Fuoco fatuo

Fuoco fatuo

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In uscita in Italia Fuoco fatuo (traduzione letterale dell’originale Fogo-Fátuo), il film di João Pedro Rodrigues presentato alla Quinzaine des Réalisateurs; un divertissement godibile dove confluiscono i temi cari al regista portoghese, l’ecologia come libera espressione della sessualità nella natura, la riappropriazione di simboli e istituzioni, come il corpo dei pompieri, esorcizzando i fantasmi di monarchia e dittatura.

Il fuoco e il fallo

Sul letto di morte, sua altezza reale Alfredo, Re senza corona, viene riportato a lontani ricordi di giovinezza, al tempo in cui sognava di diventare pompiere. L’incontro con l’istruttore Afonso dei vigili del fuoco, apre un nuovo capitolo nella vita dei due giovani dediti all’amore e al desiderio, e alla volontà di cambiare lo status quo. [sinossi]

Sicuramente un evento l’uscita nelle sale italiane di Fuoco fatuo (Fogo-Fátuo), uno dei due film del 2022, insieme a Onde Fica Esta Rua? ou Sem Antes Nem Depois, di João Pedro Rodrigues. Pur essendo l’autore portoghese una figura nota e apprezzata ai festival internazionali, gli spettatori italiani hanno potuto apprezzarlo solo per un altro film, per il quale bisogna risalire addirittura al 2000. Si trattava di Il fantasma, presentato a Venezia e distribuito dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti. Spiace che nelle sale nazionali non siano passare opere di grande fascino, come A Última Vez Que Vi Macau o O Ornitólogo, e che dei due film di quest’anno, la scelta sia caduta sul titolo più provocatorio e dirompente. In effetti la poesia di Onde Fica Esta Rua? ou Sem Antes Nem Depois, sulla vecchia Lisbona e sul cinema classico portoghese, non è appetibile per un pubblico generico nostrano. Il fantasma era una favola dark, versante oscuro della poetica ecosofica e omoerotica del regista, partendo da un elemento di forte degrado ambientale, di equilibro ecologico spezzato: le discariche, i rifiuti in città, gli scarti, i bassifondi e le marginalità urbani della capitale portoghese. Con Fuoco fatuo Rodrigues utilizza un’altra tematica ambientale di scottante attualità, quella degli incendi boschivi che ogni anno falcidiano il patrimonio forestale nelle zone a clima secco e mite. E usa come protagonista un pompiere, in luogo del netturbino de Il fantasma. Nel 2017 un grande incendio mandò in cenere buona parte della foresta reale di Pedrógão Grande, la cui piantumazione ha origine nel Duecento, a opera del monarca Alfonso II del Portogallo. Andata in fumo una grande e preziosa distesa naturale, al contempo simbolo della monarchia che nel paese lusitano è finita nel 1910. Con la legna ricavata dai suoi alberi si costruivano quelle navi che hanno rappresentato la potenza marinara del paese iberico, la storia degli esploratori che hanno raggiunto i luoghi più estremi del globo, ma anche del colonialismo con cui il paese si è espanso tra i continenti. Un imperialismo che il paese ha chiuso in epoca relativamente recente, nel 1974 con la fine della dittatura che ha dato un nuovo slancio alla nazione.

In questo contesto va letto Fuoco fatuo, una parabola incentrata su una passione erotica, dove tutto passa e viene filtrato nella peculiare concezione ecosofica del regista, ispirata ai trascendalisti Thoreau e Hawthorne, che si combina con la militanza LGBTQ+ e la sua poetica queer. Così il principino Alfredo vive il suo coming of age nella liberazione dei sensi, nell’amore con l’aitante Afonso, ragazzo di colore, superando così secoli di colonialismo e schiavismo. Il tutto nella natura, partendo dalla sensibilità ecologista del rampollo infervorato dal movimento di Greta Thunberg. Così è il rifacimento, in orgiastici quadri viventi, di classici della pittura da Caravaggio a Bacon, già pietre miliari di anticonformismo. Così quegli alberi secolari associati a membri virili. E il conflitto natura-cultura, centrale nella filmografia del regista, trova la sua rispondenza in quegli interni pomposi, decorati con immagini a mosaico di azulejos, le piastrelle portoghesi, che raffigurano proprio alberi e schiavi di colore.

João Pedro Rodrigues fa proprio uno spirito goliardico, come di chi imbratta i muri con disegni osceni, mescolandolo alla dimensione di fiaba per bambini, usando filastrocche infantili che si accompagnano, nella ricca colonna sonora, al fado e a Mozart. E inserisce l’immagine dei fiori di anthurium che compaiono in tutti i suoi film come una firma. Quei fiori tropicali così diffusi dai nostri fiorai, che sono traslucidi e hanno la consistenza di plastica o lattice come la tuta sadomaso di Il fantasma. Con una grossa infiorescenza prolungata, di forma indiscutibilmente fallica, composta da fiori ermafroditi.

Info
Fuoco fatuo, il trailer.

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