Moral
di Willi Wolff
Presentato alle Giornate del Cinema Muto 40, Moral fa parte dell’omaggio all’attrice Ellen Richter ed è stato diretto dal marito e sodale regista Willi Wolff. Uno sberleffo al moralismo prezzolato, una satira della borghesia benpensante che si costruisce al crocevia di due linguaggi, quello teatrale e quello cinematografico.
La chiamavano Ninon d’Hauteville
Quando una compagnia teatrale minaccia di portare nella piccola città di provincia di Emilsburg una piccante rivista berlinese, la locale società per la difesa della morale, un’accolita di bigotti di mezza età, inscena una protesta. Ninon d’Hauteville, la star della compagnia di rivista, vede così sfumare il contratto con il teatro locale. Viene allora assunta come insegnante di pianoforte del principe ereditario, spinto dal padre e monarca che desidera avviarlo alla cultura musicale. Tra gli allievi di Ninon si aggiungono a frotte gli stessi moralisti che ufficialmente vorrebbero cacciare dalla loro città questa donna immorale. La quale però filma segretamente, con una cinepresa nascosta, un diario delle loro visite. [sinossi]
Alla fine degli anni Venti non sono passati tanti anni da quando il cinematografo era entrato nella sua fase narrativa sviluppando il suo linguaggio di rappresentazione istituzionale e diventando una forma di intrattenimento affiancata al teatro. Ellen Richter, star indiscussa del cinema della Repubblica di Weimar, e il marito Willi Wolff avevano compiuto entrambi il grande salto, cominciando come artisti teatrali per approdare alla settima arte. Crocevia dei due linguaggi è il film Moral, opera del 1928 della coppia, che è stato proiettato in occasione dell’omaggio a Ellen Richter dedicatole dalle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2021. Il film rientra in quelli in cui la coppia omaggiava il proprio passato sul palcoscenico, cosa che per esempio ha fatto anche Lubitsch nella sua carriera cinematografica. Protagonista del film è la meravigliosa Ninon d’Hauteville, interpretata dalla stessa Richter, vedette di una compagnia della Haller Revue, la rivista berlinese associabile alle Ziegfeld Follies. Questo permette a Wolff di inserire, nella prima parte, sontuosi numeri di coreografie musicali tratti dallo spettacolo Wann und Wo (Quando e dove, 1927-28), tipica commedia danzante con le celeberrime Lawrence Tiller Girls. Grande fautore di quel genere teatrale era Hermann Haller, direttore prima del Carl-Schultze-Theater di Amburgo, che fu il trampolino di lancio per Willi Wolff, e poi del Theater am Nollendorfplatz di Berlino dove si è formata Ellen Richter. Moral proviene proprio da quel repertorio essendo tratto dall’omonima commedia del drammaturgo bavarese Ludwig Thoma, messa in scena con successo sui palcoscenici berlinesi dal 1908. La stessa Richter agli esordi l’aveva recitata in un allestimento presso lo Stadttheater di Brno. A quelle parti on stage il film replica momenti che sembrano rappresentazioni teatrali, come tutta la parte con la neve che cade.
Nonostante indulga molto nell’esibizione dei numeri musicali sul palcoscenico, nella prima parte, Moral si svincola dalla sua base teatrale il cui testo è stato modificato proprio nella consapevolezza del medium cinematografico. Willi Wolff mostra una macchina da presa e una pellicola, in cui è evidente la sequenza di fotogrammi che la compongono, e poi la proiezione dei filmati, quasi che volesse insegnare al pubblico, in forma didattica, l’essenza dello spettacolo cinematografico cui stava assistendo. Una delle principali modifiche rispetto al testo è proprio quella che riguarda la sostituzione del diario, in cui la Ninon della piéce teatrale annotava gli incontri furtivi con i membri della società per la difesa della morale, con una cinepresa nascosta dove tali incontri vengono invece filmati, forse la prima candid camera mai concepita. Wolff inventa un congegno, in chiave comica, con il quale la protagonista può accendere e spegnere a distanza la macchina da presa, mediante due tasti collegati a un cavo a sua volta legato alla manovella. E il nuovo mezzo cinematografico diventa garanzia di verità, rispetto alla parola scritta che può essere mendace, oltre a connotarsi come visione voyeuristica, che spia da un buco nel muro.
Moral esibisce il teatro e il cinema al suo interno, contemplando il loro potere destabilizzante, la loro carica eversiva in grado di smascherare le ipocrisie, le doppiezze e il bigottismo della società borghese, soprattutto, nell’epoca, di provincia. Paradossalmente ne è esente l’aristocrazia, sensibile all’arte, rappresentata dal monarca. Il tutto a partire dalla gag iniziale sul treno, in cui Manon subisce le avance del laido personaggio che si scoprirà essere a capo dei tutori della morale. Nel buio lei si fa sostituire da un’altra viaggiatrice, molto meno avvenente. Una gag molto simile, di scambio tra una donna bella e una ‘racchia’ si vede in Der Juxbaron, brillante commedia degli equivoci, anticipatrice di Oltre il giardino o Una poltrona per due, sempre di Willi Wolff, che è stato possibile vedere alle Giornate 2021. In generale Moral è un film che rivendica il carattere antiborghese e le potenzialità sovversive dell’arte e la marginalità sociale degli artisti. Anche il pittore, esponente di un’ulteriore forma d’arte, dice che non gli sarà permesso di sposarsi se suo padre scoprisse che lui ha dipinto il manifesto dello spettacolo. Lo stesso insegnamento del pianoforte di Ninon, che sostituisce in questo caso per un paradossale scrupolo moralista verso il pubblico cinematografico, la sua attività di prostituta d’alto bordo nel testo teatrale, mantiene un carattere peccaminoso, la qualifica di proibito. Manon ricorda tantissimo la Bocca di Rosa di De André. E la donna sprizza una grande sensualità e una carica erotica notevole, si pensi solo alla scena in cui il vestito le espone la schiena nuda. E la dimensione di arte totale del film è anche nella grafica art déco delle, straordinarie, scritte degli intertitoli. Moral è stato proiettato nella copia restaurata dal DFF (Deutsches Filminstitut & Filmmuseum) e dalla Filmoteca Valenciana, partendo dal negativo originale di cui però mancavano delle parti che sono state recuperate da una copia spagnola. Le didascalie mancanti sono state ricostruite in collaborazione con l’Università di Scienze Applicate di Berlino, grazie a fonti scritte, tra cui un elenco contenuto nel fascicolo sottoposto alla censura e conservato presso il Národní archiv della Repubblica Ceca.
Info
La scheda di Moral sul sito delle Giornate del Cinema Muto.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Moral
- Paese/Anno: Germania | 1928
- Regia: Willi Wolff
- Sceneggiatura: Bobby E. Lüthge, Robert Liebmann, Willi Wolff
- Fotografia: Carl Drews
- Interpreti: Ellen Richter, Fritz Greiner, Harry Halm, Jakob Tiedtke, Julius Falkenstein, Ralph Arthur Roberts
- Produzione: Ellen Richter Film
- Durata: 81'

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Giornate del Cinema Muto 2021 – Presentazione