Nightmare – Dal profondo della notte

Nightmare – Dal profondo della notte

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Il capostipite della saga Nightmare, diretto da Wes Craven e punto di svolta nelle dinamiche visionarie dell’horror anni Ottanta.

La materia di cui sono fatti i sogni

Tina Gray, un’adolescente, sogna di essere perseguitata nell’oscurità da una misteriosa figura che indossa uno sporco maglione a strisce rosse e verdi, un cappello malridotto e un guanto con dei coltelli al posto delle unghie. Appena viene presa si sveglia urlando, e scopre di avere realmente i quattro tagli fatti durante il sogno. Il giorno dopo viene a sapere che la sua amica Nancy Thompson ha avuto lo stesso incubo… [sinossi]
L’uomo nero non è morto
ha gli artigli come un corvo
fa paura la sua voce
prendi subito la croce
apri gli occhi, resta sveglia
non dormire questa notte.
Filastrocca cantata in Nightmare – Dal profondo della notte

L’avvento di A Nightmare on Elm Street sul mercato statunitense, nel novembre del 1984, segna un punto di non ritorno essenziale per comprendere le dinamiche, produttive ed estetiche, del cinema americano del decennio. In un solo film viene infatti condensato un numero a dir poco inusuale di “esordi” destinati, in un modo o nell’altro, a scalfire la corazza hollywoodiana rigenerandone il corpo dall’interno: si tratta della prima produzione dell’allora minuscola New Line [1]; della prima interpretazione di Johnny Depp, nel ruolo di Glen, ragazzo della protagonista Nancy; della prima apparizione sul grande schermo dell’inconfondibile maschera terrorizzante di Freddy Krueger, qui chiamato ancora semplicemente Fred [2]; infine, siamo di fronte al primo vero successo di cassetta del regista Wes Craven.

In realtà, al momento di iniziare le riprese di A Nightmare on Elm Street, Craven non è certo un signor nessuno nel campo dell’horror: c’è già stato tempo infatti, sia per il bell’omaggio bergmaniano de L’ultima casa a sinistra (1972), sia soprattutto per l’ottimo Le colline hanno gli occhi (1977), tra le massime punte del cosiddetto horror politico. Meno convincenti sono invece apparsi Benedizione mortale (1981) e Il mostro della palude (1982), che pure ha riscosso l’entusiasmo dei fan del genere, risvegliando l’interesse dei produttori. Nonostante queste premesse, Craven non riesce a trovare nessuno che sembri intenzionato a investire tempo e soldi nel suo nuovo progetto: la storia di un gruppo di ragazzi che viene minacciato da un essere che appare loro in sogno viene considerata di scarso appeal, in particolar modo per un pubblico che ha da poco scoperto la passione per gli slasher-movie. Probabilmente in molti preferirebbero che Craven si donasse anima e corpo a un nuovo Le colline hanno gli occhi [3]: solo Bob Shaye, a capo della New Line, si dimostra interessato a produrre A Nightmare on Elm Street, pur non avendo praticamente alcun fondo a disposizione. Nasce così, nel segno del più classico dei low budget, il film destinato a segnare in modo indelebile l’immaginario collettivo horror degli anni ottanta e novanta. Chi all’epoca lesse, nel tracciato narrativo dell’opera, una svolta significativa che allontanasse l’horror dalle implicazioni sociali e strettamente politiche che ne avevano innervato le dinamiche nel corso del decennio precedente (trovando la propria sublimazione tanto nelle incursioni cinematografiche di George A. Romero quanto in quelle di John Carpenter, Tobe Hooper  e dello stesso Craven), sbagliò clamorosamente mira: A Nightmare on Elm Street, prima ancora di rappresentare l’apice della favola nera nel bel mezzo degli anni ottanta, è la messa alla berlina dell’identità sociale reaganiana. In un universo dominato da famiglie disgregate, incomunicabilità, e  moralismo bigotto, gli adolescenti sono destinati a essere carne di macello, tanto nella realtà quanto nella dimensione onirica: il sogno americano, trascinato ormai al parossismo, uccide i propri stessi figli nell’ansia spasmodica di proteggerli dal “male” da cui rischiano di essere affascinati. In questo senso il racconto del linciaggio di Krueger, narrato in prima persona dall’alcolizzata madre di Nancy, acquista un valore tutt’altro che secondario, che supera di gran lunga il mero escamotage narrativo. Anche perché, come si è già avuto modo di dire, nel capostipite della saga, il personaggio di Krueger è ben lontano dai vezzi, dalle moine e dal sarcasmo che ne metteranno a punto la maschera nel corso dei capitoli successivi: qui siamo di fronte al male in sé e per sé, “uomo nero” crudele, nascosto nell’ombra e pronto a carpire le proprie vittime durante il riposo, nel corso di quella fase REM spesso e volentieri presa a simbolo dell’evasione dalla realtà, relax depurato dalle tossine della vita quotidiana.

