Battleship

Battleship

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Azione, patriottismo ma anche tanta ironia, in Battleship di Peter Berg, blockbuster ispirato alla Battaglia navale della Hasbro.

A Soldier from Missouri (In the Navy)

Un manipolo di eroi terrestri è costretto a ingaggiare una lotta all’ultimo sangue contro una forza superiore attraverso mari, cieli e terra di tutto il pianeta. La posta in palio è la sopravvivenza… [sinossi]

Esistono due modi diversi e antitetici per approcciarsi da spettatori a un film come Battleship, opera sesta del tuttofare Peter Berg (tra le sue regie vale la pena citare quantomeno il divertente e programmaticamente scorretto Cose molto cattive e il solitamente sottostimato Hancock). Il primo concerne una visione attenta, concentrata sui minimi particolari destinati inevitabilmente a non tornare al proprio posto, pronta a bacchettare la storia ogni qual volta fa capolino il demone dell’esaltazione della forza militare e della visione manichea e patriottarda della società: un punto di vista legittimo, che punta l’accento sugli aspetti più deteriori dell’avventura marina creata ad hoc per far tornare in auge la celeberrima “Battaglia navale” della Hasbro. Altrettanto legittimo appare però abbandonarsi alla visione senza alcuna intenzione di concedere la benché minima credibilità alla storia che sta prendendo corpo sul grande schermo: la vicenda del giovane e scapestrato – nonché impulsivo – tenente Alex Hopper, che si trova suo malgrado costretto a fronteggiare una devastante invasione aliena nel bel mezzo dell’oceano Pacifico, alle Hawaii, durante l’annuale RIMPAC (l’esercitazione marittima più grande e famosa del mondo), è in fin dei conti solo l’escamotage utilizzato da Berg per dare corpo a un progetto granitico, dal potenziale spettacolare pressoché infinito. Dopotutto il marchio della Hasbro fa tornare subito in mente i Transformers, vale a dire alcune tra le più oliate (economicamente parlando) macchine da blockbuster viste a Hollywood nell’ultimo decennio: ciononostante Berg non si lascia prendere la mano dal giocattolo che gli è stato donato e porta a termine un’operazione che a tratti sembra prendere le forme, sghembe e paradossali, di una rilettura critica e sarcastica dei mastodonti produttivi cui viene naturale accostare il nome di Michael Bay.

Nei suoi momenti più ispirati, infatti, Battleship convince soprattutto per la sua capacità di non prendersi mai eccessivamente sul serio, minando in continuazione tutti i climax emotivi che sembrerebbero preludere a una spinosa discesa negli inferi della fastidiosa retorica militare: si prenda ad esempio il modo in cui viene elegantemente gestito il passaggio da una frase spudoratamente populista come “Moriremo tutti… ma non oggi!” a una riflessione divertita e sbeffeggiante sul pensiero di Sun Tzu.
Battleship è letteralmente disseminato di queste rapsodiche incursioni nel faceto, e il regista arriva a rischiarle persino in alcuni passaggi di fondamentale importanza per lo sviluppo narrativo del film (ad esempio la sequenza più ispirata vede il controllo radar della posizione in mare del nemico trasformarsi in un amabile omaggio alle regole basilari di “Battaglia navale”). Certo, ogni qual volta la sceneggiatura abbassa la guardia irrompono in scena tutti i difetti tipici di una produzione di questo tipo, infarcita di elogio della forza, totale disinteresse allo studio psicologico del “nemico”, suddivisione inequivocabile tra il Bene e il Male: e poco importa se in realtà qualche informazione non banale sulla natura degli extraterrestri viene accennata nel corso del racconto. Ma in fin dei conti Battleship non è molto di più di un veicolo spettacolare, in cui tutto (o quasi) viene sacrificato sull’altare della sequenza mozzafiato e dell’effetto speciale più destabilizzante, e sotto questo punto di vista va dato atto a Peter Berg di aver condotto in porto – è il vero caso di dirlo – un’operazione senza dubbio in grado di soddisfare il palato del pubblico ammirato dalle derive più fracassone del cinema. Sottotraccia, per di più, il film fa passare un discorso non abituale sulla necessità della cooperazione internazionale per affrontare le disavventure belliche, ben distante dall’unilaterale prova di forza tipica del cinema di Bay: dopotutto siamo in piena epoca Obama e il film si svolge proprio alle Hawaii, luogo di nascita del presidente degli Stati Uniti.

Insomma, tra una svisata demenziale (la gag dei chicken burrito), l’esordio al cinema di Rihanna, la presenza di un Tadanobu Asano che meriterebbe parti più elaborate e bombardamenti a raffica Battleship trova un suo spazio ben definito all’interno della produzione action e fantascientifica contemporanea. Nulla per cui valga la pena stracciarsi le vesti, ma il classico film di fronte al quale viene naturale staccare il cervello per due ore.

Info
La pagina facebook di Battleship.
Il sito ufficiale di Battleship.
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