Safari

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Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, Safari di Ulrich Seidl è una impietosa immersione nel grottesco microcosmo dei cacciatori vacanzieri europei in Africa. Armati di costosi fucili, di sadiche passioni e di ben poca abilità venatoria, questi collezionisti di trofei si lasciano pedinare dal cineasta austriaco, abile come sempre nel ricomporre uno stordente mosaico (dis)umano.

Animali diurni

Africa. Turisti tedeschi e austriaci in vacanza per cacciare nelle distese selvagge, dove antilopi, impala, zebre, gnu e altre creature pascolano a migliaia. Guidano nella boscaglia, si appostano, braccano le loro prede, sparano, singhiozzano per l’eccitazione e si mettono in posa davanti agli animali che hanno catturato… [sinossi]

Gli inconsueti movimenti di macchina di Safari, apparentemente così lontani dai quadri fissi di Seidl (In the Basement, Paradise: Love, Paradise: Faith, Paradise: Hope), si rivelano il collante del nuovo impietoso puzzle antropologico del cineasta austriaco. Sono proprio queste sequenze, che con un briciolo di ironia potremmo definire action, a non lasciare scampo al macabro e fasullo balletto di questi impacciati e improbabili cacciatori di trofei. Safari ci mette di fronte alla gioia di uccidere, alla orgasmica soddisfazione del “colpo pulito”, del “foro di uscita”, alle ossessioni di deboli bipedi armati di soldi e fucili.

Fedele alla propria poetica, a una indagine apparentemente cinica, Seidl tradisce l’inquadratura frontale fissa, i suoi celebri quadri, immobili piani sequenza che inchiodano le sue vittime in tableau vivant dalla messa in scena minuziosa, reiterata. Immagini-gabbia che ritroviamo in Safari, ma che sono sorrette, se non colmate di senso, proprio dal tradimento del movimento di macchina, del piano sequenza dinamico, dell’azione. Le azioni dei protagonisti di Safari – ma non quelle degli autoctoni che macellano le prede, smembrandole di fronte a una mdp che non cela nulla – danno forma alla vacuità delle loro parole, smascherano la messa in scena sanguinaria delle riserve di caccia. Un carnevale osceno.

Due tra i tanti significativi passaggi catturati da Seidl.
Un cacciatore, inebriato dal colpo andato bene e dall’animale abbattuto, pronuncia una frase dal retrogusto rituale, meccanico, in realtà ipocrita, celebrativo e al contempo assolutorio: “Ti sei battuto bene, amico mio”. Passi l’amicizia, ma l’animale non si è potuto battere. Nessuna caccia, nessun riflesso nobile di London o Conrad.
Una cacciatrice si lascia andare a scomposte reazioni emotive, quasi orgasmiche, dopo un “colpo pulito”. L’ossessione del colpo pulito. Poco dopo, si dispiace per la composizione poco ispirata della fotografia con l’animale abbattuto.
Più dei racconti davanti alla macchina da presa, ancor più delle sequenze nel macello, sono questi momenti di abbandono adrenalinico a completare l’affresco di Safari.

Lo sguardo di Seidl si posa come sempre sui corpi, sui limiti, sui contrasti paradossali: i due coniugi che prendono il sole, dopo essersi spalmati la crema, anziani e visibilmente sovrappeso; un altro cacciatore appesantito dal tempo e dal cibo, che scende con pachidermica fatica la scaletta del suo box da caccia. Nel sezionare porzioni della società contemporanea, Seidl tratteggia due evidenti livelli di sopraffazione, quasi sovrapponibili: gli animali della riserva, trattati alla stregua di giocattoli; i lavoratori della riserva, ovviamente di colore, trattati alla stregua di animali.

Armati di costosi fucili, di sadiche passioni e di ben poca abilità venatoria, questi collezionisti di trofei si lasciano pedinare dal cineasta austriaco, abile come sempre nel ricomporre uno stordente mosaico (dis)umano. La lente di ingrandimento di Seidl cattura le debolezze e le meschinità di chi si inebria nella morte, travestendosi da provetto cacciatore. Seidl disseziona nuovamente le dinamiche del capitalismo, del consumismo, del colonialismo. Safari è un carnevale tragico. Anche irritante e respingente, purtroppo reale.

Info
La scheda di Safari sul sito di Venezia 2016.
Il trailer originale di Safari.
La scheda di Safari sul sito di Ulrich Seidl.
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