L’amore fa male

L’amore fa male

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L’amore fa male mette in scena cliché in cerca di spessore, intrecciando inutilmente i destini sentimentali di personaggi dalla discutibile moralità e dalla immeritata fortuna. Molti snodi narrativi risultano meccanici, spesso frettolosi, mentre la logica dell’accumulo non paga: la figlia disabile, il marito gay, la mamma troppo disinibita, il maritino ipocrita e fedifrago e il regista sporcaccione non riescono a comporre un quadro realistico e credibile, ma sembrano il riflesso di un immaginario televisivo.

Mis(s)understanding

Germana è un’attrice disoccupata e madre di una ragazzina, Monica. Amante del maturo Massimo, ricco avvocato romano, per caso incontra l’affascinante Gianmarco, col quale intreccia una coinvolgente storia d’amore. Intanto l’amica Elisabetta, giovane medico in crisi col marito Aldo, invita Germana a fare un viaggio in Sicilia. Durante la vacanza, tra le due donne, pur nelle rispettive diversità di vita, si rinsalda il rapporto di amicizia, proprio mentre affiorano per entrambe una serie di risvolti inaspettati e crude verità… [sinossi]

Nicole Grimaudo e Gianmarco Pozzecco. È la bella attrice siciliana la nota lieta dell’esordio L’amore fa male di Mirca Viola, regista/sceneggiatrice che sembra troppo indecisa tra (melo)dramma e commedia, tra un ritratto spietato delle faccende amorose e matrimoniali e una commediola balneare e assolutoria. La solare Nicole si carica sulle spalle dialoghi e situazioni mal gestite da una sceneggiatura da sceneggiato, e riesce a tenere in piedi un personaggio che altrimenti si sarebbe smarrito nella forzata geometria dello script – le suggestioni altmaniane sono sabbie mobili per molti registi e sceneggiatori. E poi c’è il Poz, alias Gianmarco Pozzecco, ovvero uno dei più talentuosi e divertenti giocatori di basket degli ultimi vent’anni. Per lui un cameo nel finale, giusto qualche inquadratura: il pensiero corre veloce a un altro film sui disastri sentimentali, Amici di letto di Will Gluck, in cui il sempre bravo Woody Harrelson ci delizia con alcuni istanti di street basket: nella patria dei cinepanettoni e delle commedie usa e getta, culliamo l’illusione di un film sulla pallacanestro col Poz.

Diane Fleri e Claudio Bigagli. Alla sua opera prima, Mirca Viola riesce a mettere in piedi un cast di tutto rispetto, nonostante qualche scelta poco fortunata e qualche ruolo di contorno scritto e interpretato con approssimazione; è soprattutto nella seconda parte, ambientata in Sicilia, che il film si inabissa, appesantito non solo dai toni melensi ma anche da una patinata e disturbante rappresentazione di un gruppetto di ragazzi in vacanza. I buoni attori a disposizione sono ingabbiati in ruoli di secondo piano, con poche sequenze: l’affascinante Diane Fleri ha più déshabillé che battute e il solido Bigagli, da qualche stagione alle prese con progetti che non gli rendono giustizia, fa quel che può. Davvero poco credibile la coppia che scoppia Bigagli/Massimo & Stefania Rocca/Germana, costruita su due eccessi narrativi: lui grigio avvocato che vorrebbe fuggire da una famiglia inerme e sottomessa, lei un’aspirante attrice perennemente sopra le righe, quarantenne straordinariamente immatura ed egocentrica.

L’amore fa male? Mirca Viola cerca di raccontare, in un accumulo di tradimenti, menzogne, sotterfugi e piccole e grandi meschinità, l’instabilità dell’amore, della famiglia: relazioni che finiscono e relazioni che non sono mai iniziate, storie clandestine e amplessi furtivi, mogli a casa e padri nei letti sbagliati, figli in catatonica attesa di un minimo di considerazione… L’amore fa male mette in scena cliché in cerca di spessore, intrecciando inutilmente i destini sentimentali di personaggi dalla discutibile moralità e dalla immeritata fortuna. Molti snodi narrativi risultano meccanici, spesso frettolosi (torniamo in Sicilia: dialoghi e scelte registiche non aiutano il sofferto outing di Aldo/Stefano Dionisi), mentre la logica dell’accumulo non paga: la figlia disabile, il marito gay, la mamma troppo disinibita, il maritino ipocrita e fedifrago, il regista sporcaccione e via discorrendo non riescono a comporre un quadro realistico e credibile, ma sembrano il riflesso di un immaginario televisivo.

Stefania Rocca. Perennemente in bilico precario su tacchi troppo alti, nata per sbagliare sempre e comunque, per rovesciare bicchieri e matrimoni, madre più infantile della propria figlia, inaffidabile, superficiale e priva del talento necessario, l’aspirante attrice Germana costringe la volenterosa Stefania Rocca a un ruolo ostico, una scheggia impazzita che avrebbe dovuto portare un po’ di brio in questa somma di drammi. Ma anche Germana, tra quadretti rosei e una voce narrante fuori posto, non riesce a sfuggire a un finale inutilmente consolatorio.

Info
Il trailer ufficiale de L’amore fa male.
La pagina facebook de L’amore fa male.
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