All About Women

All About Women

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Il maestro del cinema hongkonghese Tsui Hark si dà alla commedia al femminile, con esiti diseguali ma non da sottostimare. All About Women, presentato al Far East Festival 2009 di Udine.

Donne sull’orlo di una crisi di feromoni

All About Women si concentra su tre personaggi. Ou Fanfan, ricercatrice medica in una clinica di Pechino: nascosta dietro occhiali spessissimi, e la pettinatura e il guardaroba più scialbi che si possano immaginare, Fanfan è una brillante giovane ricercatrice ossessionata dall’amore, terribilmente goffa, che si paralizza al solo tocco di un uomo, perfino sulla pista da ballo. Lu Tang, la seconda del trio, non ha bisogno di alcun tipo di supporto farmacologico; con la sua impareggiabile bellezza lei stende sul colpo tutti gli uomini, che si infiammano non appena vengono sfiorati da una delle sue occhiate ardenti. La terza è Ling Tie, patita del punk che canta, scrive romanzi su internet e nel tempo libero pratica la boxe. Il suo compagno fedele (e immaginario) è “X”, una popstar evergreen che lei immagina essere il suo ragazzo, la sua ispirazione musicale e il suo angelo custode… [sinossi]

Parlare di un cineasta come Tsui Hark non è davvero un onere che si può assumere con leggerezza: dal 1979, quando esordì con The Butterfly Murders, film in costume solitamente sottostimato e altresì da riscoprire, il suo approccio alla regia è sempre risultato destabilizzante, sia in senso positivo che negativo. Tsui fa parte di quella ristretta cerchia di cineasti totalmente incapaci di sedersi, animato da una continua spinta al nuovo. Un combattente, se vogliamo semplificare la questione: proprio come la cantante/blogger/boxeur Ling Tie, che mette al tappeto gli uomini sul ring quanto nella vita di tutti i giorni e che sembra posseduta dal demone del punk, quello che coniò lo slogan “Live Fast, Die Young”, Tsui è disposto ad accettare i malrovesci del destino e a ricevere sonore mazzate, sempre pronto a rialzarsi e a partire. I lettori più attenti probabilmente ricorderanno lo sconforto che guidava la nostra penna durante la disamina che fece da corollario alla visione, durante le giornate dell’ultimo Festival del Film di Roma, di Missing, melodramma con venature orrorifiche che lanciava luci tutt’altro che rassicuranti sullo stato di forma di Tsui e del suo cinema. Imbolsito, raffazzonato, perfino anodino, lo stile che era stato fiammeggiante e rivoluzionario dava l’idea di aver bisogno di un bel sonno ristoratore per tornare agli antichi fasti; quale che sia l’alchimia a cui si è affidato il regista hongkonghese – ma oramai di stanza a Pechino – non ci è dato saperlo, ma l’impressione è che quantomeno un pisolino Tsui se lo sia concesso.

Intendiamoci, All About Women non risolve completamente la questione, e la macchina/cinema che Tsui mette in moto paga ancora dazio rispetto all’epoca d’oro, gravida di titoli quali Warriors of the Magic Mountain, Shanghai Blues, Peking Opera Blues, Swordsman, The Blade e Time and Tide; eppure il passo in avanti dopo l’evidente empasse degli ultimi anni (fa in parte eccezione solo l’episodio diretto per Triangle) appare francamente evidente. All About Women trasuda letteralmente di tutto ciò che non ti aspetteresti mai da Tsui Hark: commedia romantica, spassosa ma al contempo estremamente gentile e interamente declinata al femminile. Veniamo resi edotti dell’esistenza di tre ragazze: una soffre di una sindrome che lei stessa definisce “sclerosi selettiva” e per trovare l’anima gemella si mette di buzzo buono a sperimentare sui feromoni; la seconda è una bellissima donna di successo che riesce ad avere tutti gli uomini ai suoi piedi senza sforzo; la terza è  la già citata Ling Tie, sbalestrata giovane che è convinta di essere la compagna di vita di un divo del pop. È intorno a loro che si sviluppa una trama convulsa, perfino troppo sofisticata e complessa in alcuni frangenti – e il finale ci è sembrato un po’ troppo tirato per le lunghe –, scritta dallo stesso Tsui con l’indispensabile aiuto di Kwak Jae-young, che gli aficionados del Far East ricorderanno come regista di My Sassy Girl: un’occasione, forse unica per Tsui, di mettere da parte la cifra autoriale che lo contraddistingue da sempre, e che ha contribuito a conferirgli sul campo il titolo di maestro della new wave di Hong Kong, per affrontare un genere a lui distante.

Ed è proprio in questo incontro/scontro che All About Women mette a segno i suoi colpi migliori: le gag che funzionano con maggior precisione, al di là del buon livello della scrittura, sono quelle in cui Tsui si affida completamente al suo indiscutibile estro registico. È così che vengono alla luce sequenze coreografate con un gusto estetico strabiliante, messa in scena mai statica in cui la macchina da presa diventa la testa di ponte per scardinare le resistenze del genere: la lunga digressione nel ristorante, quando l’uomo di cui è innamorata Fanfan (la scienziata alla ricerca dell’essere umano a lei più compatibile) scopre l’esperimento a cui è stato sottoposto e le tre donne per la prima volta si trovano contemporaneamente in scena – dopo un lungo incipit che ce le aveva presentate separate – è ritmato da un montaggio ai limiti del subliminale, tanto per portare un esempio concreto. Certo, ci verrà detto che altrove il film si sgonfia, e non abbiamo alcuna intenzione di negarlo: ciononostante ci sembra doveroso rimarcare come Tsui sembri essere tornato all’idea di regia come (ri)costruzione perennemente in fieri del preesistente, elemento guida per comprenderne l’importanza a livello hongkonghese e mondiale.
All About Women è un film divertente, ma soprattutto è un film divertito: divertissement forse fine a sé stesso, ma mai particolarmente artefatto nella sua dichiarazione d’intenti. È da qui, per lo meno a nostro avviso, che Tsui deve ripartire per trovare nuovamente la matassa del suo cinema; perché di un regista con il suo sguardo ci sarà sempre bisogno.

Info
Il trailer di All About Women.

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