio non ha seguito una linearità cronologica.
C’è spazio anche per un terzo tipo di mutazione corporea, quello della malattia, rappresentata dalla sorella di Peaches, Suri, affetta da sclerosi multipla. In un momento di grande tenerezza la cantante si corica insieme alla sorella sul tetto. Si tratta ancora una volta di abbracciare il “diverso”, anche se rappresentato da un malato, di assimilarlo nella propria vita. La spontaneità di questa scena, molto delicata, è la stessa che Marie Losier sa restituire, in tutto il film, della naturalezza delle manifestazioni artistiche ipersessualizzate, e al contempo caste, di Peaches. Non si percepisce provocazione o trasgressione nella rappresentazione del film, è tutto normale come un abbraccio con la sorella o il ritrovo con i genitori per il compleanno. Coerentemente con il discorso sul corpo, Marie Losier persegue una fisicità, una matericità anche con il supporto, la pellicola 16mm, già percepibile nella sua grana e nelle sue ‘imperfezioni’, già nella prima scena enunciativa. Tutto il film si gioca su quel filtro sporco e vintage. Ci sono anche alcuni momenti, i filmati con i bambini, che hanno invece la definizione tipica del nastro magnetico, con le sbavature di colore. Evitare l’omologazione del digitale, la sua nitidezza e perfezione, rappresenta una via alternativa seguita da Marie Losier, una scelta artistica precisa, coerente con lo spirito degli artisti underground che ritrae.
Info
Peaches Goes Bananas sul sito delle Giornate degli Autori.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Peaches Goes Bananas
- Paese/Anno: Belgio, Francia | 2024
- Regia: Marie Losier
- Fotografia: Marie Losier
- Montaggio: Ael Dallier Vega
- Interpreti: Peaches
- Colonna sonora: Peaches
- Produzione: Michigan Films, Tamara Films
- Distribuzione: Valtellina Distribuzione Cinematografica
- Durata: 73'
- Data di uscita: 19/03/2026




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