Titanic 3D

Titanic 3D

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Titanic di James Cameron ritorna in sala a quindici anni dalla sua prima apparizione, quella che sconvolse gli equilibri economici hollywoodiani con un successo senza precedenti; se la scelta di rilavorare il film con la tecnica stereoscopica lascia freddi, non si può non restare annichiliti durante l’ultima ora e un quarto, dimostrazione di grandeur e di spettacolo per lo spettacolo che in pochi oggi possono permettersi.

Le ragazze di prima classe

Il transatlantico Titanic, considerato un gioiello tecnologico e il più lussuoso piroscafo da crociera mai realizzato, salpa dall’Inghilterra il 10 aprile 1912 con oltre 1500 passeggeri a bordo per il suo viaggio inaugurale. I viaggiatori sono collocati in tre classi, riflesso delle differenze sociali. Ma il destino porta ad annullare queste differenze tra Rose DeWitt Bukater (rappresentante dell’alta borghesia americana, soffocata dal peso dei ruoli e dagli obblighi della società) e Jack Dawson, giovane disegnatore libero e indipendente, passeggero di terza classe… [sinossi]
E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello,
quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare,
pensò “Magari con un po’ di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare”.
E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica,
per noi ragazze di prima classe che per sposarci si va in America.
Francesco De Gregori, Titanic.
La nave è fulmine, torpedine, miccia,
scintillante bellezza, fosforo e fantasia,
molecole di acciaio, pistone, rabbia,
guerra lampo e poesia.
In questa notte elettrica e veloce,
in questa croce di Novecento,
il futuro è una palla di cannone accesa
e noi la stiamo quasi raggiungendo.
Francesco De Gregori, I muscoli del capitano.
Lo spettacolo è il capitale a un tale grado di accumulazione
da divenire immagine
Guy Debord, La società dello spettacolo.

Nell’aprile del 2012 anche il pubblico italiano, come l’anziana Rose interpretata da Gloria Stuart (una carriera lunga più di settant’anni, iniziata all’ombra di maestri hollywoodiani come John Ford, James Whale e  Archie Mayo e conclusa con La terra dell’abbondanza di Wim Wenders) ha l’occasione di tornare nuovamente sul Titanic, luogo della memoria e del sogno infranto del tonitruante capitalismo pre-bellico: se all’anziana superstite della più celebre tragedia marittima di ogni tempo questo evento dona la possibilità di aprire finalmente i segreti tenuti celati nel cuore (dell’oceano?) per la bellezza di ottantacinque anni, gli spettatori riescono a ritrovarsi faccia a faccia con un film che ha letteralmente cannibalizzato l’industria cinematografica sul finire del millennio. Un successo planetario di portata così ampia da riscrivere qualsiasi record di incasso rintracciabile fino a quel momento: un fenomeno a suo modo profondamente culturale, capace di generare un culto ossessivo-compulsivo fino a quel momento privilegio esclusivo (o giù di lì) di saghe fantascientifiche come le lucasiane Guerre stellari o Star Trek. Un film monstre, capace di andare ben al di là probabilmente delle stesse speranze della produzione e degli intimi desideri di James Cameron, segnato a tal punto dalla fatica da abbandonare progetti cinematografici per oltre un decennio, fino al progetto altrettanto faraonico – per quanto riguarda le forze messe in campo, ma anche sotto il profilo del guadagno di cassetta – di Avatar.

Non è facile riappropriarsi dell’immaginario di Titanic a quindici anni dalla sua apparizione sugli schermi cinematografici di tutto il mondo, e il fatto che l’occasione sia quello di vederlo rilavorato sfruttando la tecnologia stereoscopica rende il tutto ancora più complicato: se da un lato l’utilizzo della tridimensionalità appare quasi inevitabile per dare ulteriore profondità allo spazio messo in scena da Cameron (angusto, ritorto su se stesso eppure capace di generare un horror vacui in continua progressione, fino all’inquadratura a piombo dalla chiglia della nave impennata giù, fino al più cupo e mortale buio dell’oceano), dall’altro permane l’impressione di una soluzione tecnicamente ineccepibile ma inessenziale ai fini del godimento scopico. Un orpello del quale si sarebbe potuto fare tranquillamente a meno, non fosse per le infinite possibilità di guadagno che esso reca con sé: ma a conti fatti ciò che appare evidente nella ri-uscita di Titanic è la divisione in due tronconi netti del film. Nella realtà esistono infatti due Titanic: il primo è un’opera di media sceneggiatura, love story fin troppo prevedibile che utilizza tutti i cliché del caso per cercare di rendere credibile il colpo di fulmine tra la “ragazza di prima classe” (per citare Francesco De Gregori) e lo scapestrato artista squattrinato che ha vinto il suo biglietto di terza classe a una fortunata mano di poker. Un’operazione di difficile riuscita, sia per alcune situazioni piuttosto raffazzonate in fase di scrittura sia per la malriuscita messa a fuoco del personaggio di Kate Winslet (eccellente come al solito, invece, Leonardo Di Caprio), eccessivamente sopra le righe, melodrammatico nel senso più deteriore del termine. Assai diversa la questione quando irrompe in scena il secondo Titanic, vale a dire quello che va dalla collisione con l’iceberg fino all’affondamento del transatlantico: questa seconda metà di film, che si adagia su ritmi e timbriche completamente diverse, vale da sola il prezzo del biglietto, anche maggiorato per via del 3D. Una monumentale ricostruzione storica che, come sempre nel cinema bigger than life di Cameron, diventa elogio della macchina/cinema come elemento detonatore dell’immaginario, spettacolo per lo spettacolo.

Un approccio che inevitabilmente non può che far passare in secondo piano le storture di classe che evidenziò senza possibilità di smentita la tragedia del Titanic (e qui si rimanda alla citazione di Guy Debord che appare in testa a questa recensione): Cameron non si nasconde dietro un dito e qua e là si sofferma sul mostruoso squilibrio nella percezione del viaggio tra chi viveva nella bambagia e i proletari che sognavano di trovare la fortuna oltreoceano, ma si tratta comunque di una visione episodica, del tutto lontana da una comunque doverosa interpretazione politica di quanto accadde all’epoca. Lo stesso personaggio di DiCaprio, nonostante non abbia un soldo in tasca, sembra tenersi ben lontano dalla cabina che gli è stata assegnata, e si muove nella terza classe come elemento di confine, mai realmente partecipe delle disgrazie dei suoi compagni di (s)ventura.
Rimane la potenza deflagrante di un film che ha sfidato con successo l’industria hollywoodiana mostrandosi solo all’apparenza fuori tempo massimo, omaggio al fiammeggiante tempo che fu ma già proiettato verso il futuro. Probabilmente non c’era bisogno di ammirarlo anche in 3D, ma c’è ancora la possibilità di rimanere a bocca aperta davanti all’ultima ora e un quarto. E non è cosa da poco.

Figlio che avevi tutto e che non ti mancava niente
e andrai a confondere la tua faccia con la faccia dell’altra gente
e che ti sposerai probabilmente in un bordello americano
e avrai dei figli da una donna strana e che non parlano l’italiano.
Ma mamma io, per dirti il vero, l’italiano non so cosa sia,
e pure se attraverso il mondo non conosco la geografia.
In questa nera nera nave che mi dicono che non può affondare…
Francesco De Gregori, L’abbigliamento di un fuochista.
Info
Il trailer italiano di Titanic 3D.
Titanic sul canale Film su YouTube.
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