Revolutionary Road

Revolutionary Road

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Revolutionary Road è il tramonto di un’epoca, l’ultima fermata del sogno americano, il capolinea dell’illusione che proprio alla metà degli anni Cinquanta è iniziata a svanire, inesorabilmente. Anche Frank & April, allora, una volta saltata quella fermata, saranno condannati anch’essi alla normalità – fatta di freddi gemiti e di orgasmi sempre più fulminei – e a illudersi che la felicità si possa comprare al supermarket.

La fine delle illusioni

Frank e April si sono sempre considerati speciali, diversi, desiderosi di vivere una vita ispirata ad alti ideali. Quando si trasferisce nella sua nuova casa di Revolutionary Road, la coppia proclama con orgoglio la propria indipendenza dalla monotona vita della provincia che la circonda, determinata a non restare mai intrappolata nelle convenzioni sociali del suo tempo. Nonostante la simpatia, la bellezza e il fascino anticonformista che li contraddistingue, i Wheelers si ritrovano ben presto a ricalcare proprio i modelli che disprezzavano… [sinossi]

Guardando l’ultima fatica di Sam Mendes si ha come l’impressione di quanto sia evidente e insanabile la frattura tra il suo cinema ed i suoi spettatori. Revolutionary Road – nella sua raggelante perfezione – sembra essere un ultimo passo cinematografico, tanto che stentiamo a immaginare a dove possa giungere il cinema di Sam Mendes dopo questo film. Il suo cinema, sia che lo si odi o che lo si ami, ti tiene a distanza, non ti smuove la carne ma ti penetra nel cervello, proprio quel suo muoversi algido e inarrestabile. Ma forse col tempo Revolutionary Road diventerà anche un capolavoro, quando tutti i suoi sedimenti riposeranno in pace.

Questo per dire, se non lo si fosse capito, che Revolutionary Road è una pellicola sconvolgente. È un horror curato e chiuso tra quattro mura dove l’orrore nasce proprio nel vivere quotidiano, nei prati curati come nei vialetti dove trovano posto Cadillac color celestino smorto.
Revolutionary Road è un film terribile pieno di fantasmi interiori, dove paure ancestrali sembrano concretizzarsi. È un film che scarnifica l’esistenza pur tenendosene a distanza, finendo col renderla per quel che è, spesso un coacervo di atti impuri e senza senso. E ancora una volta in Mendes è la famiglia il centro di questa disgregazione, tanto che Revolutionary Road sembra solo una strada più ingiallita dal tempo rispetto a quella al centro di American Beauty, l’esordio che lo ha fatto conoscere al mondo.

In effetti, questa sua ultima pellicola potrebbe giustamente essere letta come un prequel del suo esordio. Cambiano i tempi, appunto, visto che qui siamo nell’America degli anni Cinquanta – quella impiegatizia e omologata, dei treni carichi di pendolari e delle villette a schiera – che Mendes mette in scena (neo)classicamente, ispirandosi a Douglas Sirk ma soprattutto a Kazan. Restano invece questi figli che fuggono dal passato dei propri genitori per poi finirci dentro con tutte le scarpe, questi figli che sembrano speciali, come la coppia felice Frank & April protagonista del film, ma che finisce anch’essa con l’essere inghiottita in quel vuoto disperato che è a volte la vita.
Revolutionary Road è il tramonto di un’epoca, l’ultima fermata del sogno americano, il capolinea dell’illusione che proprio alla metà degli anni Cinquanta è iniziata a svanire, inesorabilmente. Anche Frank & April, allora, una volta saltata quella fermata, saranno condannati anch’essi alla normalità – fatta di freddi gemiti e di orgasmi sempre più fulminei – e a illudersi che la felicità si possa comprare al supermarket.
Mendes sviluppa il suo racconto per tesi, fin troppo chiare ed esplicite e addirittura scontate nel loro stanco evolversi, aderendo totalmente ad un testo sì scattoso ma in realtà assolutamente immobile come i propri personaggi che stanno sempre troppo stretti in questo piccolo mondo da middle-class eppure totalmente a loro agio nella routine quotidiana.

Dominata da un cerebralismo raggelante che rinchiude tutti in un cerchio come fosse un cappio, la pellicola è contrappuntata da personaggi che svolgono fin troppo didatticamente la loro funzione meramente narrativa – come il matto, il jolly che tutto capisce e tutto dice – e da apici visivi, come nel propagarsi deflagrante della tragedia sintetizzato ancora una volta in Mendes da una pozza di sangue che si staglia nel bianco candore di un salotto familiare. Colpisce anche il modo con cui il regista si avvicina alla sua storia, partendo con una ripresa aerea di una città per poi planare su un palazzo e arrivare infine all’interno di un appartamento dove è in corso una festa per (farci) conoscere immediatamente i due protagonisti, scovati quasi per caso in mezzo alla folla. Da lì in poi il tempo sembrerà impazzito, scandito da significative ellissi temporanee eppure praticamente azzerato. Ed è azzerato perché si è rinchiusi in gabbie chiamate case con sbarre chiamate famiglie. Dove la fuga al massimo la si può compiere spegnendo il proprio apparecchio acustico per far svanire pian piano una voce tanto amorevolmente odiata.

Info
Il trailer italiano di Revolutionary Road.
Il trailer originale di Revolutionary Road.
Revolutionary Road sul canale YouTube Movies.
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