I mercenari 2

I mercenari 2

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Tornano i mercenari capitanati da Sylvester Stallone tra esplosioni in grande stile, sparatorie senza fine, inseguimenti mozzafiato e combattimenti corpo a corpo all’ultimo sangue.

Tutti insieme violentemente

Dopo la perdita di uno degli uomini nella precedente missione, il gruppo di mercenari che fa capo a Barney, accetta una nuova missione. All’apparenza facile ed ordinaria, l’operazione si trasforma subito in un incubo con la squadra che si ritroverà in una trappola con in gioco gli equilibri nello scacchiere del potere mondiale… [sinossi]

Stallone, Willis, Van Damme, Lundgren, Norris, Statham, Jet-Li e Schwarzenegger; non si tratta di una collezione di pezzi d’antiquariato del cinema action esposta in un museo, tantomeno della lista degli ospiti d’onore di qualche festa per il pensionamento; piuttosto di una vera e propria reunion in pompa magna di veterani che nel suddetto genere hanno evidentemente ancora, anzi molto, da dire. Parte di loro aveva già abbracciato il progetto nel 2009, quello che aveva messo il caro vecchio Sly a tirare le fila dietro e davanti la macchina da presa de I mercenari (The Expendables), sparatutto old style che aveva letteralmente mandato su di giri le platee l’anno successivo. Con qualche new entry nel cast rispetto al primo capitolo e un passaggio di testimone da Stallone a Simon West per quanto riguarda la regia, arriva finalmente nelle sale nostrane l’atteso sequel.

Messa da parte la più scontata e facile delle ironie sull’aspetto anagrafico del parco attori è, infatti, tornato il momento di darci dentro con un action che sa come intrattenere il pubblico dal primo all’ultimo fotogramma utile, dall’interminabile e pirotecnico prologo in quel del Nepal che mette subito le cose in chiaro al super finale ambientato nell’aeroporto. La musica, infatti, non cambia, così come gli ingredienti che hanno fatto la fortuna della pellicola d’esordio: esplosioni in grande stile, sparatorie senza fine, inseguimenti mozzafiato e combattimenti corpo a corpo all’ultimo sangue. Anche l’estetica rimane invariata, con una fruizione che non concede un attimo di respiro allo spettatore. Ne viene fuori un approccio sopra le righe, persino videoludico vista la facilità con la quale vengono abbattuti come birilli in rapida successione i nemici di turno. Il regista statunitensi asseconda in tutto e per tutto questo stile da videogame, lui che nel 2001, tra pochi alti e molti bassi, aveva portato le avventure di Lara Croft sul grande schermo nel primo Tomb Raider. Senza dimenticare che nel suo esordio del 1997, ossia Con Air, l’effettistica da spot televisivo la faceva da padrona. Ne I mercenari 2 questo stesso approccio si sposa alla perfezione con gli intenti e la natura del progetto, esattamente il contrario di quanto avvenuto invece con il mediocre La figlia del generale, thriller di ambiente militare cupo e perverso, permeato di sorda violenza, con il quale West portava al cinema senza gloria l’avvincente opera letteraria di Nelson DeMille.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, si passa dall’ambientazione centro-americana ai Balcani, ma il menù è ugualmente gustoso e offre una vicenda di vendetta al posto della classica missione di recupero, pur sempre in ambiente ostile. La storia e il plot restano mere pezze d’appoggio per dare vita a un altro show dinamitardo, dove le sole scene d’azione valgono il prezzo del biglietto. La pochezza di originalità e la penuria narrativa saranno pure il tallone d’Achille, ma il mix di azione, avventura e commedia, offerto da Stallone & Co. allo spettatore, è quello che ogni action-movie ritenuto tale dovrebbe portare sul grande schermo. Una cosa deve essere però chiara sin dall’inizio, almeno quanto lo era stata due stagioni fa: più ci si sforza di prendere sul serio ciò che scorre sullo schermo, più ci si rende conto che è il film stesso a non volerlo. Per questo motivo I mercenari 2 deve essere visto e giudicato per quello che è e che vuole essere, senza se e senza ma, ossia puro e spassionato divertimento. E quest’ultimo davvero non manca, con un tasso ironico che aumenta a dismisura e dà quel tocco in più all’operazione, attenta precedentemente a non tradire le attese soprattutto sul fronte dinamico e balistico. West fortunatamente fa il suo, cercando l’equilibrio tra le parti statiche e quelle comiche (con qualche vena drammatica), giocando con la platea, con la macchina da presa e con il nutrito gruppo di interpreti a disposizione, nel quale spiccano ancora in grandissima forma un Van Damme (in compagnia del suo storico calcio a elica) che non era così cattivo da Aquila nera (1988) di Eric Karson e un divertentissimo Chuck Norris versione back in action che rispolvera i bei tempi che furono di Delta Force e Rombo di tuono.

Il tutto sfocia nella goliardia, nella parodia e nel sarcasmo, con battute irresistibili e una mezza dozzina di scene destinate a non tramontare (il duetto tra Norris e Stallone nel quartiere abbandonato, la sparatoria nella Smart al check in dell’aeroporto che vede impegnati Willis e Schwarzenegger), così come non tramonteranno mai nell’immaginario comune coloro che le hanno pronunciate.

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