Dark Places – Nei luoghi oscuri

Dark Places – Nei luoghi oscuri

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Nonostante l’origine, nella penna della scrittrice Gillian Flynn, autrice di Gone Girl, Dark Places – Nei luoghi oscuri è un thriller anonimo e goffo, che spreca malamente le buone suggestioni del soggetto.

Memorie svogliate

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È stato preceduto, un po’ pomposamente, da un lancio che lo accostava al fincheriano Gone Girl – L’amore bugiardo (sulla base dell’analoga origine letteraria, nella penna della scrittrice Gillian Flynn); e in effetti, in questo Dark Places – Nei luoghi oscuri, l’attenzione per l’universo femminile, macrocosmo filtrato dallo sguardo del regista Gilles Paquet-Brenner, è del tutto trasparente. Sguardo che superficialmente si potrebbe definire rovesciato, rispetto a quello che informava di sé il film di Fincher: qui, le donne protagoniste (il personaggio principale col volto di Charlize Theron, le sue tre familiari uccise) appaiono vittime di manipolazioni, violenze fisiche e mentali, e angherie, tutte interne al mondo maschile. Anche in questo caso, tuttavia, la realtà di un passato tutto da ricostruire (nella detection, ma anche nella memoria della protagonista) si rivelerà più complessa e sfuggente, e dai ruoli molto meno cristallizzati. Proprio in un soggetto magmatico e dai contorni sfocati, oggetto di una complessa operazione di ricostruzione (portata avanti parallelamente dal racconto, tra passato e presente) sta in effetti l’elemento più interessante del film diretto dal regista francese: elemento che, diciamolo subito, è tuttavia mutuato integralmente dalla sua fonte letteraria.

Proprio il fascino del soggetto, la sua capacità di cambiare pelle e di scavare in temi come la memoria e la sua fallacia (nonché il suo collegamento col motivo, sempre in primo piano, degli affetti) fanno aumentare il rimpianto per il risultato cinematografico, invero modesto, del film di Paquet-Brenner. I motivi e le suggestioni messe sul campo, in una struttura da thriller classica quanto funzionale, meritavano un approccio meno scolastico e anonimo alla messa in scena. Il regista francese, qui alle prese con una co-produzione franco-statunitense, non sembra, evidentemente, avere il genere nelle sue corde; la piattezza della regia, il suo scivolare tra passato e presente con uguale disinteresse (e incapacità di costruire un’atmosfera compiuta e armonica), la pesantezza e gratuità delle soluzioni messe in campo (l’estetica da found footage nelle sequenze iniziali) tolgono presto interesse e presa emotiva alla visione. La stessa, goffa gestione del montaggio tra i due piani temporali, a volte all’insegna di un pedante e forzato parallelismo (come nella scena conclusiva) testimonia di un’evidente mancanza di idee dal punto di vista registico; risultato, probabilmente, della scarsa dimestichezza del regista con le regole e l’estetica del genere.

In un soggetto che ha più di un punto di contatto con i recenti thriller letterari nordici (viene in mente la saga di Millennium, anche nella presentazione della protagonista) è senz’altro interessante la scelta dell’ambientazione, a creare un efficace contrasto con i motivi di base della storia: le assolate location rurali del Kansas vengono rese con una fotografia (opera di Barry Akroyd, collaboratore abituale di Ken Loach) desaturata e neutra, che sceglie volutamente la bassa definizione e l’assenza di profondità di campo. L’approccio, che vuole probabilmente risultare straniante, ribadisce la natura tutta mentale dei luoghi oscuri del titolo; ma appare in sé anche abbastanza gratuito, inserito com’è in una generale impostazione di regia tanto pesante e poco dinamica.
La natura puramente epidermica dello sguardo di Dark Places – Nei luoghi oscuri, e l’evidente svogliatezza da parte dello stesso regista nell’approccio al soggetto, sono palesati anche dalla gestione dei personaggi (superficiale e dal background solo accennato quello di Nicholas Hoult, irrisolto nell’evoluzione del suo rapporto con la protagonista) e nella goffa gestione di alcuni passaggi narrativi (l’introduzione, in particolare, di un personaggio che si rivelerà chiave di volta nella soluzione del mistero, viene gestita molto male a livello di suspence).

La risoluzione della vicenda introduce a una morale che, posta in coda a un film tanto anonimo e scolastico nello svolgimento, riesce ad apparire persino grottesca; oltre a testimoniare di un goffo tentativo di conferire spessore, e pregnanza tematica, a una sceneggiatura che per due ore si è limitata a svolgere, pedissequamente, il compitino. Considerata la qualità, e le suggestioni malamente sprecate, che caratterizzavano il materiale di partenza, resta un po’ di rimpianto per il mediocre risultato ottenuto.

Info
Il trailer di Dark Places – Nei luoghi oscuri.
Dark Places – Nei luoghi oscuri sul canale YouTube Movies.
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