Spectre

Spectre

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Il ventiquattresimo film con protagonista James Bond vaga dal Messico a Roma, dall’Europa all’Africa. Sam Mendes firma con Spectre un action dinamitardo, anche se meno convincente del solito.

Il passato è il mio bastonatore

Un misterioso messaggio riguardante il proprio passato convince James Bond a partire verso una nuova missione in Messico, per poi raggiungere Roma, dove incontra Lucia Sciarra, la splendida e intoccabile vedova di un noto criminale. Bond si infiltra in una riunione segreto e scopre l’esistenza di una sinistra organizzazione nota col nome di Spectre. Nel frattempo, a Londra, Max Denbigh, il nuovo capo del Centro per la Sicurezza Nazionale, indaga sulla missione di Bond e mette in dubbio il valore della sezione MI6 guidato da M. Bond di nascosto coinvolge Moneypenny e Q per aiutarlo a trovare Madeleine Swann, la figlia del suo vecchio nemico Mr White, che potrebbe avere la soluzione per risolvere il mistero di Spectre… [sinossi]

Nel nuovo corso dell’Agente 007, dal 2006 con le fattezze di Daniel Craig, si sta facendo di tutto perché venga a galla il passato tormentato e tortuoso dell’agente segreto al servizio di sua maestà la regina. Orfano dei genitori in giovane età, il Bond di Craig è ironico e pungente come da copione, mette in mostra un atletismo superiore a quello della stragrande maggioranza dei precedenti 007 ma denota anche delle fragilità fino a oggi inaspettate. Una melanconia persistente da dieci anni a questa parte pervade il personaggio, illuminando da una nuova angolazione una saga che si perpetua film dopo film da oltre cinquant’anni.
Per Spectre Craig ritrova dietro la macchina da presa Sam Mendes, che l’aveva già diretto nel precedente Skyfall, mentre per Quantum of Solace e Casino Royale la produzione si era affidata rispettivamente a Marc Forster e Martin Campbell; una scelta in qualche modo obbligata, visti gli eccellenti risultati raggiunti da Mendes nella sua prima avventura “bondana”. Però, là dove Skyfall faceva della psicanalisi dei personaggi il suo punto di forza, raccontando sia un protagonista oramai in pensione e costretto suo malgrado a tornare in azione, sia un universo spionistico rabbioso, crudele ma anche dolente, con Spectre si cambia decisamente passo, spostando in maniera sensibile l’ago della bilancia.

L’incipit a Città del Messico, con tanto di centro storico distrutto durante l’affollata festa dei morti e combattimento a bordo di un piccolo elicottero, disegna con estrema precisione l’indole e la timbrica scelta per questo nuovo capitolo, il ventiquattresimo dedicato a James Bond. Un action/thriller in piena regola, in cui l’azione in quanto tale vale più di ogni altra regola e dimensione. Il passaggio da un luogo a un altro, da un emisfero a un altro, è pura conseguenza dell’infinita azione cui è “costretto” l’agente segreto, anche quando la sua stessa istituzione lo mette all’angolo, riducendolo al silenzio.
Se Bond vaga dal Messico a Londra, da Roma alle Alpi austriache e fino in Marocco, non è solo per mettere insieme i pezzi di un enigma dalla cui risoluzione può dipendere il destino dell’intero sistema globale, ma anche e soprattutto perché dall’agire dipende la sua stessa esistenza. Il senso della sua esistenza sullo schermo.
Questa lettura del personaggio permette alla macchina spettacolare veicolata da Mendes di raggiungere nuovi picchi di puro intrattenimento ludico: l’azione in Spectre lascia senza fiato, tra inseguimenti al fulmicotone sul Lungotevere, combattimenti in treni immersi nel nulla del deserto, sparatorie a pochi passi dai ghiacci eterni delle Alpi e chi più ne ha più ne metta. La funzione meramente spettatoriale è dunque assolta nel migliore dei modi, per quanto la regia di Mendes appaia meno a fuoco dell’angolare ed elegante messa in scena sfoggiata in Skyfall.

A venire meno, come si è già scritto, è invece la narrazione del personaggio di Bond. Certo, vengono a galla nuove verità legate al suo passato, odi immersi nelle brume del tempo, ma tutto questo rimane in superficie, come se si trattasse di un orpello divenuto inevitabile per mettere in moto il marchingegno ma ritenuto inessenziale e forse persino fastidioso. Se il nuovo M, interpretato da Ralph Fiennes, fatica a sostituire fino in fondo l’enigmatica, rigorosa ma anche dolce Judi Dench, il film è vivificato dalla presenza in scena di Christoph Waltz, sulfureo e sardonico come sempre. Proprio il parziale spreco del suo personaggio radica l’impressione di una sceneggiatura buttata via con troppa precipitazione, incapace di offrire il doveroso contraltare agli aspetti action della vicenda.
Nulla di deprecabile, ovviamente, ma non si può evitare di considerare Spectre una parziale, seppur minima, delusione. In attesa che l’agente segreto numero 007 si lanci in nuove avventure.

Info
Spectre, il trailer.
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