Saw V – Non crederai ai tuoi occhi

Saw V – Non crederai ai tuoi occhi

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Rievocare le altre pellicole della serie attraverso scenari claustrofobici, quelli delle mattanze già avvenute, evidenzia una vocazione antologica di Saw V, per non dire museale. Il mito del primissimo Saw – L’Enigmista resiste ormai, in forma residua, nelle ambientazioni, più che nella filosofia di vita (e di morte) dei personaggi.

Il passaggio del testimone

Hoffman apparentemente è l’ultima persona che porta avanti l’eredità dell’Enigmista. Ma quando il suo segreto sarà in pericolo, Hoffman dovrà mettersi a caccia per eliminare tutte le questioni rimaste in sospeso… [sinossi]

Se già nel terzo capitolo l’ideatore dei sadici giochi di sopravvivenza che hanno reso così popolare questa saga horror, John detto anche l’Enigmista, andava incontro fatalmente al suo destino, è facile comprendere come gli sceneggiatori ingaggiati dalla Lionsgate e dalla Twisted Pictures per Saw V stiano ormai raschiando il fondo del barile, pur di mantenere i riflettori puntati su un prodotto di successo, divenuto nel frattempo qualcosa di simile a un fenomeno di costume.
La buonanima dell’Enigmista continua in un modo o nell’altro ad apparire, magari in quei flashback che rappresentano un evidente fil rouge tra le passate atrocità e le presenti, il cui shock figura comunque attutito. Non ci si appassiona più di tanto né agli stock di nuove vittime da sottoporre, come vuole la prassi, a prove sempre più terrificanti; né alle nuove trappole, alcune delle quali congegnate con soluzioni alquanto approssimative e scontate; né soprattutto ai nuovi carnefici, giacché è proprio il passaggio del testimone a imporsi in Saw V quale problema chiave.

Sostituire nell’immaginario un personaggio come l’Enigmista, interpretato con freddo carisma da Tobin Bell, è praticamente impossibile. Si è pertanto cercato di offrire motivazioni plausibili a qualche epigono, come il detective plagiato dallo stesso John alias Jigsaw che vediamo agire, ispirato inizialmente da una personale sete di vendetta, in questo sequel dal passo stanco. Ma il personaggio in questione non morde. C’è da dire che la sua vendetta privata è il pretesto di una sequenza d’apertura realmente agghiacciante, col malcapitato di turno completamente immobilizzato e costretto a una scelta di crudeltà inaudita. Il senso di impotenza della vittima e il voyeurismo malsano legato a questa prima eliminazione lasciavano anzi sperare, per gli sviluppi del racconto, in invenzioni altrettanto gustose (almeno per gli amanti del gore), speranza andata quasi subito in fumo: il film prosegue infatti su un doppio binario, approfondendo da un lato le investigazioni dell’altro poliziotto sopravvissuto alla precedente mattanza, qui intenzionato ad appurare il rapporto di complicità tra l’Enigmista e il nuovo discepolo; mentre su un set attiguo si fa strada un’altra storia, ovviamente collegata, che ha per protagonisti cinque personaggi in trappola, costretti a giocare di stanza in stanza una partita crudele col proprio invisibile carceriere, nel tentativo disperato di portare a casa la pelle.

Data la rara inconsistenza e idiozia del gruppetto selezionato per l’occasione, è naturale che l’attenzione si sposti spesso e volentieri sulla detection portata avanti, proprio nei luoghi dei precedenti delitti, dal poliziotto che vorrebbe accertare la verità, l’agente Strahm. A suo rischio e pericolo, naturalmente. Questo rievocare le altre pellicole della serie attraverso scenari claustrofobici, quelli delle mattanze già avvenute, evidenzia una vocazione antologica, per non dire museale. Il mito del primissimo Saw – L’Enigmista resiste ormai, in forma residua, nelle ambientazioni, più che nella filosofia di vita (e di morte) dei personaggi; tale concetto corrisponde a ciò che si può salvare nelle intenzioni registiche del debuttante David Hackl, il quale, non a caso, da Saw II in poi aveva ricoperto il ruolo di scenografo. I conti tornano, a volte. Pur senza offrire risultati strabilianti.

Info
Il trailer di Saw V.

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