N’s Last Game

N’s Last Game

di

Un viaggio intergalattico e intermediale accompagna gli ultimi istanti di vita di un io sognante, una vittima della psichiatria anti-deviante, la cui figurazione onirica è rappresentata nel corto N’s Last Game della filmmaker Desiree Alagna. Vincitore al Sicilia Queer Filmfest 2026.

Nostalgia Basaglia

N. subisce un Trattamento Sanitario Obbligatorio che lo uccide: è l’epilogo dell’incontro violento con la psichiatria, che fallisce nel dargli supporto e che patologizza il suo dolore fino a renderlo l’ennesima vittima del sistema. Per congedarsi dalla vita e accettare la sua morte, N. intraprende un viaggio tra le sue memorie, accompagnato dalla voce nella sua mente. [sinossi]

Dagli anni ’60 in Italia lo psichiatra Franco Basaglia porta avanti la rivoluzione dell’antipsichiatria in base alle quale verrà promulgata, nella legge 180 del 1978, la chiusura dei manicomi spostando l’assistenza psichiatrica verso servizi territoriali, tutela dei diritti e inclusione sociale delle persone con sofferenza mentale. Nel 1972 lo psichiatra John E. Fryer si presenta alla convention dell’American Psychiatric Association dichiarandosi pubblicamente gay, spingendo così verso l’abolizione della classificazione dell’omosessualità come disturbo psichiatrico. Da sempre la psichiatria è stata usata come strumento di epurazione dalla società dalle persone considerate devianti, definendo ogni devianza quale stato patologico da curare, all’interno delle quali una buona fetta era rappresentata da chi trasgrediva ai ruoli sessuali consolidati in una cultura patriarcale. Attorno a queste direttive si muove la filmmaker siciliana Desiree Alagna con il cortometraggio N’s Last Game, reduce da due importanti riconoscimenti. Ha infatti trionfato al concorso nuove visioni della 16ª edizione del Sicilia Queer Filmfest e ha vinto il premio per il miglior cortometraggio nel concorso Gabbiano a Bellaria.

Con un titolo che richiama al teatro dell’assurdo, a L’ultimo nastro di Krapp di Beckett, N’s Last Game raffigura un flusso di coscienza negli ultimi istanti di vita di un uomo, N., che viene ucciso a seguito di un TSO. Vuole la vulgata che, in punto di morte si riveda tutto lo scorrere della nostra vita. Così è anche in un primo esempio di intelligenza artificiale nel cinema qual è il computer Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio, quando viene smantellato. Così N. attraversa uno stato onirico terminale come un viaggio stellare tra galassie lontane e formati audiovisivi che hanno occupato il suo, e il nostro, immaginario mediatico audiovisivo. Dopo il momento del TSO, reso da nuvole astratte colorate, arriviamo in un lussureggiante resort intergalattico virtuale in 3D, da videogioco, tra palme che si stagliano sullo sfondo dei pianeti di quella volta celeste. Qui N. in soggettiva si incontra con la voce di Vega. Sono come in un limbo digitale, l’anticamera verso un paradiso cosmico dove le anime si ribattezzano, come ha fatto Vega scegliendo la sua stella preferita. Una nuova camera rococò, sempre da 2001: Odissea nello spazio, uno spazio virtuale che racchiude però le memorie analogiche, un arredamento pieno di oggetti vintage come vecchi pc fissi, caminetti, mobili, telescopi. Come in una versione a pixel dell’oceano al plasma di Solaris, che materializza sogni e ricordi. Lei lo nomina facendo uso, nel sottotitolo italiano – lingua che declina per genere gli aggettivi a differenza dell’inglese della voice over – dello schwa, segnalando da un lato la questione di genere, evidentemente base della devianza, e rappresentando un segno della contemporaneità che si intreccia con le immagini elettroniche del primo sbarco sulla Luna e delle conquiste spaziali.

La mente può spaziare contemplando le infinite distanze del cosmo come la vita trascorsa, in quel baluginio che separa la vita dalla morte, la dimensione finita della vita umana che si apre all’infinità vastità dell’universo. N. sognava di fare l’astronauta, da bambinƏ, il che spiega la quantità di immagini spaziali nel suo immaginario. N. ha il privilegio delle persone vissute tra il ventesimo secolo e il ventunesimo, di aver visto l’allunaggio e i viaggi spaziali reali e di averne immaginati molti di più in un iperbolico immaginario fantascientifico. N. ha attraversato la vertiginosa evoluzione e trasformazione dei media e del repertorio visivo, dall’analogico al digitale con tantissime sfumature e varianti, dalla pellicola al pixel con la creazione di realtà virtuali. Forse è anche questo alla base della sua follia, o di ciò che è considerato tale? Nell’evocazione di N. si mescolano le giostre riprese in pellicola amatoriale e il Pac-Man World 2, l’evoluzione in 3D del classico gioco una volta bidimensionale. Ma lo schema mentale del protagonista è ormai plasmato sull’assetto visivo da pc, aprire capitoli della propria vita significa cliccare sulle icone delle cartelline sul desktop. Come avrebbe detto Marshall McLuhan, “il medium è il messaggio”: la coscienza di N. non si limita a contenere immagini provenienti dai media del Novecento e del nuovo millennio, ma finisce per organizzarvisi secondo la loro logica. La memoria si trasforma in desktop, il ricordo in archivio digitale, l’identità in una costellazione di immagini e dispositivi che hanno modellato la percezione del mondo. Tra le cartelline della vita di N. c’è anche quella sulla sua sessualità, della sua libido bollata come abnorme dalla psichiatria. Alla vertiginosa trasformazione dell’immaginario visivo dell’homo sapiens contemporaneo, sembra non corrispondere un’altrettanta apertura verso le altrettanto innumerevoli declinazioni della sessualità e dell’affettività. Da vicino nessuno è normale, sosteneva Basaglia.

Info
La scheda di N’s Last Game sul sito del Sicilia Queer.

  • ns-last-game-2026-desiree-alagna-03.webp
  • ns-last-game-2026-desiree-alagna-02.webp
  • ns-last-game-2026-desiree-alagna-01.webp

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Sicilia Queer Filmfest 2026 – Presentazione

    Dal 25 al 31 maggio torna a Palermo il Sicilia Queer Filmfest 2026, giunto alla sua sedicesima edizione sotto la direzione artistica di Andrea Inzerillo. Il festival conferma la propria vocazione verso un cinema queer radicale, sperimentale e internazionale.
  • Cannes 2026

    Soudain

    di Soudain è il primo film di Ryūsuke Hamaguchi prodotto fuori dal Giappone: prendendo spunto dallo scambio epistolare tra la filosofa Makiko Miyano e l'antropologa medica Maho Isono Hamaguchi traccia un elogio all'utopia politica che sappia fare da argine alla crisi del capitalismo.
  • In sala

    Bobò

    di Bobò, dedicato a uno degli interpreti centrali all'interno della sua teatrografia, si presenta come uno dei lavori più luminosi e vulnerabili di Pippo Delbono: un film che non costruisce un ritratto, ma custodisce una presenza.
  • Torino 2011

    ulidi piccola mia recensioneUlidi piccola mia

    di Ulidi piccola mia segna l'esordio alla regia per il parmense Mateo Zoni, che si lancia in un'operazione ambiziosa e magmatica, in grado di muoversi sul sottile crinale che divide il documento del "reale" dalla ricostruzione finzionale. In concorso al Torino Film Festival.