La matassa

La commedia degli equivoci che si sviluppa ne La matassa ha una sostanza di fondo data dallo script a più mani cui hanno collaborato Ficarra e Picone, il co-regista Giambattista Avellino, ed altri due sceneggiatori: gli esperti Francesco Bruni e Fabrizio Testini.

Non così ingarbugliata

Questa è la storia di una lite, anzi della lite. Quella lite, simile a tante altre che già erano state, ma che allontanò per sempre due fratelli, e le loro famiglie. Due fratelli che avevano sempre vissuto da fratelli, condividendo gioie e dolori, superando insieme le difficoltà della vita e dei loro caratteri, con amore. [sinossi]

La nuova pellicola di Salvatore Ficarra e Valentino Picone non è solo uno strumento per valorizzare l’estemporaneità dei loro guizzi comici, che hanno fatto proseliti tanto al cinema che sul piccolo schermo. Al contrario, senza che ci si debba aspettare chissà quali interpretazioni innovative e taglienti della società italiana, vi sono comunque nello script elementi lavorati con cura tale da rendere La matassa una commedia sufficientemente articolata, attuale, capace inoltre di evocare, almeno nei momenti migliori, qualche genuina emozione. Il segreto di tale riuscita risiede proprio, a nostro avviso, nella volontà dei due artisti di operare in simbiosi con collaboratori validi, la cui vena creativa si è espressa già con un certo slancio in fase di scrittura. La trama del film è solida, difatti risulta efficace, godibile e lineare nonostante dipenda da una piuttosto elementare struttura a flashback, ma soprattutto sa farsi carico intelligentemente di problematiche assai sentite a livello popolare. “Fratelli coltelli”, si sarebbe detto un tempo, ma in questo caso i nostri Ficarra e Picone sono cugini. Ciò cui vogliamo arrivare è che la formula dei loro film si avvale spesso di canovacci, in base ai quali il ciclo continuo di liti e riappacificazioni cui vanno incontro i protagonisti assicura mordente all’intreccio; eppure, se in altri casi il soggetto poteva apparire pretestuoso o fine a se stesso, qui si è scelto di puntare con una certa arguzia su quelle liti famigliari che, specie in periodi di crisi come quello odierno, tendono a dilaniare famiglie italiane troppo prese dalla spartizione di qualche eredità o da altre dispute di natura affine. Ecco dunque in azione i due cugini di opposto temperamento che per anni hanno vissuto senza parlarsi, a causa degli “ordini di scuderia” provenienti dai rispettivi nuclei famigliari, ma che sull’onda di una rocambolesca serie di eventi finiscono per incontrarsi di nuovo, riscoprendo così la loro amicizia infantile. Non senza complicazioni, ovviamente.

Se è proprio il funerale del padre di Paolo a propiziare il fatidico incontro, con lo stesso episodio torna in discussione la proprietà dell’alberghetto che anni prima aveva fatto litigare i genitori dei protagonisti, evidenziando il rischio che i due sprovveduti cuginetti vadano immediatamente incontro agli stessi errori; del resto va precisato che uno, lo scapestrato Gaetano, vive soltanto di espedienti e piccole truffe, avendo messo su un’improbabile agenzia matrimoniale per immigrati desiderosi di regolarizzare la propria posizione; mentre il più compassato e introverso Paolo, da bambino molto affezionato all’altro, si è ritrovato all’improvviso con un bene da amministrare e con un mucchio di debiti, ereditati assieme all’hotel. Quasi naturale che il già precario rapporto tra i due non tardi a diventare esplosivo. Anche perché a intorbidire ulteriormente le acque interverrà presto la mafia, determinata ad esigere da Paolo quel “pizzo” che il padre, a causa delle difficoltà economiche, aveva smesso di pagare da tempo…
La commedia degli equivoci che si sviluppa da questo assunto iniziale ha una sostanza di fondo data, come dicevamo, dallo script a più mani cui hanno collaborato Ficarra e Picone, il co-regista Giambattista Avellino, ed altri due sceneggiatori: gli esperti Francesco Bruni e Fabrizio Testini. Aggiungiamo pure l’apporto di un cast composto da formidabili caratteristi siciliani e non, tra cui il fedelissimo Pino Caruso, Claudio Gioè, Giuseppe Bufera e la bella Anna Safroncik. Aggiungiamo pure la qualità inusuale delle riprese effettuate, prevalentemente, tra Ragusa e Catania. E anche il calore ed il ritmo dello score musicale di Paolo Buonvino. Tutto ciò, al di la delle piccole cadute di gusto rappresentate da alcuni sketch rimasti a un livello di comicità fin troppo infantile, ci porta quasi in automatico a una riflessione: il tono decisamente più modesto dell’ultima fatica di Aldo, Giovanni e Giacomo, ovvero un film fastidiosamente frammentario e disorganico come Il cosmo sul comò, non sarà dovuto a una diseguale capacità di motivare e dare spazio ai propri collaboratori? Nello sbrogliare quest’altra matassa, invece, il gioco di squadra si è visto eccome.

Info
La matassa, il trailer.

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