Her Wild Oat
di Marshall Neilan
Tarda opera di Marshall Neilan, agli sgoccioli del cinema muto, Her Wild Oat è una classica commedia degli equivoci giocata sul catapultare una persona di bassa estrazione sociale nell’alta società. Tutto questo succede a una stratosferica Colleen Moore, a contratto con la First National con cui Neilan è impegnato. La diva che aveva lanciato quell’acconciatura a caschetto poi ripresa, e resa iconica, da Louise Brooks. Proprio quel caschetto verrà sacrificato nell’acconciatura principesca adatta a un mondo aristocratico finto e decadente. Nella retrospettiva “Marshall Neilan – Spirito libero del cinema muto” della 45ª edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone.
Un carretto ambulante per due
Siamo nell’East Side di New York: Mary Lou Smith, una ragazza della classe operaia nell’East Side di New York, è la proprietaria di un carretto ambulante per la vendita di cibo e sogna di frequentare l’alta società. Quando il rampollo di una facoltosa famiglia, appena derubato, le capita davanti barcollante, lei lo scambia per uno dei tanti clienti squattrinati del carretto e tra loro nasce qualcosa. Successivamente, incoraggiata dagli amici, Moore spende i suoi preziosi risparmi per andare in una località turistica alla moda, dove alla fine cerca di travestirsi da duchessa. Il cammino della povera fanciulla sotto mentite spoglie incrocia ben presto quello del ragazzo ricco. [sinossi]
Opera di una fase decadente per un protagonista del muto hollywoodiano come Marshall Neilan, agli sgoccioli del silent cinema, Her Wild Oat (1927) è stato presentato alle Giornate del Cinema Muto 2026, nella retrospettiva “Marshall Neilan – Spirito libero del cinema muto”, nella versione restaurata di una copia ritrovata nel 2001 in archivi cecoslovacchi. Il film segna il ritorno del regista sotto contratto della First National per la quale deve fare un’opera su misura per la stella della casa produttrice, ovvero Colleen Moore, dai capelli mori a caschetto, in un’acconciatura che sarebbe stata ripresa, e resa iconica, da Louise Brooks. Proprio quel caschetto caratteristico viene modificato in quella che è la trasformazione della protagonista, che di nome fa Mary Lou, da povera a ricca. Una scena che equivale a una mutazione da fantascienza, con il dettaglio urticante dell’applicazione di ciglia finte sulle palpebre della donna. Questo passaggio di status sociale è al centro di una classica commedia degli equivoci basata sul rovesciamento sociale – in questo caso ce ne sono due – attraverso l’equivoco: un personaggio delle classi basse viene improvvisamente collocato ai vertici della gerarchia e deve comportarsi di conseguenza, mentre un altro fa il percorso opposto. Un archetipo della commedia che già ha sfruttato Shakespeare per La bisbetica domata, nel prologo, per arrivare a classici cinematografici come Una poltrona per due. Qui abbiamo un aristocratico che, dopo essere stato derubato e lasciato in mutande, recupererà degli abiti da della povera gente sembrando quindi uno di loro. Arriva così alla rosticceria ambulante della protagonista con la quale scatta una scintilla. Mary Lou vorrà quindi trascorrere una vacanza esclusiva in una località frequentata dalla creme della società, facendosi passare per duchessa. Per la qual cosa si sottopone a una fase di training, per esempio per imparare la camminata da alta società, o la postura, per mano dell’amico. E qui siamo dalle parti del Pigmalione di George Bernard Shaw, la commedia della trasformazione sociale, sotto la guida di una persona esperta che insegna alla donna a comportarsi da duchessa.
I colpi di scena e gli equivoci nella seconda parte del film, si susseguono alla Lubitsch, anche per il nome fittizio che Mary Lou si dà, prendendolo da un nome di rosa, de Granville, senza immaginare che aristocratici proprio con quel nome frequentano quella festa mondata. Il grande party che rappresenta il clou dell’avventura aristocratica di Mary Lou è ambientato nel lussuoso Hotel del Coronado, proprio quello dove, poco più di trent’anni dopo, sarebbero state girate alcune scene di A qualcuno piace caldo, peraltro nella stessa atmosfera jazz. Un’altra commedia sugli equivoci di travestimento anche se con cambio di sesso, pure una strada battuta da Shakespeare con La dodicesima notte. Il discorso sociale è presente in Her Wild Oat, seppur semplicemente abbozzato, ma non dobbiamo aspettarci molto. Marshall Neilan fa iniziare il film mostrando il duro lavoro dei venditori ambulanti che, a inizio mattina, devono correre con i loro carretti per occupare il posto migliore, in una lotta di sopravvivenza. Un buonismo di fondo condanna la upper class come ipocrita e falsa, per chiudere il film con un divertente dialogo tra due cani di estrazioni sociali diverse. Più interessante come il regista smaschera la falsità, la finzione, la superficialità dell’ambiente dei vip, quando all’inizio il giornalista glamour illustra le località più esclusive per praticare sport estremi, la pesca d’altura, l’equitazione o la barca vela, ma anche per prendere il sole in una spiaggia esclusiva. Tutte scene parossistiche che si riveleranno come dei falsi cinematografici, mostrando il profilmico, il set in un teatro di posa, i trucchi, le piscine, i getti d’acqua lanciati a mano per simulare i flutti che si infrangono sulla barca. Marshall Neilan ci porterà nella storia di un illusorio salto sociale, fiabesco e satirico, con i mezzi, dichiarati e ostentati, del cinema.
Info
Her Wild Oat sul sito delle Giornate del Cinema Muto.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Her Wild Oat
- Paese/Anno: USA | 1927
- Regia: Marshall Neilan
- Sceneggiatura: Gerald C. Duffy
- Fotografia: George Folsey
- Montaggio: Alexander Hall
- Interpreti: Charles Giblyn, Colleen Moore, Gwen Lee, Hallam Cooley, Julanne Johnston, Larry Kent, Loretta Young, Martha Mattox
- Produzione: First National Picture, Marshall Neilan Production
- Durata: 69'


Giornate del Cinema Muto 2026 – Presentazione
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