Calamari Union

Calamari Union

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Calamari Union, il secondo lungometraggio diretto da Aki Kaurismäki, è anche il primo di una lunga lista di capolavori. In dvd con la Dolmen.

Un gruppo di amici vive all’estrema periferia di Helsinki. Sono così lontani dal centro della città, che per loro è come se vivessero in un altro mondo. Un giorno decidono di partire per andare a visitare il centro storico, si accorgono allora che Helsinki in realtà è un luogo molto pericoloso, dove dietro ogni angolo è in agguato un’avventura… [sinossi]

Prima o poi qualcuno dovrà rendere realmente merito alla selezione distributiva della Dolmen Home Video: nel giro di pochi anni grazie a lei è stato possibile reperire sul mercato italiano opere di autori del calibro di Isao Takahata, Wong Kar-wai, Johnnie To, Derek Jarman, Claude Chabrol, Kim Ki-duk e via discorrendo.
È dunque in un palinsesto già estremamente ben gestito che si è andata a collocare la distribuzione di alcune delle opere di Aki Kaurismäki. Autore di culto da oramai un ventennio, il cineasta finlandese non aveva ancora avuto il giusto riconoscimento dalla distribuzione italiana; al di là delle opere più vicine da un punto di vista strettamente cronologico (Nuvole in viaggio, Juha e L’uomo senza passato), l’impresa di recuperare il resto della sua filmografia sembrava appannaggio dei cinefili duri e puri e dei nottambuli frequentatori di Fuori Orario. La distribuzione per il mercato domestico della Dolmen va dunque a coprire una falla non indifferente all’interno dei percorsi del cinema autoriale europeo.

Il primo film sul quale ci si sofferma è Calamari Union, senz’ombra di dubbio uno dei vertici della carriera del regista scandinavo: inguainato in uno splendido bianco e nero immortalato dal fido Timo Salminen, il film narra le vicende di diciassette uomini che, nella Helsinki fredda e spietata degli anni ’80, si perdono alla ricerca di un luogo mitico, il quartiere Eira. Calamari Union, opera seconda dopo l’esordio avvenuto con Crime and Punishment, mostra già un autore dalla poetica stratificata e matura. La diaspora dei Franck nella notte di Helsinki nasconde al suo interno l’intera intricata rete di pensieri sull’uomo e sulla società che identifica in maniera netta e inconfondibile lo sguardo di Kaurismäki.
Come accenna la didascalia che apre il film, Calamari Union è dedicato “Agli spettri di Baudelaire, Michaux e Prévert che si aggirano ancora su questa terra”: è dunque al popolo dei poeti, degli esclusi dalla vita civile, dei sognatori, degli utopisti che si rivolge idealmente Kaurismäki. Come i letterati ai quali fa riferimento, i Franck nel loro errare inconsulto vanno incontro a un ostracismo da parte della società che è, in realtà, una vera e propria dichiarazione di incomprensione (la stessa, se si vuole, che vive in Italia l’opera di Henri Michaux, misconosciuto a tal punto da spingere la Einaudi a non ristampare Lo spazio interiore e la Feltrinelli ad agire con le stesse modalità nei confronti di Miserabile miracolo). Saltando a pie’ pari il manicheismo della suddivisione in giusto e sbagliato, Kaurismäki studia da vicino i suoi protagonisti, senza elevarli al grado di eroi e senza mai giudicarli, neanche quando la loro visione della moralità si dimostra quantomai originale.

Nell’atto di pedinare un manipolo di uomini destinati alla sconfitta – il paradiso artificiale al quale vanno incontro si rivelerà essere un sogno infranto – il regista di Orimattila disegna le traiettorie di un’umanità, quella finlandese nel pieno degli anni Ottanta, ritrovatasi nel cuore della tempesta senza sapere come e perché; il suo cinema è la fotografia assurda e surreale, e per questo ancora più puntuale e universale, del sentire comune di un occidente che ha smarrito l’ideale ma che ancora ha la forza di spingersi al di là dell’ostacolo, pur ignorandone le motivazioni. Per questo la barca a remi finale dispersa nell’oceano in direzione dell’Estonia ha, pur nello sberleffo tipico del regista, ancora un vagito di speranza.
Era veramente ora che anche allo spettatore medio fosse data la possibilità di confrontarsi con un cinema diventato immediatamente di culto per avere la giusta scusa per poterlo accantonare – esempio perfetto di questo malcostume critico è il modo in cui è stata trattata, nel corso dei decenni, la saga dei Leningrad Cowboys -; la resa visiva è ottima (è stato fortunatamente rispettato il 16/9 originale, unica maniera per sfruttare in pieno l’utilizzo che il regista fa del grandangolo), così come la cura con cui è stato rimasterizzato il suono (presentato qui in originale con sottotitoli in italiano), il che permette una visione di alto livello. Dispiace notare come siano striminziti i contenuti extra, dove è possibile trovare solo delle note di regia vergate di proprio pugno da Kaurismäki e la sua filmografia, ma di fronte all’importanza dell’uscita non ce la sentiamo, sinceramente, di mettere troppo bocca, considerando anche il buon rapporto qualità/prezzo. Se, grazie alla Dolmen, verrà annullato il gap tra il pubblico italiano e le opere di Kaurismäki, si potrà fare anche volentieri a meno dei contenuti extra…

Info
Una sequenza di Calamari Union.
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