Killing
Shinya Tsukamoto con Killing firma un'elegia pacifista dimessa e violenta; legando la sua poetica iper-cinetica alla contemplazione di Kon Ichikawa dirige un jidai-geki che parla del Giappone di oggi, del riarmo voluto da Shinzō Abe, della disumanizzazione forse definitiva. Leggi tutto
Still Recording
Guerra e cinema, mirino e obiettivo, to shoot. Diretto da Saeed Al Batal e da Ghiath Ayoub, Still Recording è allo stesso tempo un saggio di teoria del cinema e una scioccante inchiesta sul conflitto siriano. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica, tra i titoli più importanti di Venezia 75. Leggi tutto
Happy Lamento
Happy Lamento segna l’incontro tra l’ottantaseienne tedesco Alexander Kluge e il quarantaquattrenne filippino Khavn de la Cruz, tra il rigore politico e filosofico da un lato e il situazionismo antilirico dall’altro. Un’opera che riflette sull’elettricità e il concetto di moderno, e sulla resistenza. Leggi tutto
L’empire de la perfection
In concorso a Pesaro 2018, L'empire de la perfection è uno straordinario, ipnotico e stratificato film/saggio sul cinema e sul tennis. Sul cinema sportivo; sul gesto tecnico e atletico; su un microcosmo fatto di terra rossa. E su un campione probabilmente irripetibile: John McEnroe. Leggi tutto
The House That Jack Built
The House That Jack Built era il film-scandalo di Cannes già al momento del suo annuncio in selezione; lo era per il tema che affronta, lo era per il ritorno di Lars Von Trier sul "luogo del delitto" a sette anni di distanza da Melancholia. Colto, arguto, crudele, spietato e in grado una volta di più di scandagliare l'animo umano. Leggi tutto
Ash is Purest White
Con Ash is Purest White, in concorso a Cannes, Jia Zhangke prosegue il discorso sulle trasformazioni violente della Cina contemporanea e arriva a descrivere un mondo in cui la realtà, mutata repentinamente, non esiste più ed è rimasta solo la sua immagine, da guardare ammutoliti. Leggi tutto
Le livre d’image
Le livre d'image è il ritorno a Cannes in concorso di Jean-Luc Godard a quattro anni di distanza da Adieu au langage. Una riflessione sul cinema/feticcio, sulle religioni del libro e sulla fede incrollabile - ma destinata al fallimento - nelle potenzialità dell'immagine. Leggi tutto
Mori, the Artist’s Habitat
Il cinema di Shūichi Okita assomiglia in qualche modo al concetto d'arte e di vita del pittore Morikazu Kumagai, protagonista di Mori, the Artist's Habitat: un'opera minimale, contemplativa, attenta ai minimi dettagli di una natura semplice e multiforme allo stesso tempo. Un'elegia ironica e dolcissima. Leggi tutto