Black Phone 2
di Scott Derrickson
A quattro anni da Black Phone Scott Derrickson torna a raccontare le gesta del Rapace, che per l’occasione torna dal regno dei morti; Black Phone 2 è un sequel riuscito, che guarda direttamente a Wes Craven e alla saga di Nightmare, mescolando incubo e realtà.
Il camping del terrore
Quattro anni fa, il tredicenne Finney uccise il suo rapitore e riuscì a fuggire, diventando l’unico sopravvissuto a Il Rapace. Il Rapace è in cerca di vendetta contro Finney dall’aldilà, minacciando sua sorella minore Gwen. Mentre Finney, ormai diciassettenne, lotta per affrontare la vita dopo il rapimento, la testarda Gwen, che ora ha 15 anni, inizia a ricevere telefonate nei sogni dal telefono nero e a vedere inquietanti visioni di tre ragazzi perseguitati in un campo invernale noto come Alpine Lake. Determinata a risolvere il mistero e porre fine all’incubo per sé e per suo fratello, Gwen convince Finn a recarsi al campo durante una tempesta di neve. [sinossi]
Nel campo dell’orrore, si sa, il tempo è un concetto estremamente relativo. E così se in Black Phone 2, che si svolge quattro anni dopo il primo capitolo – seguendo così la tempistica produttiva –, Gwen e suo fratello Finn devono vedersela di nuovo con il Rapace (ora proveniente direttamente dall’aldilà) partendo da delitti compiuti in un campo del Colorado addirittura nel 1957, Scott Derrickson e il suo fedele sodale in fase di scrittura C. Robert Cargill non sembrano davvero interessati a riprendere le fila del discorso da Black Phone ma semmai a tornare a quello che è uno degli horror più spaventosi visti negli ultimi quindici anni, quel Sinister che, ironia della sorte, vedeva come protagonista sempre Ethan Hawke. L’utilizzo della pellicola 8mm, il ruotare attorno al tema di un orrore “familiare” in cui riveste una soverchia importanza il ruolo dell’infanzia, della sua corruzione. Certo, questo Black Phone 2 riprende la storia là dove si era interrotta, quando Finn era riuscito a uccidere il Rapace strangolandolo con il cavo del telefono per poi fuggire dalla casa ricongiungendosi a suo padre e alla sorellina Gwen, ma si capisce da subito che si sta giocando con un immaginario diverso: dopotutto la storia è ambientata negli anni Ottanta, Finn guarda in televisione Night Flight, il format culto creato da Stuart S. Shapiro, e così non appena Gwen di notte viene “visitata” dalle visioni degli omicidi del 1957 lo spettatore non può che correre con la mente a Wes Craven e al suo Nightmare on Elm Street. Mentre il primo capitolo fronteggiava il mito di Stephen King – e dopotutto l’idea era stata estrapolata da un racconto del figlio del grande romanziere, Joe Hill – in questa seconda occasione è la produzione orrorifica degli anni Ottanta a fungere da pietra di paragone.
Il Rapace può tornare durante la fase onirica a far danni, anche letali, esattamente come Freddie Kruger, e quando Finn e Gwen mettono insieme una vera e propria “squadra” per fronteggiare il terribile babau si riannodano i fili con la saga, in particolar modo con il terzo capitolo (Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, 1987, Chuck Russell); l’idea del camping dove sono avvenuti fatti di sangue atroci rimanda a Venerdì 13 di Sean S. Cunningham, ma anche a Sleepaway Camp diRobert Hiltzik; l’ambientazione in un luogo gelato da cui non sembra poter essere possibile uscire prende qualche suggestione da Shining. Si potrebbe continuare a lungo, anche perché è evidente come non sia l’originalità il punto saliente per affrontare la visione di Black Phone 2, che invece si pone in quella fitta schiera di recuperanti del passato cinematografico. Qui però non si tratta stricto sensu di “copiare” i codici espressivi di un’epoca oramai finita nel dimenticatoio, ma di prendere in prestito delle suggestioni collettive per marcare una nuova linea all’interno dell’immaginario horror. Lo sguardo di Derrickson è affilato, e così l’intero film si muove su un territorio instabile, diviso tra una reclusione effettiva – i ragazzi si vanno a rinchiudere nell’Alpine Lake Camp ben consapevoli di non poter rimandare in eterno il confronto finale (?) con il serial killer sopravvissuto alla propria morte come ogni demone che si rispetti – e quella psicologica, cui fa da contraltare un utilizzo spiazzante degli spazi aperti, come se anche nella più completa libertà non si potesse che annidare un germe letale, e ferino. Derrickson lascia che il suo cattivissimo resti nell’ombra per un bel po’ – la prima apparizione reale avviene molto avanti all’interno della narrazione –, in modo che il pubblico possa conoscere meglio i suoi protagonisti, il loro divenire adulti, le incertezze di un mondo maligno che forse può essere combattuto a colpi di fede (non solo religiosamente parlando, ma anche sotto il profilo meramente affettivo).
Eppure, ed è qui che Black Phone 2 mostra le sue maggiori qualità, è come se ogni singola inquadratura del film fosse “afflitta” dal male, schiacciata dalla paura; ogni angolo buio di cui è costellata la messa in scena diventa epicentro dell’orrore (una tecnica, questa, che Derrickson aveva sperimentato con eccellenti risultati sempre in Sinister), che qui si confronta con il genere più in fieri dell’industria cinematografica, vale a dire il teen movie – il corpo pubescente è, non lo si scopre oggi, elemento perfetto per la rappresentazione dell’horror. Nel sogno si forma la materialità dell’orrore perché solo quando la mente è libera dai vincoli in cui viene costretta dalla “ragione” è possibile sprofondare nell’astratto mondo del deliquio. Ecco che Derrickson ricorda a un pubblico troppo assuefatto alle regole ferree del genere come la visione liberi e uccida allo stesso tempo (c’è anche un retrogusto conservatore in Black Phone 2, e sarebbe interessante sviscerare anche questo aspetto del film) e quanto il sangue e la violenza debbano essere visti, per poter essere compresi, anche se magari non sconfitti. C’era bisogno che il cinema statunitense si ricordasse delle urgenze scopiche uscendo dal recinto soffocante del cosiddetto elevated horror per tornare a essere materia condivisa, collettiva, popolare. Il Rapace è un babau contemporaneo perfetto, e non c’è dubbio che tornerà ad agitare gli incubi degli spettatori anche negli anni a venire.
Info
Black Phone 2, il trailer.
- Genere: horror
- Titolo originale: The Black Phone 2
- Paese/Anno: USA | 2025
- Regia: Scott Derrickson
- Sceneggiatura: C. Robert Cargill, Scott Derrickson
- Fotografia: Pär M. Ekberg
- Montaggio: Louise Ford
- Interpreti: Anna Lore, Arianna Rivas, Demián Bichir, Ethan Hawke, Graham Abbey, Jeremy Davies, Madeleine McGraw, Maev Beaty, Mason Thames, Miguel Mora
- Colonna sonora: Atticus Derrickson
- Produzione: Blumhouse Productions, Crooked Highway
- Distribuzione: Universal Pictures
- Durata: 114'
- Data di uscita: 16/10/2025




Black Phone
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