The Ballad of Genesis and Lady Jaye

The Ballad of Genesis and Lady Jaye

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Presentato al Sicilia Queer Filmfest 2019 nell’ambito della personale a lei dedicata, The Ballad of Genesis and Lady Jaye è il primo lungometraggio di Marie Losier. Si tratta di uno dei suoi ritratti di artisti underground, in questo caso della protagonista della scena industrial e dell’acid house Genesis Breyer P-Orridge, autrice di un esperimento chirurgico-artistico ardito, volto semplicemente a consacrare i suoi sentimenti d’affetto verso la compagna.

From Genesis to revelation

Nei primi anni Novanta, l’artista e musicista Genesis Breyer P-Orridge conosce Lady Jaye, un incontro che segna l’inizio di una storia d’amore che le porta al matrimonio. Le due artiste intraprendono il progetto “pandroginia”, un processo chirurgico di trasformazione del loro corpo per assomigliarsi. La loro vita quotidiana diventa un campo di sperimentazioni permanenti, Genesis e Lady Jaye sfidano qualsiasi tipo di norma nel loro agire inventando rituali – quali ricostruire la prima volta che hanno fatto l’amore – che trasformano la loro vita in un’opera d’arte. Marie Losier ritrae la coppia in un modo intimo e affettuoso attraverso immagini della loro vita quotidiana e la narrazione di Genesis, che ricorda con emozione la sua compagna deceduta e il desiderio che il loro rapporto fosse ricordato come una delle relazioni sentimentali più grandi di sempre. [sinossi]

Se il corpo è malleabile, modificabile con la moderna chirurgia estetica e con gli ormoni perché possa essere plasmato in base alla vera natura sessuale, perché non andare oltre ogni confine, svincolandolo completamente dalla sua naturale forma biologica? Come l’artista ORLAN, nota per la sua body art estrema che consiste nella trasformazione del suo corpo mediante il bisturi del chirurgo, così la cantante Genesis Breyer P-Orridge, protagonista della scena industrial e pioniera dell’acid house, porta avanti il discorso fino alle estreme conseguenze. Lo racconta a Marie Losier nel suo primo lungometraggio, The Ballad of Genesis and Lady Jaye, presentato al Sicilia Queer Filmfest 2019 nell’ambito della sezione Presenze, una retrospettiva dedicata alla filmmaker. Uno dei ritratti dei protagonisti delle scene underground che costituiscono la sua intera filmografia.
Nel 1999 Genesis ha sposato Lady Jaye (al secolo Jacqueline Breyer): nelle foto del matrimonio entrambi consacrano la loro estrema fluidità sessuale, con “lui” in abiti femminili e “lei” estremamente androgina, con abbigliamento e taglio di capelli maschili, almeno secondo quelle che sono le usanze sociali consolidate. Dall’anno successivo Genesis si è sottoposta a una serie di interventi chirurgici per assomigliare sempre più, fino a quasi coincidere, con il volto e il corpo della moglie, della sua dolce metà. Un atto di devozione estrema alla sua dama, tale da sfidare fisiologia e anatomia. La coppia ha chiamato questo progetto artistico “pandroginia”, influenzata dal film The Cut Ups (1966) di Antony Balch, la decostruzione e la permutazione delle identità degli scrittori della Beat Generation William Burroughs e Brion Gysin, portando alla creazione di un terzo invisibile individuo.

Marie Losier usa un linguaggio filmico coerente con il materiale trattato, sperimentale, da New American Cinema, facendo uso di viraggi, accelerazioni, montaggi serrati nell’esaltazione delle continue performance della protagonista. La storia è raccontata dalla stessa Genesis in prima persona, spesso in voce off, alternando interviste a materiali di repertorio, concerti, filmati privati, fotografie, copertine degli LP. Trapela un senso di famigliarità di tutti gli artisti coinvolti, tra cui la stessa Losier, e a cui si aggiunge anche Derek Jarman presso il cui giardino è ambientato un ricordo di Genesis, accomunati dal come senso di ricerca artistica, di rottura delle convenzioni finanche di natura corporea. La filmmaker realizza composizioni dell’immagine molto suggestive facendo uso di cornici, come quelle stuccate, pompose di un dipinto importante. All’inizio Genesis si trova dentro una cornice e tiene in mano, ulteriore figura interna, una sagoma a forma di cuore che raffigura lei con la compagna. In un’altra scena sempre Genesis tiene in mano un ritratto incorniciato di lei quando era un bambino. Segue la scena del bambino davanti a una toilette con le frecce contrapposte che indicano la parte maschile e quella femminile. La cornice rappresenta l’arte classica con le sue briglie che devono essere superate in nome di una sperimentazione artistica continua, così come si possono superare i limiti della distinzione di genere sessuale.

Nel 2007 Lady Jaye muore. Lo si viene a sapere alla fine del film all’improvviso, sempre dal racconto di Genesis, senza nemmeno dire quali siano state le cause. La cantante si trova così il ritratto della compagna amata stampato sul suo stesso corpo, indelebilmente, a imperitura memoria. Losier ripropone una scena delle due che passeggiano tenendosi affettuosamente per mano. E inserisce un frammento registrato della voce di Lady Jaye, quando finora abbiamo sentito solo quella di Genesis parlare e cantare. Come nel film Blow Out di Brian De Palma, la registrazione rappresenta una traccia post-mortem di chi non c’è più, che qui, dove sono centrali la parola e il suono, si associa ad altre testimonianze.
The Ballad of Genesis and Lady Jaye è una storia d’amore, vera, semplice, genuina, nonostante la stravaganza della situazione e dei suoi protagonisti, come mostrano le scene intime di vita coniugale della coppia, per esempio in cucina. L’amore rappresenta il motore primo di questa volontà artistica di trasformare i corpi. E ogni trasformazione non cancella l’umanità delle due artiste.

Info
The Ballad of Genesis and Lady Jaye sul sito del Sicilia Queer.
Il trailer di The Ballad of Genesis and Lady Jaye.
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