Brothers of the Night

Brothers of the Night

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Vincitore del Sicilia Queer Filmfest 2017, Brothers of the Night è un viaggio del regista viennese Patric Chiha nell’ambito di un locale di prostituzione maschile gay, un’indagine tra i ragazzi che vendono il proprio corpo per poter mantenere moglie e figli nei paesi d’origine. Un ritratto impietoso dove emerge il totale scollegamento tra la mercanzia che si offre e la propria reale natura.

Ma come fanno i marinai?

All’interno del Rüdiger, locale gay notturno dove parecchi uomini viennesi vanno alla ricerca di giovani prostituti, un gruppo di ragazzi provenienti dall’Europa dell’Est organizza il proprio business seducendo gli anziani avventori per mantenere le proprie famiglie rimaste nel paese di origine. [sinossi]

“Ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro a rimanere veri uomini però?” cantavano Dalla e De Gregori. È quello che cerca di capire il regista austriaco Patric Chiha nel suo viaggio nella Vienna by night, in un locale specializzato in prostituzione gay, il Rüdiger, dove chi offre il proprio corpo sovente indossa una classica divisa bianca da marinaio, richiamando un facile immaginario genettiano e fassbinderiano.
A emergere in Brothers of the Night, presentato al Sicilia Queer Filmfest 2017, è la totale discrepanza tra quello che si è e quello che si mette in mercanzia come carne sul bancone di un macellaio. Gli aitanti giovinotti che ammiccano a un pubblico di mezza età, esibendo bicipiti, corpi che indossano calzoni che arrivano appena appena all’inguine, mentre a due passi c’è gente che gioca a biliardo, altro non sono che ragazzi della Bulgaria che si fanno vedere tra di loro le foto dei figlioletti rimasti con la madre in patria, cui inviano gli incassi della loro attività di prostituzione.

Solo un gioco di simulazione, dettato dalle impietose leggi del capitalismo, simboleggiato dall’ironia di un’inquadratura dove in un contesto di mercificazione del corpo si vede sullo sfondo una scritta anticapitalistica su un muro. Ricordano l’atroce ritratto della prostituzione che finge di non esserlo, e del turismo sessuale che finge di non esserlo, di Paradise: Love di Ulrich Seidl. Siamo anche nel caso di Brothers of the Night in una condizione di sfruttamento del mondo ricco nei confronti di quello povero qui rappresentato dai paesi dell’Europa dell’Est.

Patric Chiha raccoglie le testimonianze di queste persone, fuori dal loro orario di lavoro. Ed emerge la loro totale normalità: fanno un lavoro di routine come qualsiasi operaio per mantenere la famiglia. Ma qualcuno sogna di trovare un lavoro normale, un giorno. Quelli che invece sono single ambiscono a prendere moglie, a volte anche con sistemi antiquati come i matrimoni combinati. E si parla anche di comprare moglie. Si passa così da un estremo all’altro del mercimonio sessuale. L’istituzione del matrimonio è comunque ben vista e riconosciuta. Alcuni invece vorrebbero anche un’avventura con una ragazza. E dove trovarla facilmente? Ovviamente in un bordello. Ed emergono anche delle punte di becero maschilismo, qualcuno vorrebbe regalare del Viagra alla propria donna per festeggiare l’8 marzo. Qualcosa però sembra sfuggire in questo clima di cameratismo. E due di questi ragazzi si abbracciano nel sonno, scambiando l’un l’altro per la propria donna. Una breccia di omosessualità pervade chi dell’omosessualità ha fatto solo un mestiere.

Dopo tutti questi momenti di stasi si riprende a ballare e a proporsi alla clientela con fare lubrico. Salvo poi finire ancora una volta il turno. E nei titoli di coda Patric Chiha li mostra mentre si rivestono o si puliscono l’un l’altro, dall’olio che si erano cosparsi sui bicipiti. In fondo, come per i pugili ritratti da Stanley Kubrick in Day of the Fight, è la fine di una loro normale giornata di lavoro.

Info
La scheda di Brothers of the Night sul sito del Sicilia Queer Filmfest.
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