Fred Krueger, interpretato da un sublime Robert Englund (attore dal pedigree teatrale, ma al tempo noto quasi esclusivamente per il suo ruolo nel serial V – Visitors), esce dalla simbologia del proprio corpo, dilatandosi, trasformandosi, scomparendo e riapparendo a proprio piacimento. Laddove era nella fisicità strettamente materiale dei suoi protagonisti, per quanto pressoché invincibili, che l’horror degli anni settanta giocava le sue carte migliori, da Leatherface a Michael Meyers, Krueger non sottosta alle regole del nostro mondo, ribadendo con forza il proprio substrato mitopoietico. Nell’ancestrale lotta tra bene e male non può esistere una reale spazialità circoscrivibile, né si ha l’opportunità di trovare un vincitore e uno sconfitto: per questo motivo la dualità tra Nancy e Fred è desinata a rimanere senza soluzione (per quanto, da un punto di vista strettamente cinematografico, si sia scelta la comoda direzione del finale a sorpresa). Visivamente, Nightmare è senza dubbio una delle opere in grado di lavorare con maggiore coscienza sull’immaginario: attraverso un vero e proprio profluvio di invenzioni pirotecniche, trucchi e geniali angolazioni di ripresa, Craven riesce nell’arduo compito di mettere in scena il limbo indistinto tra reale e onirico che tanta parte avrà, da allora in poi, nei percorsi orrorifici del cinema. L’uccisione di Tina e quella di Glen rappresentano con ogni probabilità alcune tra le migliori eversioni dalla media del genere che sia stato possibile rintracciare sugli schermi negli ultimi trent’anni. Sintomi di un cinema che faceva dell’ingegno la propria arma, divertendosi a flirtare con il non-visibile, operando di sottrazione quando sarebbe stato forse più comodo – e remunerativo – abbandonarsi a una gradevole deflagrazione di umori corporei.

Miracoloso gioco archetipico che racconta il reale confondendolo con l’impossibile [4], A Nightmare on Elm Street è la rappresentazione stessa dell’universo incubale hollywoodiano, terra dei sogni dalla quale non si può uscire indenni. Dieci anni (e sei film) dopo, nel 1994, dovendo tornare dietro la macchina da presa per riprendere le fila delle gesta di Freddy Krueger in New Nightmare, Craven avrà la lungimiranza di riflettere ulteriormente su ciò, trasportando l’orrore sul set stesso del film e moltiplicando all’eccesso il gioco di illusione tra realtà e finzione. Gioco che verrà poi portato alle estreme conseguenze in Scream… ma questa è un’altra storia.

Note
1. Fino al 1984 la New Line si era mossa nell’indipendenza più assoluta. Negli ultimi cinque lustri, al contrario, ha portato a termine (al di là della saga che ha per protagonista Freddy Krueger) quasi trecento film, tra cui My Own Private Idaho di Gus Van Sant, Fuoco cammina con me di David Lynch, Glengarry Glen Ross – Americani di James Foley, Little Odessa di James Gray, Il seme della follia di John Carpenter, Se7en di David Fincher, Boogie Nights, Magnolia e Ubriaco d’amore di Paul Thomas Anderson, Dark City di Alex Proyas, Storytelling di Todd Solondz, la trilogia de Il Signore degli anelli di Peter Jackson, The New World di Terrence Malick, Be Kind Rewind di Michel Gondry.
2. Il personaggio manterrà il nome Fred anche nel successivo, pessimo, Nightmare 2 – La rivincita di Jack Sholder. Solo in Nightmare 3 – I guerrieri del sogno di Chuck Russell (1987), inizierà a essere chiamato con il nomignolo Freddy, con cui è universalmente noto.
3. The Hills Have Eyes Part II arriverà, puntuale, nel 1985.
4. Curioso notare come a detta del regista l’idea del soggetto sia nata in seguito alla vera, tragica storia di un ragazzo di origine cambogiana che, per sfuggire agli incubi che lo tormentavano la notte, aveva finito per morire tra le braccia dei genitori. A proposito della genesi del film c’è anche da annotare la versione del regista italiano Romano Scavolini, che ritiene di essere il vero ispiratore della pellicola, grazie al suo Nightmare/Nightmares in a Damaged Brains, le cui somiglianze con il film di Craven si fermano però a una singola sequenza.
Info
Il trailer di Nightmare – Dal profondo della notte.
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