No Other Choice – Non c’è altra scelta
di Park Chan-wook
Dopo le mirabilie estetiche di Decision to Leave, Park Chan-wook torna con No Other Choice – Non c’è altra scelta su un binario decisamente politico, mettendoci di fronte a più di una cruda verità e rovesciando beffardamente già nei primi secondi l’illusione dell’antiamericanismo. L’abisso del mondo del lavoro, di oggi e di domani. I ruoli sociali, la sconfitta dell’ambizione maschile, patriarcale. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025.
American Dreamz
Man-su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da potersi dire sinceramente: «Ho tutto». Trascorre felicemente le sue giornate con la moglie Miri, i due figli e i due cani, finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. «Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta». Sentendosi come se gli avessero reciso la testa con un’ascia, Man-su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione a rimettere in sesto la sua vita, trascorre oltre un anno passando da un colloquio di lavoro all’altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio… [sinossi – labiennale.org]
Grottesco. Sagace, tagliente e spietato. Divertente, anche drammatico, soprattutto guardando fuori dallo schermo, verso una realtà che ci sta dissanguando. Si parte da una villa, idealmente non troppo distante da quella di Parasite, ridisegnando ancora una volta la stratificazione cristallizzata delle classi sociali, in una sorta di declinazione persino potenziata del sogno americano: lavoro, guadagno, spendo, creo il mio microcosmo felice con tanto di giardino, moglie casalinga, due figli (maschio e femmina). Anche i cani sono due, senza dimenticare l’immancabile barbecue, intramontabile status symbol e circoscritta metafora del potere maschile. Potremmo essere dalle parti di No Down Payment di Martin Ritt, ma siamo dichiaratamente dentro una variazione di Le Couperet (Cacciatore di teste) di Costa-Gavras. Dopo le mirabilie estetiche di Decision to Leave, Park Chan-wook torna con No Other Choice – Non c’è altra scelta su un binario decisamente politico, mettendoci di fronte a più di una cruda verità e rovesciando beffardamente già nei primi secondi l’illusione dell’antiamericanismo. L’abisso del mondo del lavoro, di oggi e di domani. I ruoli sociali, la sconfitta dell’ambizione maschile, patriarcale. La salvezza, o quantomeno una vaga speranza, (forse) parte dal basso, da un briciolo di sensibilità.
Suo malgrado, Man-su è (anche) il volto della globalizzazione e della nostra impossibilità di sottrarci ai meccanismi del capitalismo, del consumismo, della carriera, dell’apparenza – del neocapitalismo 2.0 potenziato dall’intelligenza artificiale, ma in fin dei conti cambia poco il concetto di base. Una globalizzazione che passa di schermo in schermo da un genere all’altro, da una cinematografia all’altra, in questo caso dalla Francia alla Corea del Sud, senza che in realtà cambi nulla. Un po’ come il passaggio dalla classica delocalizzazione (nel film di Costa-Gavras l’azienda si spostava in Romania) alla completa deumanizzazione dei processi produttivi, con la catena di montaggio nutrita e oliata da robotica e IA. Perché, nonostante gli sforzi, nonostante la creatività omicida e le illusioni, tutte le teste rotoleranno: ed è da qui, da questo piccolo squarcio di un futuro già scritto, che divampa l’urgenza e il senso di No Other Choice – Non c’è altra scelta, di questa nuova declinazione del romanzo di Donald E. Westlake The Ax: cacciatore di teste.
Ovviamente il sense of humour di Westlake è un invito a nozze per Park, da sempre capace di danzare soavemente e, al contempo, di roteare in aria una pesante clava e di colpire senza pietà. In tal senso, vale la pena ripescare una delle sequenze più significative della filmografia parkiana, genialmente terribile, quando in Mr. Vendetta tre o quattro ragazzi origliano i gemiti della sorella di Ryu, immaginando un amplesso, mentre dall’altra parte della parete lei sta patendo atroci sofferenze. Uno spiazzante cambio di tono nel breve volgere di un movimento di macchina. Ecco, la vena grottesca di No Other Choice è da sempre inscritta nel DNA del cineasta sudcoreano, capace anche di detour emotivi: si veda il percorso parallelo di Mi-ri, la moglie del protagonista, brillante ma donna, e quindi chiamata a sistematiche rinunce. Ancora, in un’altra forma, il peso del sistema. Il futuro è donna? Consoliamoci così, avvinghiandoci a qualcosa.
Se Son Ye-jin illumina la scena, il peso grottesco della pellicola grava soprattutto sulle spalle di Lee Byung-hun, uno dei numerosi talenti del cinema sudcoreano contemporaneo, qui affiancato da pregevoli caratteristi (una delle costanti dell’industria dei sogni coreana). Diventato star proprio grazie a Park Chan-wook (Joint Security Area), Lee si rimette in gioco, misurandosi nuovamente con la violenza già ampiamente esibita in Cut, secondo episodio di Three… Extremes, nonché intermezzo della straordinaria Trilogia della vendetta di Park (Mr. Vendetta, Old Boy, Lady Vendetta). Ecco, quel che inevitabilmente manca ai personaggi di No Other Choice è quella sete di vendetta, che già nel bonghiano Parasite era decisamente depotenziata. Venuta a mancare la sete di vendetta non resta che la resa. Al sistema. Al capitale. All’IA.
Info
No Other Choice – Non c’è altra scelta, un trailer.
- Genere: commedia, drammatico, noir, thriller
- Titolo originale: Eojjeol suga eopda
- Paese/Anno: Corea del Sud, Francia | 2025
- Regia: Park Chan-wook
- Sceneggiatura: Don McKellar, Jahye Lee, Lee Kyoung-mi, Park Chan-wook
- Fotografia: Kim Woo-hyung
- Montaggio: Kim Ho-bin, Kim Sang-beom
- Interpreti: Cha Seung-won, Lee Byung-hun, Lee Sung-min, Park Hee-soon, Son Yej-in, Yeom Hye-ran
- Colonna sonora: Cho Young-Wuk
- Produzione: KG Productions, Moho Film
- Distribuzione: Lucky Red
- Durata: 139'
- Data di uscita: 01/01/2026




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