Astro Boy

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Astro Boy offre le cose migliori dal punto di vista visivo, come la sequenza della creazione del protagonista, l’atterraggio sull’immensa discarica di rifiuti, il ritrovamento del robot Zog, molto simile, anche per la naturale carica di simpatia e umanità, al celeberrimo Boss Robot. Narrativamente, nonostante più di uno spunto interessante, il secondo lungometraggio diretto da David Bowers mostra invece tutti i suoi limiti.

Nel nome del padre

Astro Boy è l’avventurosa storia che descrive le origini di un supereroe. Nel futuristico mondo di Metro City, una splendente metropoli che si trova nel cielo, il brillante scienziato dott. Tenma decide di creare Astro Boy, affinché prenda il posto del figlio tragicamente scomparso. Lo scienziato programma la sua creatura con i più alti valori e con le migliori caratteristiche umane possibili, dotandola di straordinari super poteri. Ben presto, però, Astro Boy mostra di non essere in grado di soddisfare le aspettative del padre e il piccolo Robot deve affrontare la dura realtà di non essere umano. Tratto dall’omonimo famosissimo manga creato da Osamu Tezuka… [sinossi]

Non è facile accostarsi ad Astro Boy senza pregiudizi e preconcetti. Coproduzione internazionale, tra Stati Uniti, Giappone e Hong Kong, affidata al regista britannico David Bowers, già autore del simpatico lungometraggio in computer grafica Giù per il tubo (2006), Astro Boy cerca di aggiornare il mito del bambino robot creato dalla fantasia e dal genio di Osamu Tezuka, “Dio dei manga” e “padre degli anime”. Tra fumetto e serie televisive, i confronti col nuovo prodotto sono inevitabili e molti fan, probabilmente, non saranno di animo buono. Eppure, questa rischiosa operazione si rivela mediamente apprezzabile, nonostante alcuni difetti e la poca voglia (o possibilità) di osare, di spingersi oltre il garbato ma prevedibile prodotto per ragazzini e bambini.

Segnaliamo subito due evidenti caratteristiche della versione in computer grafica del robottino tezukiano: il mecha design è gradevole e convincente (con una nota di merito per l’imponente robottone Zog), mentre lascia molti più dubbi la realizzazione dei personaggi umani, sempiterno problema dell’animazione in CG. Nonostante la natura caricaturale dei vari Tenma, Elefun e Ham Egg, i volti risultano ancora troppo statici e poco espressivi. Nel complesso, la qualità tecnico-artistica è buona, con delle ambientazioni curate e dettagliate, anche se qualche fondale secondario è piatto e monocromatico. Si potrebbe quasi parlare, nonostante la diversa casa di produzione, di una certa continuità tra Giù per il tubo e l’opera seconda di Bowers.

Astro Boy offre le cose migliori dal punto di vista visivo, come la sequenza della creazione del protagonista, l’atterraggio sull’immensa discarica di rifiuti, il ritrovamento del robot Zog, molto simile, anche per la naturale carica di simpatia e umanità, al celeberrimo Boss Robot, spalla comica nel manga e nella serie nipponica Il Grande Mazinga. Narrativamente, nonostante più di uno spunto interessante, il secondo lungometraggio diretto da David Bowers mostra invece tutti i suoi limiti. Emblematica la sequenza dell’atterraggio di Astro sulla discarica in cui i vecchi robot vengono scaraventati: dopo i primi secondi, in cui l’atmosfera cupa e la raccapricciante massa di rottami sembra aprire a interessanti riflessioni e prese di coscienza, la pellicola torna immediatamente sui binari prestabiliti, sfoderando una serie (inutile) di personaggi buffi, di mascotte buone per un paio di gag nemmeno troppo riuscite. Eppure, almeno per alcuni istanti, la raggelante maestosità delle montagne di acciaio e ruggine ci aveva riportato alla potenza visiva dei grattacieli di rifiuti di WALL-E (e, per allontanarsi sempre più da logiche fanciullesche, al poco conciliante Alita di Hiroshi Fukutomi). Peccato. Astro Boy, col suo essere in bilico tra Pinocchio e Oliver Twist (Ham Egg è, non a caso, una sorta di Fagin rabbonito…), con l’animazione di buona fattura, la gradevole colonna sonora di John Ottman (Operazione Valchiria, Superman Returns) e con tutte le potenzialità narrative/riflessive offerte dal mondo robotico e dalle suggestioni cyber-punk, avrebbe potuto puntare più in alto.

Chiudiamo con un’annotazione sul doppiaggio: ancora una volta, seguendo una prassi poco accorta, la versione italiana è stata affidata, almeno per alcuni ruoli, a doppiatori non professionisti. Una scelta che continuiamo a non capire e a rifiutare fermamente.

Info
Il sito ufficiale di Astro Boy.
Il trailer italiano di Astro Boy.
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