Red Lights

Red Lights

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Tra presunte riflessioni su scienza e fede e su irrazionalità e rigore, Red Lights non ne sceglie nessuna e vaga nebuloso in un monocorde accumulo di colpi di scena.

It’s just an illusion

Due importanti ricercatori di fenomeni paranormali affrontano la loro sfida più grande quando iniziano a mettere in dubbio la reputazione di un potente e misterioso sensitivo. La dottoressa Margaret Matheson e il suo collaboratore, Tom Buckley sono i più famosi investigatori di fenomeni paranormali. Scettici per professione, hanno smascherato decine di falsi lettori del pensiero, di cacciatori di fantasmi, e di guaritori. Ma quando il leggendario sensitivo non vedente Simon Silver riappare dopo un’assenza di 30 anni, Matheson, sua impavida avversaria di un tempo ha paura e consiglia a  Buckley di farsi da parte. Buckley invece  è deciso a smascherare Silver… [sinossi]

Scienza e paranormale, razionalità e credenze popolari: è attorno a queste dicotomie che si sviluppa Red Lights, opera terza di Rodrigo Cortés, il giovane e acclamato regista spagnolo che con Buried – Sepolto si è imposto nel panorama internazionale dando vita a un piccolo e inaspettato caso cinematografico che gli ha fatto guadagnare oltre trenta premi in festival sparsi in tutto il mondo.
Red Lights affronta il tema del paranormale iscrivendolo nel territorio del thriller e giocando sulle atmosfere oscure e inquietanti proprie del tema: il confine fra realtà e percezione è sottile e molto spesso i contorni e le demarcazioni sono rese più confuse e impalpabili dal potere della suggestione, ed è proprio sulla fascinazione e sul tarlo che può insinuarsi anche nella mente più logica e razionale che si concentra Cortés che sfrutta le vicende di un piccolo team di scienziati specializzati nello studio dei fenomeni soprannaturali per affrontare il tema della manipolazione collettiva, del potere mediatico e della ricerca della verità. Il progetto infatti – concepito dal regista come un “thriller politico ispirato a film come Tutti gli uomini del Presidente” – affianca all’aspetto più strettamente investigativo uno spunto d’indagine para-psicologica, orientata verso la comprensione e l’analisi di quei meccanismi che stanno alla base delle percezioni e delle credenze relative all’universo socio-mediatico del paranormale: Red Lights tiene conto delle singole drammatiche storie di famiglie assetate di speranza che affidano ai “santoni di turno” i loro ultimi tragici barlumi di fiducia nel futuro ma finisce per puntare i riflettori con maggiore insistenza su tutto quel grande e misterioso sistema di comunicazione e suggestione di massa che spesso sta alla base del successo dei medium, dei guaritori e dei predicatori.

Rodrigo Cortés si dimostra abile nella gestione “claustrofobica” che caratterizza tutta la prima parte dello sviluppo della pellicola: finché si mantiene nel territorio dello studio e dell’indagine vera e propria volta a smascherare i medium ciarlatani, il film è ben ritmato e coinvolgente, le atmosfere sono plumbee e al contempo nebbiose, sinistramente evanescenti mentre luci e ombre si scontrano e combattono in salottini domestici tanto accoglienti quanto minacciosi, tra tavolini destinati alla levitazione e luci soffuse. Peccato che poi lo script perda d’incisività quando si concentra sul misterioso e potentissimo Simon Silver (De Niro), il sensitivo guaritore attorno al quale si addensano inquietanti coincidenze: la lotta personale del combattivo Tom Buckley (Murphy) si sviluppa in un crescendo di cupezza e angoscia che però fatica a superare la barriera dello schermo, rivelandosi in verità piuttosto debole.
Difetto principale di Red Lights pare essere proprio l’assenza di autentico pathos, l’incapacità di coinvolgimento emotivo nella storia, la difficoltà nell’avvicinarsi con partecipazione alle vicende dei protagonisti: così come il team di investigatori si concentra su quei piccoli dettagli (le “red lights” del titolo) che denunciano le truffe dei sensitivi e degli imbonitori, il film sembra concentrarsi più sulla ricostruzione minuziosa di alcuni particolari piuttosto che sul respiro generale della pellicola che arranca e si arrotola in una serie di rimandi più o meno espliciti alla ricerca della propria identità in bilico fra ciò che realmente si è e come si preferisce apparire.

Ai già citati Cillian Murphy e Robert De Niro si affiancano Sigourney Weaver, Elizabeth Olsen e Toby Jones: Rodrigo Cortés può contare su un cast di prim’ordine e certamente il film deve molto alla solidità delle loro interpretazioni ma anche qui la sensazione è che non si sia riusciti a sfruttare davvero le potenzialità del progetto, con una declinazione dei personaggi non così elaborata e tridimensionale ma che si limita a squadrarne le caratteristiche.
Il film non pare nemmeno troppo interessato a immergersi compiutamente nel dibattito fra fede e scienza, fra irrazionalità e rigore logico e finisce per impantanarsi in una “terra di mezzo” fumosa nella quale le due realtà coesistono e si intrecciano, in un susseguirsi di presunti colpi di scena che non paiono aggiungere slancio ed energia al progetto: così, se in molti dietro alla costruzione di Red Lights hanno ravvisato eco nolaniane ispirate a The Prestige e al suo imperativo sull’osservare (e il non limitarsi a vedere), Cortés suggerisce attraverso le sue dichiarazioni una lettura metaforica sul mondo del cinema e sulle sue dinamiche. Peccato che la costruzione generale del film sia troppo esile per sostenere le tante sovrastrutture che dovrebbero andare ad arricchire il piano dell’azione, e fra suggestioni varie sulla percezione e la ricerca d’identità il film dimentica quale sia la propria direzione prendendo le forme di un’operazione davvero poco accattivante che vorrebbe insinuarsi fra le pieghe della psiche ma che sembra trovare una dimensione più “concreta” solo solo quando abbandona le congetture mentali e si lascia travolgere (letteralmente) dallo scontro fisico nel palcoscenico piastrellato di un’aggressione ultra-violenta in un bagno pubblico.

Info
Il trailer di Red Lights.
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