Ma’ Rosa

Ma’ Rosa

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Consueto ritratto entomologico di personaggi presi nella morsa di una povertà e di una disperazione assolute in quel di Manila, Ma’ Rosa conferma la fase discendente del cinema di Brillante Mendoza, sempre più svagato nel raccontare le sue storie e sempre meno efficace. In concorso a Cannes 2016.

Dal letame rinasceranno i fior?

Ma’ Rosa ha quattro figli. Gestisce un piccolo negozio in un quartiere povero di Manila e, con la complicità del marito, si è data anche al traffico di narcotici. Un giorno la polizia li arresta… [sinossi]

Il cinema di Brillante Mendoza sembra ormai essere entrato in una spirale negativa, in cui al momento è arduo individuare una possibile via d’uscita. E Ma’ Rosa, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes, dà l’idea di certificare in maniera ufficiale questa empasse.
Nel raccontare la vicenda di una famiglia, governata dalla Ma’ Rosa del titolo e finita nelle mani di poliziotti corrotti per via di spaccio di droga casalingo, Mendoza inizia con il piglio giusto, stando attaccatissimo ai suoi personaggi e lavorando come di consueto su dettagli, cambi di fuoco e macchina a mano, ma poi ‘allenta la presa’ man mano che si procede con la narrazione. È infatti dal momento in cui Ma’ Rosa e suo marito si ritrovano nell’ufficio dei poliziotti corrotti che il film perde mordente e ritmo e, affidandosi a lunghe ed estenuanti simulazioni di dialoghi in presa diretta, diventa estremamente statico. Finché, a un tratto, arriva addirittura a perdere i suoi personaggi.

Infatti, la nostra Ma’ Rosa non è la vera protagonista del film – come invece succedeva in Lola, il cui punto di osservazione era molto più concentrato, o anche in Thy Womb -, lei è piuttosto la figura di riferimento, oltre che l’unico personaggio davvero interessante del film, che però per lunghi tratti sparisce dalla scena. Tutta l’ultima parte incentrata sulla ricerca dei soldi da parte dei suoi figli è infatti una totale deviazione rispetto al racconto, e ci pare d’altronde che possa dare un’indicazione abbastanza precisa dei limiti attuali del cinema di Mendoza.
Ma’ Rosa infatti non riesce a lavorare di sottrazione e, quindi, pur valendosi di una messa in scena pauperistica e dimessa, ci vuole mostrare tutto senza filtri e senza ellissi, finendo per raccontarci anche quello che non ci interessa ed eccedendo dunque dalla coerenza interna del film. E questo vale sia dal punta di vista narrativo che della messa in scena. Si tratta d’altronde di una caratteristica che Mendoza rivelava anche nei suoi lavori più riusciti – si pensi a Kinatay – con la differenza che all’epoca il meccanismo funzionava, sia per la maggiore forza dei soggetti scelti, sia per una maggiore ‘concretezza’ allo stesso tempo ritmica e narrativa.

Ora, invece, con Ma’ Rosa vediamo un film sfilacciato e poco convinto, che intende voler mostrare tutto senza quasi dirci niente, lasciandoci freddi e indifferenti di fronte al dramma umano di Rosa e della sua famiglia. Il diavolo si riconosce dal dettaglio e, nel dettaglio, Mendoza ha finito per perdere di vista il tutto, l’interezza discorsiva del suo film.

Info
La scheda di Ma’ Rosa sul sito del Festival di Cannes.
Ulteriori informazioni su Ma’ Rosa sul sito ufficiale di Brillante Mendoza.

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